Fine
ANSA - di Massimo Sebastiani. Né cachistocrazia né longevo: la parola della settimana è fine, visto che (per fortuna) in un modo o in un altro si torna a parlare di fine-vita. Una parola dall'area semantica estesa, come dicono i linguistici, che ha tre o quattro significati ma in cui a prevalere, all'orecchio di chi la ascolta, è sempre la coloritura negativa di qualcosa che somiglia alla morte, alla sparizione, al buio. In realtà l'etimologia ci aiuta a coglierne la ricchezza e le sfumature e sulla fine intesa non solo come ultimo atto ci hanno aiutato a riflettere Jim Morrison, Federico Fellini, il filosofo francese Guy Debord, lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgaard e la fotografa ucraina Anna Golubovskaja.
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