Seggi aperti in Israele: alle 12 affluenza al 31,5% il dato più alto dal 1977

La leader dei coloni: "Dio ci ha dato questa terra, Netanyahu è con noi"
Oltre 7 milioni alle urne, come si vota
Oggi Israele è chiamato a votare, le prime elezioni dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, nonchè le prime dal 1988 a compimento di un intero mandato di quattro anni per il governo.
Sono 7,3 milioni i cittadini aventi diritto di voto - tutti coloro che hanno più di 18 anni - su una popolazione di circa 10 milioni. Gli israeliani non possono votare all'estero, a eccezione dei diplomatici e dei loro familiari, dei militari di stanza oltreoceano e ai rappresentanti delle istituzioni nazionali che prestano servizio all'estero. Per questi è previsto un voto anticipato, avvenuto il 15 ottobre. In questa tornata elettorale sono poco meno di 5mila i diplomatici chiamati a esprimere il proprio voto all'estero. Le schede vengono chiuse in una doppia busta, inviate in Israele e conteggiate alla fine delle operazioni. Stessa procedura della doppia busta per i militari che votano nelle basi. Le elezioni si svolgono il terzo martedì del mese di Heshvan dell'anno in cui termina il mandato della Knesset uscente (o il primo martedì del mese, qualora l'anno ebraico precedente sia stato un anno bisestile). Si tratta di un giorno feriale, che viene considerato festivita' nazionale per dare la piu' ampia possibilita' di partecipazione elettorale, e le scuole sono tra i principali luoghi deputati a seggio. Israele ha un sistema di rappresentanza proporzionale, con un unico collegio elettorale. Gli elettori indicano un partito, non un candidato. C'è una soglia di sbarramento minima del 3,25% per entrare alla Knesset, composta da 120 membri. I seggi si aprono alle 7 di mattina e si chiudono alle 22, nelle comunità più piccole, negli ospedali e nelle carceri l'orario sarà dalle 8 alle 20. Chi si trova in fila presso un seggio al momento della chiusura mantiene il diritto di votare, a condizione di rimanere in coda. Il 4 novembre verranno ufficialmente confermati i risultati e sarà successivamente possibile presentare ricorso, fino al 18 novembre. Il presidente invita quindi tutti i leader dei partiti a consultazioni. A quel punto affida al leader con le maggiori probabilita' l'incarico di formare il governo e lui ha 28 giorni, estendibili di altri 14 per riuscire a mettere insieme una maggioranza di 61 seggi. Se non ci riesce, il presidente puo' affidare l'incarico al leader di un altro partito. Qualora nessuno ci riesca, la Knesset viene sciolta e il Paese torna nuovamente alle urne.
I partiti al voto, volti conosciuti e novità
Dall'estrema destra fino agli arabo-israeliani, passando per gli ultraortodossi, sono 37 i partiti che partecipano alle elezioni del 27 ottobre in Israele. Un tabellone affollato quello che si presenta agli occhi degli elettori, che trovano insieme i principali protagonisti della vita politica del Paese e qualche novità.
I PARTITI AL GOVERNO
- LIKUD: E' il partito del premier Benjamin Netanyahu, che lo guida dal 1993. Fondato nel 1972 da Menachem Begin, e' espressione della destra nazionalista, che unisce valori conservatori e ricette liberali. Alle ultime elezioni nel 2022 ha preso 32 seggi.
- OTZMA YEHUDIT: Partito di estrema destra guidato da Itamar Ben-Gvir, controverso ministro per la Sicurezza nazionale, noto alle cronache in patria e all'estero per le dichiarazioni e le azioni incendiarie. A partire dal 2004, la formazione ha conosciuto diverse alleanze e unioni nel tempo nel tentativo - mancato piu' volte - di superare la soglia di sbarramento ed entrare alla Knesset. Obiettivo centrato per la prima volta nell'aprile 2019 (5 seggi) in una lista congiunta di destra, ma che fini' in un nulla di fatto a causa della mancata formazione di un governo. Nel marzo 2021 - sotto pressione di Netanyahu - si uni' all'altro partito di estrema destra, Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, e riusci' nell'impresa. Nella successiva tornata elettorale, nel 2022, l'alleanza si allargo' a Noam, piccola formazione dichiaratamente anti-Lgbt di Avi Maoz, e prese complessivamente 14 seggi, di cui 6 furono assegnati al partito di Ben-Gvir. Oggi siede al governo - tranne una breve parentesi di un paio di mesi all'inizio del 2025 in opposizione all'accordo con Hamas per il ritorno degli ostaggi - con tre ministri.
