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Thursday, August 20, 2026

Difterite – Sintomi, i rischi e come si previene una malattia che in Italia non uccideva dal 1991

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Difterite – Sintomi, i rischi e come si previene una malattia che in Italia non uccideva dal 1991

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La difterite è una malattia che in Italia era diventata quasi un ricordo, cancellata dalla quotidianità grazie alle vaccinazioni. Ma il batterio che la provoca non è scomparso e, quando incontra una persona non protetta, può ancora provocare un’infezione grave, fino a essere letale. Il caso della bambina di 4 anni morta a Palermo dopo una grave infezione compatibile con la difterite riporta così l’attenzione su una malattia che per molti anni è rimasta ai margini della cronaca sanitaria. La piccola, secondo quanto riferito, non era stata vaccinata per scelta dei genitori.

L’agente responsabile è il Corynebacterium diphtheriae, un batterio capace di produrre una potente tossina. Una volta entrata nell’organismo, la tossina può danneggiare e distruggere cellule e tessuti. Nella forma più comune l’infezione interessa gola, naso e tonsille; esistono anche forme cutanee e, più raramente, infezioni che possono colpire altre mucose. È soprattutto la tossina a rendere pericolosa la malattia. Dopo aver provocato un danno locale, può entrare nel sangue e raggiungere organi vitali. Tra le complicanze più gravi ci sono quelle cardiache: miocardite, aritmie e insufficienza cardiaca, fino al rischio di arresto cardiaco. Nei casi più severi l’infezione può inoltre provocare una grave ostruzione delle vie respiratorie.

Una malattia dei non vaccinati

La difterite può colpire persone di qualsiasi età, ma l’Istituto superiore di sanità sottolinea che riguarda soprattutto i bambini non vaccinati. Nei Paesi a clima temperato tende a diffondersi soprattutto nei mesi invernali. In Italia, proprio grazie alla vaccinazione, i casi sono oggi eccezionali. Gli ultimi dati disponibili del Ministero della Salute, relativi al 2022, riportano tre casi di Corynebacterium diphtheriae tossigeno: due di difterite cutanea e uno con manifestazioni respiratorie e cutanee. Tutti erano casi di importazione e due erano stati confermati microbiologicamente dall’Iss.

La rarità dei casi può però contribuire a far dimenticare che la malattia non è stata eliminata dal mondo. Il batterio continua a circolare in diversi Paesi e può essere introdotto anche attraverso viaggi e spostamenti internazionali. Per una persona non vaccinata, quindi, il rischio non è soltanto teorico.

Come si trasmette e quali sono i sintomi

La difterite si trasmette soprattutto attraverso il contatto diretto con una persona infetta. Più raramente può passare attraverso oggetti contaminati dalle secrezioni delle lesioni del paziente. Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra due e cinque giorni. All’inizio può sembrare una comune infezione delle vie respiratorie: mal di gola, perdita dell’appetito e febbre lieve. Nel giro di pochi giorni può però comparire il segno caratteristico della difterite respiratoria, una membrana grigiastra che ricopre le tonsille e la gola. Le lesioni possono sanguinare e, nei casi più gravi, il gonfiore del collo può accompagnarsi all’ostruzione delle vie respiratorie.

Proprio perché i sintomi iniziali possono essere poco specifici, la diagnosi richiede particolare attenzione. L’Iss indica la difterite tra le malattie da considerare nella diagnosi differenziale di diverse forme di faringite e altre infezioni della gola. La conferma arriva attraverso l’esame batteriologico delle lesioni.

Una malattia che richiede intervento immediato

Quando la difterite viene sospettata, il tempo è un fattore decisivo. Il trattamento prevede la somministrazione dell’antitossina, che contrasta la tossina prodotta dal batterio, insieme agli antibiotici, generalmente eritromicina o penicillina. Il paziente deve inoltre essere isolato per impedire la trasmissione dell’infezione. La prevenzione, però, resta molto più efficace della cura. Il vaccino antidifterico è disponibile da circa un secolo e utilizza una forma inattivata della tossina, il cosiddetto tossoide, che non provoca l’intossicazione ma insegna al sistema immunitario a riconoscere e neutralizzare la tossina.

Oggi la protezione viene normalmente somministrata insieme ai vaccini contro tetano e pertosse. Nei primi mesi di vita è inserita nel vaccino esavalente, che protegge anche contro poliomielite, epatite B e infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo B. Il vaccino è raccomandato per tutti i bambini secondo il calendario vaccinale e per gli adulti che non siano adeguatamente immunizzati. La protezione è particolarmente importante anche per chi viaggia verso aree del mondo in cui la difterite è ancora endemica.

Il ritorno di una malattia quasi dimenticata

La morte della bambina siciliana rende concreto ciò che i numeri, da soli, rischiano di far dimenticare: una malattia può diventare rarissima senza essere scomparsa. La difterite è oggi poco visibile proprio perché la vaccinazione ha impedito per decenni che il batterio producesse le epidemie e le morti che un tempo erano una realtà frequente. Per questo l’Iss considera la vaccinazione la strategia più efficace contro la difterite. Mantenere elevate le coperture vaccinali significa proteggere innanzitutto i bambini, ma anche impedire che il batterio trovi una popolazione sufficientemente ampia di persone suscettibili per tornare a circolare.

Il caso di Palermo, se gli accertamenti confermeranno definitivamente la diagnosi, è dunque anche un richiamo alla memoria sanitaria: malattie che sembrano appartenere al passato possono tornare a manifestarsi quando si abbassa la protezione. E per la difterite la barriera più solida, da oltre un secolo, resta quella costruita con la vaccinazione.

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