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Saturday, September 19, 2026

Energia, Prodi a Radio 24: la proposta di Schlein a Meloni è di buon senso

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La proposta della segretaria Pd Elly Schlein rivolta alla premier Giorgia Meloni per unire le forze su energia e clima è di buon senso. Unione europea a rischio se l’Afd diventasse maggioranza in Germania. La posizione della segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero («non saremo i soldati delle vostre guerre, per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra, noi organizzeremo i disertori») non si concilia con la linea del partito. L’Unione europea fatica ancora a mettere in atto le decisioni prese. Sono alcuni dei temi toccati dall’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi, intervenuto nel programma di Radio24 «Immagini, uno sguardo sull’attualità» condotto da Valentina Furlanetto con Riccardo Barlaam.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La proposta di Schlein a Meloni

«La proposta della Schlein è una proposta assolutamente di buonsenso» per Prodi. La proposta sul cambiamento climatico era stata criticata da alcuni alleati di Schlein. Prodi ha fatto notare, però, che «il contenuto della proposta secondo me è abbastanza giusto perché abbiamo un’emergenza nazionale impressionante che tocca tutti, vediamo ad esempio come è stata questa emergenza, in fondo ha generato anche la proposta dell’abolizione del bollo, riguarda qualsiasi cosa, quindi l’idea che possa essere affrontata in modo un po’ condiviso, secondo me venendo da un pericolo esterno mi sembra di buonsenso».

Le dichiarazioni di Virginia Libero e la linea del partito

La posizione espressa dalla segretaria dei Giovani Democratici «non so come possa conciliarsi con la politica del partito» ha commentato Prodi. «Quando l’ho sentita - ha aggiunto l’ex premier di - ho detto speriamo che cresca, perché se c’è uno che ha sempre lottato per la pace sono io, però qui ci troviamo di fronte a una scelta ben chiara, una politica obbligata da una serie di circostanze che hanno aperto una guerra incredibile. Una posizione di questo tipo non so come possa conciliarsi con la politica del partito, io ritengo che questa sia un’affermazione fuori dal disegno che il Pd porta avanti, quindi una proposta che non è del Pd e che non è mai neanche stata discussa all’interno del Pd, a quanto so io, quindi prendiamola come un errore di sbaglio, direbbe Topo Gigio».

L’incognita Afd sul futuro dell’Unione europea

«Se Afd prendesse il potere - ha detto affermato Prodi a «Radio 24» - i valori vanno a farsi friggere, come si dice in linguaggio popolare, perché Afd ha altri valori. Però attenzione che queste elezioni sono un allarme elevatissimo, però riguardano tutta la Germania orientale che in un periodo con una particolare tensione, quasi un senso di inferiorità rispetto all’ex Germania occidentale, quindi non generalizziamoli anche se il pericolo si sta estendendo verso tutto il paese. Lei mi fa una domanda a cui devo rispondere con molta semplicità, se Afd prendesse la maggioranza dell’Unione europea è finita semplicemente, non posso fare altro commento perché questa è la realtà, è antieuropea, è massicciamente contro le istituzioni multinazionali, è nazionalista, è razzista, non c’è più nulla di Europa. Siccome la Germania non solo è la potenza economica più importante d’Europa, ma da quando è cominciata la guerra di Ucraina ha messo su un programma per cui diventerà la più grande potenza, ha detto il cancelliere stesso, sia militare che politica, se succede questo il problema, la risposta mia è molto semplice, è finita l’Europa, amen».

Le difficoltà di mettere in atto le decisioni prese

«Il problema dell’Europa, ed è stato tutto il discorso bello della von der Leyen, è che si fanno bei discorsi e poi si fermano lì, perché i metodi di decisione non sono capaci di mettere in atto le decisioni prese» ha poi rimarcato Prodi nel programma di Radio 24. «Il discorso del premier canadese era perfetto, ha entusiasmato tutti. È stato ben proseguito nell’incontro durante il discorso alla von der Leyen. Però, voglio dire, qui il problema è di metterlo in atto. Cioè, deve essere concreto, deve essere sui fatti. Ad esempio, la proposta di avere in qualche modo legati, in modo istituzionale, il Canada e l’Unione Europea, non esiste la figura che veniva presentata. Bisogna quindi, secondo me, lavorarci dentro, sapere benissimo che è importante, perché altrimenti il Canada diventa una colonia degli Stati Uniti, che si allontana dall’Europa, però il passo da compiere è molto lungo e soprattutto gli europei non credo che siano molto entusiasti o d’accordo». Il problema è il veto dell’unanimità del voto? «Il veto dell’unanimità, ma poi anche dove non c’è il veto - spiega -, è passato tutto verso il Consiglio. Cioè in poche parole, la Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì e in secondo luogo la Commissione finisce con il rifugiarsi nel moltiplicare i regolamenti, le istruttorie, cioè tante cose di cui può avere la competenza e che in qualche modo sostituiscono gli aspetti che gli sono già sfuggiti. Questo è il problema».

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