- SIONISMO RELIGIOSO: L'altro partito di estrema destra approdato al governo in seguito alle ultime elezioni nel 2022. A guidarlo e' Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e ministro aggiunto alla Difesa. Nato come Tkuma alla fine degli anni '90, ha fatto parte della coalizione che ha sostenuto i governi di Netanyahu dal 2013 al 2020. Ribattezzato Sionismo Religioso nel 2021, e' entrato ufficialmente al governo nel 2022 dopo aver conquistato sette seggi alle elezioni grazie a un'alleanza con Otzma Yehudit e Noam. Fervente sostenitore dell'espansione degli insediamenti, 'voce' dei coloni in Parlamento, punta alla realizzazione del 'Grande Israele'. Di fronte ai ripetuti sondaggi che lo davano perdente e all'opposizione di Ben-Gvir a ridare vita alla precedente alleanza elettorale, in questa tornata si e' unito al partito Zehut di Moshe Feiglin. Oltre a Smotrich, l'altro esponente di punta e' Simcha Rotman, principale promotore - insieme al ministro Yariv Levin - della controversa riforma della giustizia in Israele.
- SHAS: E' il partito ultraortodosso che rappresenta la comunità sefardita, tradizionalmente svantaggiata rispetto a quella ashkenazita. Nato nel 1984 con il proposito di sopperire alla sottorappresentazione dei 'mizrahim' nella politica israeliana, ha avuto come leader spirituale il rabbino Ovadia Yosef, fino alla sua morte nel 2013. Il leader politico è Aryeh Deri, figura centrale nel partito, che negli anni ha ricoperto diversi incarichi ministeriali, tra cui ministro dell'Interno, dell'Economia e della Salute, nonchè vice premier. La sua carriera è stata anche segnata da diversi procedimenti giudiziari e condanne per reati legati alla corruzione e all'evasione fiscale. Nel gennaio 2023, la Corte Suprema ha stabilito che non poteva ricoprire la carica di ministro della Salute a causa di una recente condanna per evasione fiscale e di un accordo di patteggiamento precedente. Resta un alleato chiave di Netanyahu, risultato fondamentale nella sopravvivenza del governo.
- UNITED TORAH JUDAISM: Unione di due formazioni ultraortodosse, Agudat Israel e Degel HaTorah, che rappresentano la comunità ashkenazita. La sua azione politica si concentra sulle tematiche sociali e religiose. I leader delle due formazioni sono rispettivamente Yitzhak Goldknopf e Yaakov Asher, fermo restando che le decisioni politiche sono subordinate ai rispettivi consigli rabbinici e ai grandi saggi della Torah.
L'OPPOSIZIONE
- YASHAR: E' la novità di queste elezioni, la discesa in campo di Gadi Einsekot con un suo partito. Ex capo di Stato maggiore dal 2015 al 2019, è entrato alla Knesset nel 2022 come deputato di Unita' Nazionale, formazione creata da Blu e Bianco di Benny Gantz e New Hope di Gideon Sa'ar. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Eisenkot è stato ministro senza portafoglio nel governo di Netanyahu, allargato in seguito all'emergenza e dal quale ne è uscito con Gantz nel giugno 2024. Nella guerra a Gaza ha perso un figlio, Gal, e due nipoti. Nei sondaggi è indicato come il favorito, dato in testa nelle ultime settimane, superando il Likud di Netanyahu. Tra le sue promesse elettorali, una commissione d'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre e l'arruolamento degli ultraortodossi.
- I DEMOCRATICI: E' il frutto dell'unione nel 2024 tra lo storico partito Labour e la sinistra radicale di Meretz. Sotto la leadership di Yair Golan, vincitore delle primarie laburiste nel 2024, i Democratici hanno conosciuto una nuova stagione politica, dopo la prova fallimentare alle elezioni del 2022 che hanno visto i laburisti perdere quasi meta' dei seggi (da 7 a 4) e Meretz non riuscire a entrare alla Knesset. Oltre a Golan - ex vice capo di Stato maggiore, osannato come un eroe per essersi recato da solo al sud il 7 ottobre a salvare dei giovani dall'attacco di Hamas - il partito ha attratto esponenti della societa' civile che si sono distinti negli anni passati per l'opposizione pubblica al governo, prima contro la controversa riforma della giustizia e poi contro la gestione della guerra a Gaza e i negoziati per il ritorno degli ostaggi. Golan è l'unico nel blocco dell'opposizione che si e' pubblicamente espresso a favore dell'alleanza con i partiti arabo-israeliani per battere Netanyahu. Oltre a lui, personaggi di spicco sono Gilad Kariv, il primo rabbino riformista a essere eletto alla Knesset, e Naama Lazimi.
