Stellantis ferma ancora Cassino: stop per tutta la settimana. La Fiom: “Con Jac e Huawei rischio fabbrica-cacciavite”
Una nuova fermata di quattro giorni. La fabbrica di Stellantis a Cassino non conosce pace e resterà chiusa dal 6 al 9 ottobre: l’azienda ha comunicato ai sindacati lo stop ai reparti lastratura, verniciatura e montaggio da martedì a venerdì. Un’agonia senza fine per l’impianto meno produttivo d’Italia nel quale vengono assemblate Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale. Da inizio anno, lo stabilimento ha lavorato una sessantina di giorni. Un disastro che segue gli oltre 100 giorni stop produttivo del 2025. Basti pensare che tra gennaio e giugno sono state sfornate appena 7.000 automobili, un dato che martedì verrà aggiornato – si fa per dire – con i numeri di fine settembre nel consueto report trimestrale della Fim-Cisl.
Cassino, tra l’altro, attende anche di conoscere il suo futuro, legato al rilancio di Maserati. L’azienda ha promesso un coinvolgimento massiccio nel piano che verrà presentato a dicembre, probabilmente legato alla partnership con le cinesi Jac e Huawei: in ogni caso, si tratterà di una “fabbrica-cacciavite”, come denuncia la Fiom, visto che tutte le indiscrezioni parlano di scocche prodotte in Cina, con Cassino che si occuperebbe solo di montaggio e finitura. Qualcosa in più potrebbe iniziare a capirsi il 15 ottobre, quando i sindacati incontreranno l’azienda a Roma dopo aver richiesto un faccia a faccia ai vertici in seguito alla crisi di Cassino e al ritorno della cassa integrazione a Mirafiori, che si fermerà dal 19 al 30 ottobre. In difficoltà anche l’impianto di Melfi, mentre – a quanto apprende Ilfattoquotidiano.it – Stellantis potrebbe decidere un nuovo, piccolo round di esodi incentivati in qualche fabbrica prima della fine del 2026.
“Si continua con la costanza delle fermate produttive che confermano un risultato che avevamo preannunciato a maggio in occasione dell’Investor Day: questo è un piano industriale impietoso e che ci condanna alla cassa integrazione. Specialmente qui dove le giornate lavorative da gennaio sono poco più di 50. Cassino allo stato non ha nessun tipo di risposta”, dice il segretario generale della Fiom di Frosinone e Latina, Andrea Di Traglia. Le possibili partnership con i cinesi “non ci mettono al sicuro dal punto di vista produttivo: è sicuramente necessario rispetto ai volumi attuali, visto che il piano di Stellantis a Cassino ha portato zero ma se non si discutono veramente i termini e le condizioni produttive rischiamo fortemente di trovarci di fronte ad uno stabilimento convertito a ‘fabbrica cacciavite’ dove le vetture non verranno veramente prodotte ma soltanto finite”, sottolinea.
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