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Sunday, August 16, 2026

“Quando entrai nella casa di Elvis scoppiai a piangere. Io non piango mai, non l’ho fatto neppure quando sono morti i miei genitori”: così Bobby Solo

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“Quando entrai nella casa di Elvis scoppiai a piangere. Io non piango mai, non l’ho fatto neppure quando sono morti i miei genitori”: così Bobby Solo

Ognuno custodisce un momento della vita che non dimenticherà mai. Per Bobby Solo, vero nome Roberto Satti, quell’istantanea risale a sette anni fa, quando partì da Pordenone per raggiungere Tupelo, la città natale dell’idolo di sempre Elvis Presley. “Andarci per me non significava solo rendergli omaggio, ma tornare all’origine di quella folgorazione che a 14 anni mi ha cambiato la vita e da allora non mi ha più lasciato”, ha raccontato l’artista in un’intervista a Il Messaggero.

Presley, glielo aveva fatto conoscere “una ragazzina statunitense che viveva a Roma ed era figlia del corrispondete italiano dell’Herald Tribune”. Quando la sorellastra del cantautore, che viveva in America, gli spedì due dischi, “rimasi folgorato. A Elvis ho copiato tutto, dal trucco al mascara“. Tanto che nel 1965, quando “tornai a Sanremo con “Se piangi, se ridi”, dopo aver sfiorato la vittoria l’anno precedente con “Una lacrima sul viso”, chiesi a due ragazzine che lavoravano in una profumeria di truccarmi come Elvis”.

Nel 2019, 42 anni dopo la morte del Re del rock ‘n’roll, Bobby Solo è volato in Mississippi per conoscere i luoghi d’origine del suo beniamino. “Mia moglie Tracy, ex hostess di origini metà coreano e metà statunitensi, mi ha detto: ‘Bobby non puoi morire senza prima aver visitato Tupelo e Memphis, lo devi a Elvis'”. Con quartier generale in Alabama, dove vivevano i suoceri, l’artista ha percorso 230 km fino alla casa natale di Presley, oggi museo. “Da fuori non diresti che è il luogo in cui cambiata la storia della musica: è una vecchia casetta di legno, rialzata da terra stile palafitta”. Solo con una targa all’esterno.

Quando, però, l’artista entrò nell’abitazione, “scoppiai a piangere. Io non piango mai. Non l’ho fatto neanche quando sono morti i miei genitori. Eppure lì dentro non riuscii a trattenere la commozione. Ero lì dove il mio Elvis era nato. Provo ancora oggi i brividi”.

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