- INSIEME: Formazione nata nel 2026 dall'unione tra Naftali Bennett e Yair Lapid. I due hanno guidato a rotazione il cosiddetto 'governo del cambiamento' tra il 2021 e il 2022, durato solo un anno, che ha interrotto brevemente il lungo regno di Netanyahu. Bennett, ebreo osservante, proviene da Yamina, la 'nuova destra', mentre Lapid, ex giornalista e noto conduttore televisivo, nel 2013 ha fondato il partito centrista Yesh Atid, arrivando a conquistare nell'ultima tornata elettorale 24 seggi e diventando leader dell'opposizione. Davanti pero' a sondaggi in forte calo, nell'aprile 2026 si è unito a Bennett, lasciando a lui la leadership ufficiale della nuova formazione, a fronte della seconda posizione in lista.
- YISRAEL BEYTEINU: Partito nazionalista, espressione principalmente dell'elettorato russofono. E' stato fondato nel 1999 dal 'falco' Avigdor Liberman, tuttora alla guida, che combina posizioni fortemente di destra in materia di politica estera e sicurezza con posizioni laiche sulle questioni sociali.
I PARTITI ARABI
- RA'AM: Acronimo di Lista Araba Unita, è un partito conservatore islamista fondato nel 1996 e oggi guidato da Mansour Abbas. Negli ultimi anni ha via via perso la connotazione religiosa e i legami con il Movimento islamico, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba piu' che politiche per la questione palestinese. Nel 2021-2022 Ra'am, con i suoi cinque seggi, e' stato cruciale per dare vita all'esecutivo del 'cambiamento' di Bennett-Lapid. Nonostante ciò, la partecipazione di un partito arabo-israeliano al governo è ancora un tabù per la gran parte dell'elettorato. Per cercare di superare le ostilità - nella speranza di entrare nell'eventuale coalizione di governo di Eisenkot, che finora pero' ha respinto tale ipotesi - Abbas di recente ha accolto per la prima volta in lista, in seconda posizione, un deputato ebreo, Yoav Segalovitz. Ex soldato, fondatore della nota unita' di polizia contro la criminalità Lahav 433 ed ex comandante della divisione indagini e intelligence, a Segalovitz è stato riconosciuto il merito di aver contribuito a ridurre la criminalità nelle comunità arabe durante il suo mandato come vice ministro della Sicurezza nel precedente esecutivo.
- LISTA UNITA: E' l'unione tra Ta'al (Movimento Arabo per il Rinnovamento), Hadash (partito ebraico-arabo le cui origini risalgono al 1977) e Balad (Alleanza Nazionale Democratica). Si oppone alla guerra a Gaza e all'occupazione israeliana della Cisgiordania. E' inoltre contraria alla legge sullo Stato-Nazione che definisce il carattere ebraico di Israele. Posizioni che riducono le sue possibilità di entrare a far parte di una qualsiasi coalizione di governo. La Commissione elettorale centrale, composta da rappresentanti di tutti i partiti secondo il rispettivo peso nella Knesset e pertanto molto politicizzata, il mese scorso ha escluso dal voto del 27 ottobre due partiti arabo-israeliani e il deputato ebreo di Hadash, Ofer Cassif. La decisione tuttavia e' stata successivamente annullata dalla Corte Suprema. Quanto invece al leader di Balad, Sami Abou Shehadeh, anch'egli squalificato dalla Commissione elettorale, ha annunciato lui stesso il suo ritiro dalla corsa elettorale a ottobre dopo che i giudici dell'Alta Corte lo avevano invitato a farlo, prospettandogli l'esclusione dal voto a causa di un suo articolo scritto all'indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 ritenuto favorevole alla lotta armata contro Israele
LE NOVITA'
- AMCHA YISRAEL: E' la seconda novità di rilievo nel panorama politico israeliano. 'Popolo d'Israele' è stato creato ad agosto di quest'anno dall'ex generale Ofer Winter, deciso a perseguire una politica di sicurezza intransigente. Si oppone alla creazione di uno Stato palestinese, sostiene la 'emigrazione volontaria' dei residenti dalla Striscia di Gaza e la controversa riforma della giustizia. La scesa in campo di una nuova formazione di destra radicale ha suscitato timori nei partiti della coalizione di governo, preoccupati per la frammentazione del blocco. Il partito infatti viene dato dai sondaggi sulla soglia dello sbarramento, rischiando di non entrare alla Knesset, con una conseguente dispersione di voti.
- I RISERVISTI-PARTITO ECONOMICO: Inedita formazione annunciata a ridosso delle elezioni, è composta dal nuovo partito di centro-destra I Riservisti, fondato nel 2025 da Yoaz Hendel, e il Nuovo partito economico di Yaron Zelekha creato nel 2020. Insieme puntano a eliminare le esenzioni dal servizio militare per i giovani ultraortodossi e a combattere il caro-vita. Per i sondaggi, è sulla soglia di sbarramento e rischia di non entrare. Hendel lo ha presentato come un 'terzo blocco', sostenendo la formazione di un governo di unità nazionale con Netanyahu ed Eisenkot, che escluda sia i partiti ultraortodossi che quelli arabi.
