Ex Ilva, il tribunale conferma il blocco degli altoforni

La Corte d'Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre.
Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI spa, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell'area a caldo in vista dell'udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre.
"La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso". E' il commento dell'avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto che hanno intentato la causa civile davanti ai giudici milanesi, sezione imprese, che ha portato al blocco dell'area a caldo dell'ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre.
Le motivazioni
"A prescindere dalle valutazioni di merito assunte con il citato decreto 425/2026 e che restano estranee al presente procedimento, si ritiene che, anche in tale evenienza (lo spegnimento degli altiforni), la tutela del diritto alla salute risulti comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell'interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno".
Lo dice la Corte d'Appello di Milano, sezione imprese, nel provvedimento di 11 pagine con cui oggi ha rigettato le istanze di Ilva e di Acciaierie d'Italia, entrambe in amministrazione straordinaria, che chiedevano di sospendere il decreto sulla fermata dell'area a caldo del siderurgico di Taranto (decreto 425/2026) sino alla pronuncia della Corte di Cassazione che terra' l'udienza sul caso il 20 ottobre. I giudici del collegio di Appello - presidente Giuseppe Ondei - citano l'articolo 41 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n.1 del 2022 laddove prevede che "l'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute o all'ambiente".
Per la Corte d'Appello, "in tale contesto e sulla base delle valutazioni - l'elemento di 'novità' rappresentato da entrambe le ricorrenti nell'avvenuta fissazione della pubblica udienza, avanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, per il giorno 20.10.2026, non valutabile in termini di "elemento sopravvenuto" e che, diversamente da quanto rappresentato, non possa incidere sul giudizio di bilanciamento. In generale, può ritenersi che una determinata circostanza sia "elemento sopravvenuto" rispetto a un precedente provvedimento solo nella misura in cui incida (in tutto o in parte) sulla situazione sostanziale o processuale già oggetto della precedente statuizione. Orbene, la fissazione dell'udienza indicata non si inscrive in tale prospettiva, nulla innovando rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti e apparendo meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione i ricorsi vengono respinti".
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