Dal riciclo tessile a una nuova idea di economia circolare

Un’eredità imprenditoriale lunga oltre settant’anni si rinnova attraverso una nuova visione dell’economia circolare. Dall’intuizione, negli anni Quaranta, di trasformare la polvere di velluto in una risorsa, nasce oggi un progetto che punta a dare nuova vita agli scarti tessili, convertendoli in materiali innovativi e prodotti destinati a nuovi ambiti di utilizzo
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Una storia di famiglia che attraversa quattro generazioni e che oggi trova una nuova espressione nell'incontro tra tradizione industriale, ricerca e sostenibilità. Protagoniste di questo nuovo capitolo sono Beatrice Casati e sua sorella Eleonora, che hanno scelto di raccogliere l'eredità imprenditoriale familiare per esplorare nuove possibilità di valorizzazione dei materiali tessili.
Dalla polvere di velluto al riciclo tessile
Nel 2024 le due sorelle hanno fondato Pulvera, una startup nata con l'obiettivo di ripensare il recupero degli scarti tessili, andando oltre il concetto tradizionale di riciclo. L'idea è trasformare fibre e residui delle lavorazioni in nuove materie, individuando destinazioni d'uso inedite e accompagnando il processo fino alla realizzazione di prodotti finiti. Alla guida del progetto c'è Eleonora Casati, CEO e co-founder, mentre Beatrice partecipa come co-founder, affiancando questa attività al proprio ruolo nella realtà industriale di famiglia. Due sorelle con percorsi e sensibilità differenti, ma accomunate da una visione: fare della valorizzazione delle risorse esistenti non soltanto una necessità ambientale, ma anche un'opportunità di innovazione e sviluppo. Un approccio che nasce da una lunga esperienza nel mondo delle fibre tessili e che oggi si apre a nuovi orizzonti, dal design all'arredamento, fino alla progettazione di materiali innovativi.
Quando gli scarti diventano oggetti di design
La nuova frontiera della ricerca riguarda soprattutto la possibilità di trasformare gli scarti tessili in materiali utilizzabili in ambiti diversi da quelli di origine. Non si tratta soltanto di recuperare una materia, ma di ripensarne la funzione, sperimentando nuove applicazioni attraverso la collaborazione con designer e progettisti.
Come la sedia monoblocco stampata in 3D, realizzata da Pulvera con polvere di seta da scarto tessile post-industriale e traccianti ottici Stardust Secured, sarà esposta a Copenaghen in occasione di Intergraf 2026.
Grazie alla collaborazione con Stardust Secured a questo materiale è stato aggiunto un tracciante ottico microscopico che permette di verificare anche sul campo, con strumenti portatili dedicati, la presenza e la quantità della componente riciclata nel prodotto finale. La prova non resta in un documento allegato al prodotto, ma si trova all’interno del prodotto o del materiale stesso.
Ai brand, in particolare nella moda, nel lusso e nella manifattura, oggi non basta più dichiarare che un materiale è riciclato: occorre poterlo dimostrare. L'evoluzione della normativa europea, dal passaporto digitale di prodotto alla lotta al greenwashing, ha reso la questione sempre più urgente.
Un approccio, quello di Pulvera, che l’EU Textiles Ecosystem Platform - la piattaforma europea che individua e condivide buone pratiche a sostegno della transizione del settore tessile - ha menzionato, nella terza edizione del suo Best Practices Report, per il contributo alla simbiosi industriale e alla circolarità.
Progetti che dimostrano come materiali destinati a perdere la propria funzione originaria possano trovare una nuova collocazione nel mondo dell'arredamento e del design.
Un'intuizione nata in Brianza negli anni Quaranta
Per comprendere le origini di questo percorso bisogna tornare a Renate, in Brianza, negli anni Quaranta. È qui che Celso Casati, disegnatore presso una tessitura locale, intuisce che la polvere ricavata dalla lavorazione del velluto può avere una seconda vita. Decide così di utilizzarla per decorare i paralumi che progetta, trasformando un residuo di lavorazione in una particolare finitura decorativa.
Un'idea semplice, ma destinata a diventare il punto di partenza di una storia imprenditoriale di oltre settant'anni. Nel 1952 nasce infatti l'attività della famiglia Casati, sviluppatasi attorno alla produzione di flock, una polvere tessile ottenuta dal taglio e dalla macinatura delle fibre, capace di conferire ai materiali nuove proprietà estetiche, tattili e tecniche.
Nel tempo le applicazioni si sono moltiplicate, raggiungendo settori molto diversi: dalla moda al packaging di lusso, dall'automotive al design, fino alla cosmetica e alle carte valori, dove particolari fibre colorate possono svolgere anche una funzione anticontraffazione. Una lavorazione poco conosciuta dal grande pubblico, ma presente in numerosi oggetti della quotidianità.
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