- HAREDI PUBLIC: Ultima novità, è un partito ultraortodosso fondato pochi mesi fa dal vice sindaco di Beit Shemesh Moti Leitner. Il suo peso, benchè numericamente molto contenuto (nei sondaggi viene dato ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%, è dato dal fatto che per la prima volta c'e' una formazione haredi che ha preso le distanze dai due storici partiti ultraortodossi (Shaw e United Torah Judaism), ha una posizione moderata rispetto alla delicata questione della leva militare obbligatoria per tutti, ultraortodossi compresi, e ha addirittura due donne in lista, Nechumi Yaffe e Ziva Glanz. Nonostante le pressioni di Netanyahu e i sondaggi totalmente avversi, Leitner prosegue imperterrito e ha ribadito di non aver intenzione di lasciare la corsa. "La societa' haredi non puo' piu' vivere in parallelo rispetto al resto di Israele. Dobbiamo farne parte e dobbiamo assumervi un ruolo attivo", ha dichiarato pochi giorni fa, assicurando che si presenterà al voto
La ricetta economica Bibi, da Sparta a blockchain
Dall'ideale di Israele come una moderna "super-Sparta", con un'economia autarchica, che sconfigge l'isolamento imposto dai nemici all'ipotesi di utilizzare criptovalute per creare "un'economia alternativa" e aggirare temute "sanzioni internazionali": sono alcune delle 'ricette economiche' suggerite in questi anni dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che hanno provocato a più riprese un'alzata di scudi nel Paese.
Contro queste sue proposte creative si è fatta sentire non solo l'opposizione, ma anche figure e istituzioni che solitamente restano defilate, dal presidente Isaac Herzog alla Banca d'Israele, dal potente mondo hi-tech ad Arnon Bar-David, il capo di Histadrut, il principale sindacato del Paese. Fermo restando le polemiche, in Israele - nonostante i conflitti e le turbolenze politiche degli ultimi tre anni - il settore tecnologico ha macinato risultati sempre migliori, i mercati hanno registrato un forte rialzo, i capitali esteri hanno continuato ad affluire e le operazioni di fusione e acquisizione hanno raggiunto un valore di circa 82 miliardi di dollari, incluse le due piu' grandi acquisizioni straniere nella storia del Paese (Wiz e CyberArk). Risultati miracolosi che fanno da contraltare all'economia reale vissuta dai singoli cittadini che hanno pagato il prezzo delle guerre a ripetizione. A pesare, tra l'altro, l'aumento dei giorni di richiamo in servizio per i riservisti, lo sfollamento interno dovuto ai missili e droni di Hezbollah e le conseguenze dell'attacco di Hamas alle comunita' al sud intorno a Gaza. Complice anche una polarizzazione interna alla societa' sempre piu' acuta, stime hanno parlato di circa 150mila israeliani che hanno lasciato il Paese, tra questi anche talentuosi ingegneri specializzati in tecnologia e intelligenza artificiale.
Chi è Gadi Eisenkot, l'ex generale che vuole spodestare Netanyahu
Mettere fine al governo di Benjamin Netanyahu con "sicurezza e prosperità", come "missione di vita" per il futuro dello Stato di Israele. È l'obiettivo che si è posto per le elezioni del 27 ottobre Gadi Eisenkot, ex generale e principale rivale del primo ministro in carica.
Nato a Tiberiade il 19 maggio 1960, Eisenkot è cresciuto a Eilat ed è il secondo di quattro figli di una famiglia di immigrati ebrei marocchini. Ha passato gran parte della sua vita all'interno delle forze armate, ricoprendo nel corso degli anni ruoli di comando nella brigata Golani, nella divisione corazzata Bashan e nella divisione Giudea e Samaria, fino ad arrivare ai vertici dell'Idf, dove nel 2012 è stato nominato vice capo di Stato maggiore, per poi diventare il 21esimo capo di Stato maggiore nel febbraio 2015.
A ottobre 2008 Eisenkot, nell'ambito del conflitto con il Libano, ha inventato la 'dottrina Dahiya', che prende il nome dal quartiere Dahieh, roccaforte di Hezbollah a Beirut, in base alla quale nelle guerre definite 'asimmetriche' è possibile anche agire in maniera "sproporzionata" e distruggere infrastrutture civili per negare il loro uso ai combattenti. Nel corso della sua carriera ha anche elaborato il piano 'Gideon' per migliorare le capacità delle forze di difesa israeliane a terra, in aria e in mare, nonché nei settori dell'intelligence e della sicurezza informatica.
Una volta terminato il suo incarico come capo di Stato maggiore nel 2019, Eisenkot ha scelto la strada della politica ed è stato eletto alla Knesset nel 2022 tra le fila del Partito di unità nazionale di Benny Gantz.
