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Sunday, October 4, 2026

Caso Malagò, Buonfiglio e il ruolo del figlio Marco nella Kings League di Piqué: perché c’entra con la guerra per il controllo della Federcalcio

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Caso Malagò, Buonfiglio e il ruolo del figlio Marco nella Kings League di Piqué: perché c’entra con la guerra per il controllo della Federcalcio

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Può il potenziale commissario della Figc avere un figlio che lavora per un competitor della FederCalcio? È questa la nuova domanda che aleggia attorno al futuro del pallone italiano. La guerra tra Giovanni Malagò e chi lo vuole far fuori – il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e la destra di governo, in primis il ministro per lo Sport Andrea Abodi – si arricchisce di un nuovo capitolo. Oggi infatti la Gazzetta dello Sport tira fuori una nuova questione: il ruolo di Marco Buonfiglio, figlio del numero 1 del Coni, che lavora come direttore commerciale della Kings League di Gerard Piqué.

Perché tutto questo c’entra con il caso tesseramento che ha travolto il presidente Figc Malagò e la guerra per il controllo del calcio? Per spiegarlo bisogna procedere con ordine. Martedì 6 ottobre, il giorno dopo Italia-Turchia, la Giunta Coni dovrà decidere sul commissariamento della Federcalcio. La mancanza del tesseramento, uno dei requisiti previsti dalle norme sulle candidature, può diventare il grimaldello per far saltare Malagò. Un eventuale commissario poi dovrà indire nuove elezioni e a quel punto si riaprirebbe la lotta per il comando del pallone. E a diventare commissario sarebbe appunto il capo del Coni, Luciano Buonfiglio.

Il dubbio sollevato in queste ore è il seguente: se Buonfiglio diventasse il commissario della Figc, non sarebbe un conflitto d’interessi la posizione del figlio in Kings League? D’altronde, come raccontato dal Fatto Quotidiano, la FederCalcio, in particolare con la Lega Nazionale Dilettanti, ha già avuto vari attriti con la competizione di Piqué. Molti club di Serie D ed Eccellenza hanno infatti vietato ai calciatori di partecipare alla Kings League: in alcuni casi si è anche arrivati alla rescissione del contratto. Il padre a capo della Federcalcio, il figlio ai vertici della Kings League: sarebbe una situazione quantomeno anomala. Si tratta ovviamente di un cavillo, ma in questo momento ogni piccolo dettaglio viene fatto pesare per provare a spostare gli equilibri verso una o l’altra parte.

La partita in Giunta infatti è molto complessa. Il Coni ha chiesto un parere a quattro giuristi di alto profilo – Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti – per stabilire se il mancato tesseramento sia abbastanza grave da giustificare il commissariamento della Federazione. Il parere dei quattro esperti sarà decisivo per orientare la Giunta, chiamata a una scelta destinata quasi certamente a produrre un lungo contenzioso amministrativo. All’interno della Giunta è già iniziata la conta. Per commissariare la Figc servono 7 voti favorevoli. Malagò potrebbe contare sui fedelissimi Massimo Di Paola, Laura Lunetta e Federica Pellegrini. Sul fronte opposto vengono indicati come favorevoli al commissariamento Juri Morico, Marco Riva e Tania Cagnotto. E poi c’è il ruolo di Diana Bianchedi: mercoledì si è dimessa da capo delegazione della Nazionale, ufficialmente dopo l’attacco arrivato nel pomeriggio da parte del ministro per lo Sport, Andrea Abodi. Bianchedi, da capodelegazione, avrebbe dovuto quasi certamente astenersi dal voto per conflitto d’interessi. Ora, teoricamente, è libera di votare a favore di Malagò. Anche se Buonfiglio vorrebbe impedirglielo: anche in questo caso, si tratta di una battaglia su cavilli e interpretazione delle norme.

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