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Monday, October 12, 2026

La nuova fiammata dell’inflazione ferma il recupero del potere d’acquisto. Istat: “Serve attenzione sulla dinamica delle retribuzioni”

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La nuova fiammata dell’inflazione ferma il recupero del potere d’acquisto. Istat: “Serve attenzione sulla dinamica delle retribuzioni”

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Con l’inflazione tornata a correre serve “particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive” perché, avverte l’Istat, “la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”. Intanto, aggiunge la Corte dei conti, il debito pubblico continuerà a salire anche l’anno prossimo rispetto al pil e il suo peso rischia di mettere sotto pressione il già teso mercato dei titoli di Stato. Concorda Bankitalia, che evoca la possibilità di un “peggioramento delle condizioni finanziarie a seguito di nuovi aumenti dei rendimenti a lungo termine a livello globale” o di “eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico”. È il quadro emerso dalle audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. In attesa dell’approvazione, martedì, del Documento programmatico di bilancio, che conterrà indicazioni sostanziali sul peso finanziario delle varie misure da inserire nella manovra, i magistrati contabili hanno tra il resto di nuovo censurato “la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell‘effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare che impegnava i Governo ad evidenziare nel Dpfp ‘l’articolazione delle misure di prossima adozione nell’ambito della manovra di finanza pubblica e dei relativi effetti finanziari'”.

Salari, il recupero si è fermato

“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, ha avvertito il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli. “Sulla base dei rinnovi contrattuali siglati fino ad agosto, e ipotizzando che non ve ne siano altri entro dicembre, la crescita media delle retribuzioni contrattuali nel 2026 sarebbe del 2,5%, contro un’inflazione acquisita Ipca del 3% a settembre”. Vale a dire che il potere d’acquisto calerebbe ancora. Al momento, per il periodo compreso tra il primo trimestre del 2021 e il secondo trimestre del 2026 l’Istata ha certificato che le retribuzioni reali contrattuali sono diminuite del 9,4% e quelle di fatto del 9,3%, ricorda Gianmauro Dell’Olio (M5S), vicepresidente della Commissione bilancio della Camera. “Scomponendo in settori è un bagno di sangue: industria -6,8%, servizi privati -11,2%, pubblica amministrazione -10,2%. Narrazione meloniana disintegrata: l’Italia sta peggio rispetto a quando si è insediata lei”. La pressione sui redditi emerge anche dai conti delle famiglie. Nel secondo trimestre 2026 il reddito disponibile è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. A fronte di un aumento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto è diminuito dello 0,9%. La propensione al risparmio è scesa di 1,2 punti, attestandosi al 6,7%. A settembre, inoltre, la fiducia dei consumatori è calata da 94,5 a 91,2.

Energia e debito, rischi per la crescita

A pesare è anche la crisi internazionale. Da agosto l’inflazione ha ripreso ad accelerare per il rincaro dell’energia, ha riassunto Chelli. Il Brent, dopo la flessione tra giugno e luglio seguita al ripristino delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, è tornato a salire, oscillando intorno ai 100 dollari al barile nei primi giorni di ottobre. Anche il gas ha registrato nuovi aumenti: +10% a luglio, +10,7% ad agosto e +15,3% a settembre. L’Istat invita a monitorare gli effetti sulle famiglie e sulle imprese, in un quadro internazionale incerto. La Corte dei Conti segnala intanto che l’extradeficit legato alle spese per energia e difesa si somma agli effetti di cassa del Superbonus e allontana la discesa del debito. Secondo lo scenario programmatico, il rapporto debito/Pil salirà al 138,1% nel 2026 e al 138,5% nel 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Se non diminuisce, il mercato dei titoli di Stato potrebbe subire pressioni e i futuri piani di bilancio dovrebbero diventare più austeri.

La Corte: intervenire sulle agevolazioni fiscali

La magistratura contabile torna anche a chiedere una razionalizzazione delle spese fiscali, che nel rapporto 2025 sono 573. Erano 575 nell’edizione precedente: trenta misure non sono più vigenti, ma le nuove agevolazioni introdotte tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 hanno portato il totale a 573. Una revisione, sostiene la Corte, potrebbe liberare risorse per gli interventi prioritari e ridurre la pressione fiscale, soprattutto sui contribuenti che sopportano il carico maggiore.

Bankitalia: “Attenzione alla composizione della spesa pubblica”

Il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini ha aggiunto che l’economia italiana “ha mostrato una tenuta superiore alle attese” in un contesto internazionale “segnato da grande instabilità”, ma “è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.

“Le prospettive sono esposte a rischi bilaterali, complessivamente orientati al ribasso nel medio termine, dovuti in prevalenza a fattori esogeni derivanti dall’incertezza geopolitica, dalle tensioni sui mercati energetici e dalle restrizioni commerciali”. Lo ha detto la presidente dell’Upb Lilia Cavallari, spiegando che “tali incertezze gravano sugli investimenti e, sul fronte nazionale, si aggiungono le incognite a seguito della conclusione del Pnrr, mentre un sostegno potrebbe provenire dall’aumento della spesa europea per la difesa e dallo sviluppo delle attività connesse con l’intelligenza artificiale. Ulteriori incognite nascono dal possibile rapido deterioramento delle condizioni finanziarie globali, con pressioni maggiori sui titoli sovrani dei paesi più indebitati. Restano poi rilevanti – ha aggiunto – i rischi climatici e ambientali, con i loro effetti sui prezzi e sui bilanci pubblici”.

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