Il 12 ottobre 2023 è entrato a far parte del governo di emergenza guidato da Benjamin Netanyahu dopo l'attacco del 7 ottobre, come ministro senza portafoglio e membro del gabinetto di guerra.
Eisenkot ha pagato un caro prezzo nel corso della guerra a Gaza. Il figlio 25enne Gal è morto in battaglia a Jabalia il 7 dicembre 2023, durante un'operazione di recupero dei corpi degli ostaggi. Mentre due nipoti, di 19 e 22 anni, sono morti nel corso dei combattimenti nella Striscia…CONTINUA A LEGGERE QUI
Il leader del partito Yashar Gadi Eisenkot (Ansa)
Katz: no intenzione di attaccare Iran prima di elezioni
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha smentito l'intenzione di attaccare l'Iran prima delle elezioni parlamentari. ''Le notizie di disaccordi tra la leadership politica israeliana e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) sull'Iran sono completamente false e infondate'', ha detto Katz sostenendo che ''Israele non aveva alcuna intenzione di attaccare l'Iran prima delle elezioni''. Allo stesso tempo, ha aggiunto, ''Israele ha chiarito che qualsiasi attacco iraniano avrebbe ricevuto una risposta energica''.
Secondo Cnn, Netanyahu avrebbe premuto su Trump per un attacco all'Iran prima delle elezioni: la lite con Zamir
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto pressione sugli Stati Uniti per nuovi attacchi contro l'Iran prima delle elezioni di domani, ma il presidente americano Donald Trump ha fatto muro. A rilanciare le indiscrezioni, circolate gia' qualche giorno fa, e' stata la Cnn. E come allora l'ufficio del premier ha smentito: "Notizie false".
"Netanyahu voleva davvero e ha cercato di convincere Trump su un attacco congiunto in Iran prima delle elezioni, ma Trump non ha dato un via libera", ha detto la fonte della sicurezza israeliana alla Cnn.
Una delle ragioni per cui Trump ha rifiutato e' perche' il capo di Stato maggiore delle forze di difesa israeliane, Eyal Zamir, ha spiegato al suo omologo americano Dan Caine che un'azione militare avrebbe potuto portare al rinvio del voto.
L'emittente israeliana Canale 12 ha riferito ieri sera di uno scontro "senza precedenti" tra Zamir e Netanyahu meno di 48 ore prima delle politiche. Secondo le indiscrezioni, Zamir aveva ricevuto direttive dal governo sull'Iran ma ha chiesto una discussione approfondita e autorizzazioni legali prima di portarle avanti, temendo un errore di calcolo che avrebbe potuto innescare un conflitto immediato.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha assicurato che la ricostruzione di Canale 12 e' "completamente priva di fondamento e falsa".
Il capo militare israeliano, tenente generale Eyal Zamir (afp)
Eisenkot: campagna bugie Netanyahu non funzionerà
La campagna di "paura, bugie e minacce, incluse immagini di bombe atomiche nel cuore di Tel Aviv" del primo ministro israeliano uscente, Benjamin Netanyahu, "questa volta non funzionera'". Lo ha dichiarato il candidato dell'opposizione israeliana, Gadi Eisenkot, nell'ultimo discorso alla vigilia del voto di domani.
Nonostante l'esplicito appoggio del presidente Usa Donald Trump al suo avversario, Eisenkot ha assicurato che anche sotto il suo governo Tel Aviv continuera' la stretta cooperazione con Washington. "Donald Trump e' un vero amico di Israele. Apprezzo il suo lavoro e il suo impegno per la sicurezza di Israele e sono convinto che lavorera' in piena cooperazione con qualsiasi leader eletto dal popolo", ha sottolineato l'ex generale. "Chiunque creda che il nostro Israele possa sopravvivere altri quattro anni in questo modo vive in una pericolosa illusione", ha concluso Eisenkot, "se continuiamo su questo cammino di evasione, fallimento, catastrofe e bugie, Israele smettera' presto di essere il Paese che conosciamo".
Lieberman chiede a procura un'inchiesta per tradimento contro Netanyahu
Il leader del partito Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un'indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per "tradimento", in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l'Iran.
Nel suo messaggio su X, Liberman scrive: "Il tentativo di trascinare lo Stato di Israele in una guerra alla vigilia delle elezioni, insieme alla volontà di sacrificare i soldati dell'esercito israeliano per il solo timore di perdere le elezioni, costituisce un tradimento dello Stato, della sua sicurezza e dei soldati dell'Idf".
"Nell'ultimo mese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta facendo pressione sui vertici dell'apparato di sicurezza affinché adottino misure che potrebbero provocare un errore di valutazione nei confronti dell'Iran", conclude Liberman che pubblica la lettera al procuratore.
