Mario Adinolfi torna in carcere, usava i social dai domiciliari: aggravamento della misura

Mario Adinolfi, arrestato lo scorso 8 luglio, perché coinvolto in una indagine della procura di Roma con le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata, è stato portato in carcere nella mattina di oggi. È quanto riporta l'agenzia di stampa LaPresse.
Davanti al gip di Roma, a luglio aveva respinto le accuse di truffa ed evasione fiscale per le quali era stato agli arresti domiciliari. Oggi, la revoca, e la traduzione in carcere, per aver comunicato via social dalla propria abitazione.
L'accusa, l'indagine sulla cosiddetta "scommessa collettiva"
Secondo l'accusa, coordinata dalla Procura di Roma e portata avanti dalla Guardia di Finanza, l'ex parlamentare avrebbe raccolto denaro da numerosi investitori promettendo rendimenti derivanti da scommesse sportive e attività di gioco, causando un danno complessivo stimato in circa 4,7 milioni di euro. I reati contestati sono truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
L'indagato ha però sostenuto che l'iniziativa fosse perfettamente conosciuta da chi vi aderiva. "Non come il Supernalotto", ha detto, spiegando che si trattava di una attività lecita alla quale partecipavano circa novanta scommettitori, "anche persone importanti e note". Secondo la sua ricostruzione, il denaro gli veniva affidato in maniera "assolutamente volontaria". Da qui la sua conclusione: "chi perde denuncia e chi vince non denuncia".
A sostegno della propria tesi ha citato anche un episodio specifico: "Ad una signora che gli aveva dato 30mila euro, gliene ho ridati 50mila".
Tra gli aderenti al progetto denominato "Scommessa collettiva", Adinolfi ha indicato professori universitari, notai e nobili, sostenendo che molti avrebbero ottenuto guadagni superiori alle somme inizialmente versate. "Se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online. Ho sempre fatto una vita morigerata, altro che Courmayer, non so neanche sciare", ha affermato.
“Pubblicati 49 articoli e 23 post”
Il pm aveva chiesto l'aggravamento della misura cautelare a cui era sottoposto per la "reiterata violazione, da parte dell'indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici", si legge nella misura. In particolare, Adinolfi "risulta aver violato, con cadenza quotidiana, il divieto predetto pubblicando sul blog on line 'marioadinolfli.substack.com' ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post".
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