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Saturday, October 3, 2026

Dpfp: "Ci sono le condizioni per l'uscita dell'Italia dalla procedura per deficit Ue"

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Il Governo punta alla chiusura della procedura Ue per deficit eccessivo sulla base dei risultati di bilancio del 2026, come indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica. Sul documento si registra lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni in vista della prossima Legge di Bilancio

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Il Governo vede la possibilità di chiudere la procedura europea per disavanzo eccessivo a carico dell'Italia già sulla base dei risultati di bilancio del 2026. È quanto emerge dal Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), trasmesso alle Camere insieme alla relazione sullo scostamento di bilancio.

Possibile stop alla procedura europea

Nel documento si legge che "ove tali andamenti fossero confermati anche nelle Previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea, si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l'abrogazione della Procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell'Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026". La valutazione è legata all'analisi sul rispetto del percorso di crescita della spesa netta e all'utilizzo delle clausole di salvaguardia nazionale per difesa ed energia.

Via libera a Dpfp e scostamento

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il Dpfp e la relazione sullo scostamento, passaggio preliminare alla prossima Legge di Bilancio. Il documento aggiorna il quadro macroeconomico e di finanza pubblica e definisce gli indirizzi della manovra per i prossimi anni.

Flessibilità per 28 miliardi nel biennio

Il Governo chiede all'Unione europea margini di flessibilità per circa 14 miliardi di euro per il 2027 e 14 miliardi nel 2028. Si tratta dello 0,3% del Pil per la difesa e dello 0,3% per l'energia all'anno.

I rischi legati a energia e mercati finanziari

Nel Dpfp il Governo evidenzia anche un quadro di rischi orientato al ribasso a causa delle tensioni geopolitiche internazionali. Tra gli scenari ipotizzati figura un andamento "meno favorevole" per i prezzi dei beni energetici, in cui "si registrerebbe un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di 0,2 punti percentuali nel 2027 e 0,1 punti nel 2028" e poi superiore di 0,1 punti percentuali nel 2029 col rientro dei prezzi energetici. In un altro scenario, che incorpora due ipotesi meno favorevoli sulle condizioni finanziarie come lo spread, "il tasso di crescita del Pil italiano risulterebbe, rispetto al quadro macroeconomico tendenziale, inferiore di 0,1 punti percentuali nel 2027 e di 0,2 punti percentuali nel 2028 e nel 2029". 

Debito in crescita nel 2026, poi attesa una discesa

Nel Dpfp il Governo prevede un aumento del debito pubblico fino al 138,4% del Pil nel 2026, "dovuto in larga parte all'impatto di cassa dei crediti di imposta connessi ai bonus edilizi, che si prevede essere massimo quest'anno". Dal 2027, "l'esaurirsi progressivo di questo fattore favorirà il ritorno del rapporto su un sentiero di discesa". Il fattore principale per poi far scendere il debito pubblico è "il graduale consolidamento del saldo primario, che raggiungerà il 2,5% del Pil nel 2029".

Nessuna correzione nel 2027

Secondo il Dpfp, dal confronto fra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale corretti per l'impatto della clausola di salvaguardia nazionale, "non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva". Il Governo sottolinea che "l'utilizzo complessivo della clausola di salvaguardia nazionale, fino a 0,6 punti percentuali del Pil nel 2027 e nel 2028, si manterrebbe ampiamente entro il limite dell'1,5 per cento del Pil annuo consentito dalla Commissione europea, confermando un orientamento di politica fiscale improntato alla prudenza e al rispetto del nuovo quadro di regole". Il Dpfp evidenzia inoltre che "grazie alla concentrazione degli incrementi sugli investimenti pubblici, il loro andamento programmatico consentirebbe di mantenere la quota finanziata da risorse nazionali sul Pil ampiamente al di sopra della media riferita agli anni del Pnrr".

Le reazioni politiche

Dal Movimento 5 Stelle arriva una dura critica al documento. Il vicepresidente del partito e responsabile economico Mario Turco giudica "folle" l'aumento della spesa per la difesa in una fase caratterizzata da debito elevato, inflazione e perdita di potere d'acquisto delle famiglie. Di segno opposto la posizione di Fratelli d'Italia. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Nicola Calandrini, definisce il Dpfp un passaggio chiave verso la manovra e sostiene la linea del Governo, fondata sul controllo dei conti pubblici, sul sostegno a famiglie e imprese e sull'utilizzo degli strumenti di flessibilità previsti dalle regole europee.

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