Eisenkot Netanyahu (ANSA)
Trump invita a votare per Netanyahu "guerriero eccezionale"
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump invita gli israeliani a votare per il primo ministro Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni. E nel farlo ha citato la guerra israelo-americana contro l'Iran come esempio di "vittoria condivisa".
"Al popolo d'Israele, per chi non lo avesse ancora visto, allego il sostegno che una settimana fa ho espresso al vostro Primo Ministro, Bibi Netanyahu. Come tutti sanno, nemici compresi, io e Bibi abbiamo instaurato un ottimo rapporto, ottenendo grandi vittorie insieme. Ho condotto l'attacco in Venezuela, una delle operazioni militari di maggior successo della storia; ma prima ancora, abbiamo realizzato l'operazione "Midnight Hammer", impedendo al principale Stato al mondo sostenitore del terrorismo di dotarsi di un'arma nucleare.
In seguito, abbiamo portato a termine l'operazione "Epic Fury": oggi l'Iran non possiede più né una marina né un'aeronautica, e sia il suo apparato militare che la sua economia sono al collasso – basti pensare che l'inflazione in Iran ha raggiunto il 301%.
Il blocco navale ha impedito loro di ottenere petrolio e due livelli della loro leadership, sia in ambito militare che in altri settori, sono stati eliminati. Quando vi recherete alle urne, ricordate che Bibi è stato un Primo Ministro guerriero eccezionale. Israele veniva definito "il piccolo Satana" – mentre gli Stati Uniti erano chiamati "il grande Satana" – da individui davvero malvagi. Quel grido, che risuonava in tutto il mondo – "Morte all'America, morte a Israele" – non deve più sentirsi, e non si sentirà. Votate per Bibi Netanyahu come Primo Ministro: dobbiamo portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato", scrive il presidente Usa.
I NUOVI PARTITI
AMCHA YISRAEL: È la seconda novità di rilievo nel panorama politico israeliano. 'Popolo d'Israele' è stato creato ad agosto di quest'anno dall'ex generale Ofer Winter, deciso a perseguire una politica di sicurezza intransigente. Si oppone alla creazione di uno Stato palestinese, sostiene la 'emigrazione volontaria' dei residenti dalla Striscia di Gaza e la controversa riforma della giustizia.
La scesa in campo di una nuova formazione di destra radicale ha suscitato timori nei partiti della coalizione di governo, preoccupati per la frammentazione del blocco. Il partito infatti viene dato dai sondaggi sulla soglia dello sbarramento, rischiando di non entrare alla Knesset, con una conseguente dispersione di voti.
I RISERVISTI-PARTITO ECONOMICO: Inedita formazione annunciata a ridosso delle elezioni, è composta dal nuovo partito di centro-destra I Riservisti, fondato nel 2025 da Yoaz Hendel, e il Nuovo partito economico di Yaron Zelekha creato nel 2020. Insieme puntano a eliminare le esenzioni dal servizio militare per i giovani ultraortodossi e a combattere il caro-vita. Per i sondaggi, è sulla soglia di sbarramento e rischia di non entrare.
Hendel lo ha presentato come un 'terzo blocco', sostenendo la formazione di un governo di unità nazionale con Netanyahu ed Eisenkot, che escluda sia i partiti ultraortodossi che quelli arabi.
HAREDI PUBLIC: Ultima novità, è un partito ultraortodosso fondato pochi mesi fa dal vice sindaco di Beit Shemesh Moti Leitner. Il suo peso, benché numericamente molto contenuto (nei sondaggi viene dato ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%, è data dal fatto che per la prima volta c'è una formazione haredi che ha preso le distanze dai due storici partiti ultraortodossi (Shaw e United Torah Judaism), ha una posizione moderata rispetto alla delicata questione della leva militare obbligatoria per tutti, ultraortodossi compresi, e ha addirittura una donna in lista, Nechumi Yaffe. Nonostante le pressioni di Netanyahu e i sondaggi totalmente avversi, Leitner prosegue imperterrito e ha ribadito di non aver intenzione di lasciare la corsa. "La società haredi non puo' più vivere in parallelo rispetto al resto di Israele. Dobbiamo farne parte e dobbiamo assumervi un ruolo attivo", ha dichiarato pochi giorni fa, assicurando che si presenterà al voto.
I PARTITI ARABI
RA'AM: Acronimo di Lista Araba Unita, è un partito conservatore islamista fondato nel 1996 e oggi guidato da Mansour Abbas. Negli ultimi anni ha via via perso la connotazione religiosa e i legami con il Movimento islamico, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba più che politiche per la questione palestinese. Nel 2021-2022 Ra'am, con i suoi cinque seggi, è stato cruciale per dare vita all'esecutivo del 'cambiamento' di Bennett-Lapid. Nonostante cio', la partecipazione di un partito arabo-israeliano al governo è ancora un tabù per la gran parte dell'elettorato.
