Il tribunale dà ragione a Rocco Casalino, il sito Dagospia condannato per diffamazione: dovrà risarcire 75mila euro
Il tribunale di Brindisi ha condannato il sito Dagospia e il suo direttore Roberto D’Agostino a risarcire Rocco Casalino per diffamazione. La sentenza che sorride all’ex portavoce di Giuseppe Conte dispone a suo favore il versamento di 75mila euro, oltre alle spese processuali. La diffamazione è distinta in media (35mila euro) ed elevata gravità (42mila euro).
Secondo i magistrati pugliesi, Casalino è stato leso nella sua dignità in particolare in due occasioni. Il primo articolo riguardava il ruolo dell’ex concorrente del Grande Fratello nell’ascesa di Beppe Convertini alla conduzione della Vita in diretta-Estate, corredato da foto che, si legge nella sentenza, creano “un’immagine ‘buia’ del personaggio politico”. In un altro articolo, ripreso da L’Espresso, Casalino nel titolo di Dagospia viene definito “il più implausibile, arrogante, volgare portavoce della Presidenza del Consiglio che la storia ricordi”.
È stata considerata diffamazione poi un post pubblicato dal profilo dagocafonal sui social il 21 maggio 2020, in cui l’allora premier Conte e il suo portavoce vengono raffigurati in un fotomontaggio con dietro “un cartello con l’inqualificabile scritta ‘RIC***ONI'”. Il post, stando alla sentenza, non può essere considerato satira e ha generato molti commenti omofobi. Per il giudice Antonio Sardiello “la satira diventa diffamazione quando, superando i limiti sopra descritti (continenza, contesto…), lede gravemente la reputazione della persona, anche e nonostante le caratteristiche divulgative della testata convenuta”.
La sentenza della magistratura pugliese impone anche la rimozione immediata e definitiva di tutti gli scritti e dei post incriminati entro cinque giorni, stabilendo una penale di 500 euro per ogni giorno di ritardo e l’obbligo di pubblicare il dispositivo della sentenza, a spese esclusive dei convenuti, su tre rilevanti quotidiani nazionali (Il Corriere della sera, Il Sole 24 Ore e La Gazzetta del Mezzogiorno) oltre alla condanna al pagamento di oltre 14.000 euro di spese processuali.
D’Agostino, contattato dall’Adnkronos, ha commentato: “Una cosa da matti, è il tribunale di casa sua”, “Non è un problema, si andrà in appello, ma figurati se con tutti i Trump, i Netanyahu, i Putin stamo a pensà a Casalino – dice ancora -. Ho ottant’anni, conosco le regole del gioco e i rischi del mestiere“.
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