Per cercare di superare le ostilità - nella speranza di entrare nell'eventuale coalizione di governo di Eisenkot, che finora pero' ha respinto tale ipotesi - Abbas di recente ha accolto per la prima volta in lista, in seconda posizione, un deputato ebreo, Yoav Segalovitz. Ex soldato, fondatore della nota unità di polizia contro la criminalità Lahav 433 ed ex comandante della divisione indagini e intelligence, a Segalovitz è stato riconosciuto il merito di aver contribuito a ridurre la criminalità nelle comunità arabe durante il suo mandato come vice ministro della Sicurezza nel precedente esecutivo.
LISTA UNITA: E' l'unione tra Ta'al (Movimento Arabo per il Rinnovamento), Hadash (partito ebraico-arabo le cui origini risalgono al 1977) e Balad (Alleanza Nazionale Democratica). Si oppone alla guerra a Gaza e all'occupazione israeliana della Cisgiordania. E' inoltre contraria alla legge sullo Stato-Nazione che definisce il carattere ebraico di Israele. Posizioni che riduce le sue possibilità di entrare a far parte di una qualsiasi coalizione di governo.
La Commissione elettorale centrale, composta da rappresentanti di tutti i partiti secondo il rispettivo peso nella Knesset e pertanto molto politicizzata, il mese scorso ha escluso dal voto del 27 ottobre due partiti arabo-israeliani e il deputato ebreo di Hadash, Ofer Cassif. La decisione tuttavia è stata successivamente annullata dalla Corte Suprema.
Quanto invece al leader di Balad, Sami Abou Shehadeh, anch'egli squalificato dalla Commissione elettorale, ha annunciato lui stesso il suo ritiro dalla corsa elettorale a ottobre dopo che i giudici dell'Alta Corte lo avevano invitato a farlo, prospettandogli l'esclusione dal voto a causa di un suo articolo scritto all'indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 ritenuto favorevole alla lotta armata contro Israele.
L'OPPOSIZIONE
YASHAR: E' la novità di queste elezioni, la discesa in campo di Gadi Einsekot con un suo partito. Ex capo di Stato maggiore dal 2015 al 2019, è entrato alla Knesset nel 2022 come deputato di Unità Nazionale, formazione creata da Blu e Bianco di Benny Gantz e New Hope di Gideon Sa'ar. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Eisenkot è stato ministro senza portafoglio nel governo di Netanyahu, allargato in seguito all'emergenza e dal quale ne è uscito con Gantz nel giugno 2024.
Nella guerra a Gaza ha perso un figlio, Gal, e due nipoti. Nei sondaggi è indicato come il favorito, nelle ultime settimane è in testa, seppur di misura, superando il Likud di Netanyahu. Tra le sue promesse elettorali, una commissione d'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre e l'arruolamento degli ultraortodossi, gli haredim da sempre contrari al servizio militare e alla guerra.
I DEMOCRATICI: E' il frutto dell'unione nel 2024 tra lo storico partito Labour e la sinistra radicale di Meretz. Sotto la leadership di Yair Golan, vincitore delle primarie laburiste nel 2024, i Democratici hanno conosciuto una nuova stagione politica, dopo la prova fallimentare alle elezioni del 2022 che hanno visto i laburisti perdere quasi metà dei seggi (da 7 a 4) e Meretz non riuscire a entrare alla Knesset.
Oltre a Golan - ex vice capo di Stato maggiore, osannato come un eroe per essersi recato da solo al sud il 7 ottobre a salvare dei giovani dall'attacco di Hamas - il partito ha attratto esponenti della società civile che si sono distinti negli anni passati per l'opposizione pubblica al governo, prima contro la controversa riforma della giustizia e poi contro la gestione della guerra a Gaza e i negoziati per il ritorno degli ostaggi.
Golan è l'unico nel blocco dell'opposizione che si è pubblicamente espresso a favore dell'alleanza con i partiti arabo-israeliani per battere Netanyahu. Oltre a lui, personaggi di spicco sono Gilad Kariv, il primo rabbino riformista a essere eletto alla Knesset, e Naama Lazimi.
INSIEME: Formazione nata nel 2026 dall'unione tra Naftali Bennett e Yair Lapid. I due hanno guidato a rotazione il cosiddetto 'governo del cambiamento' tra il 2021 e il 2022, durato solo un anno, che ha interrotto brevemente il lungo regno (13 anni) di Netanyahu.
Bennett, ebreo osservante, proviene da Yamina, la 'nuova destra', mentre Lapid, ex giornalista e noto conduttore televisivo, nel 2013 ha fondato il partito centrista Yesh Atid, arrivando a conquistare nell'ultima tornata elettorale 24 seggi e diventando leader dell'opposizione. Davanti pero' a sondaggi in forte calo, nell'aprile 2026 si è unito a Bennett, lasciando a lui la leadership ufficiale della nuova formazione, a fronte della seconda posizione in lista.
YISRAEL BEYTEINU: Partito nazionalista, espressione principalmente dell'elettorato russofono. E' stato fondato nel 1999 dal 'falco' Avigdor Liberman, tuttora alla guida, che combina posizioni fortemente di destra in materia di politica estera e sicurezza con posizioni laiche sulle questioni sociali.

Israele, protesta degli ultra ortodossi (AFP)
I PARTITI AL GOVERNO
LIKUD: È il partito del premier Benjamin Netanyahu, che lo guida dal 1993. Fondato nel 1972 da Menachem Begin, è espressione della destra nazionalista, che unisce valori conservatori e ricette liberali. Alle ultime elezioni nel 2022 ha preso 32 seggi.
OTZMA YEHUDIT: Partito di estrema destra guidato da Itamar Ben-Gvir, controverso ministro per la Sicurezza nazionale, noto alle cronache in patria e all'estero per le dichiarazioni e le azioni incendiarie. A partire dal 2004, la formazione ha conosciuto diverse alleanze e unioni nel tempo nel tentativo - mancato più volte - di superare la soglia di sbarramento ed entrare alla Knesset. Obiettivo centrato per la prima volta nell'aprile 2019 (5 seggi) in una lista congiunta di destra, ma che finì in un nulla di fatto a causa della mancata formazione di un governo.
Nel marzo 2021 - sotto pressione di Netanyahu - si unì all'altro partito di estrema destra, Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, e riuscì nell'impresa. Nella successiva tornata elettorale, nel 2022, l'alleanza si allargo' a Noam, piccola formazione dichiaratamente anti-Lgbt di Avi Maoz, e prese complessivamente 14 seggi, di cui 6 furono assegnati al partito di Ben-Gvir. Oggi siede al governo - tranne una breve parentesi di un paio di mesi all'inizio del 2025 in opposizione all'accordo con Hamas per il ritorno degli ostaggi - con tre ministri.
SIONISMO RELIGIOSO: L'altro partito di estrema destra approdato al governo in seguito alle ultime elezioni nel 2022. A guidarlo è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e ministro aggiunto alla Difesa. Nato come Tkuma alla fine degli anni '90, ha fatto parte della coalizione che ha sostenuto i governi di Netanyahu dal 2013 al 2020. Ribattezzato Sionismo Religioso nel 2021, è entrato ufficialmente al governo nel 2022 dopo aver conquistato sette seggi alle elezioni grazie a un'alleanza con Otzma Yehudit e Noam.
Fervente sostenitore dell'espansione degli insediamenti, 'voce' dei coloni in Parlamento, punta alla realizzazione del 'Grande Israele'. Di fronte ai ripetuti sondaggi che lo davano perdente e all'opposizione di Ben-Gvir a ridare vita alla precedente alleanza elettorale, in questa tornata si è unito al partito Zehut di Moshe Feiglin.
Oltre a Smotrich, l'altro esponente di punta è Simcha Rotman, principale promotore - insieme al ministro Yariv Levin - della controversa riforma della giustizia in Israele.

Knesset (Parlamento), Israele (Ansa)
SHAS: E' il partito ultraortodosso che rappresenta la comunità sefardita, tradizionalmente svantaggiata rispetto a quella ashkenazita. Nato nel 1984 con il proposito di sopperire alla sottorappresentazione dei mizrahim nella politica israeliana, ha avuto come leader spirituale il rabbino Ovadia Yosef, fino alla sua morte nel 2013. Il leader politico è Aryeh Deri, figura centrale nel partito, che negli anni ha ricoperto diversi incarichi ministeriali, tra cui ministro dell'Interno, dell'Economia e della Salute, nonché vice premier.
La sua carriera è stata anche segnata da diversi procedimenti giudiziari e condanne per reati legati alla corruzione e all'evasione fiscale. Nel gennaio 2023, la Corte Suprema ha stabilito che non poteva ricoprire la carica di ministro della Salute a causa di una recente condanna per evasione fiscale e di un accordo di patteggiamento precedente. Resta un alleato chiave di Netanyahu, fondamentale nella sopravvivenza del governo.
UNITED TORAH JUDAISM: Unione di due formazioni ultraortodosse, Agudat Israel e Degel HaTorah, che rappresentano la comunità ashkenazita. La sua azione politica si concentra sulle tematiche sociali e religiose. I leader delle due formazioni sono rispettivamente Yitzhak Goldknopf e Yaakov Asher, fermo restando che le decisioni politiche sono subordinate ai rispettivi consigli rabbinici e ai grandi saggi della Torah.
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