Un gregario vince i Mondiali: spettacolo e flop a Montreal, così McNulty diventa il successore di Pogacar e Lance Armstrong
Un Mondiale contraddistinto da continui capovolgimenti di fronte e grande spettacolo ha premiato a sorpresa Brandon McNulty. Lo statunitense, compagno di squadra di Tadej Pogacar alla UAE Emirates, ha sbancato Montreal, vincendo il titolo iridato in linea. Un successo quasi impronosticabile alla vigilia, ma costruito con astuzia, in un momento di studio tra i favoriti. McNulty ha piazzato l’attacco decisivo a 32,5 km dal traguardo e non è più stato ripreso, nonostante ai -11 km il vantaggio fosse sceso sotto i 15”.
Nel 2025 aveva vinto il GP di Montréal, arrivando in parata con Pogacar, sullo stesso percorso del Mondiale 2026, ma a parte una tappa al Giro d’Italia e una alla Vuelta, non aveva mai ottenuto una vittoria di questo prestigio in carriera. Lui e gli Stati Uniti, però, se la sono meritata perché si sono dimostrati i più forti come squadra. In tre hanno chiuso in top-10, con Matteo Jorgenson, ottavo e autore di un super lavoro da stopper, e Quinn Simmons, quarto e a sua volta decisivo nel chiudere sui rivali nel finale, dopo essere stato in fuga per oltre 50km con Mathieu Van der Poel.
Un gregario che vince la corsa più importante dell’anno dopo aver lavorato tutta la stagione per Pogacar. Quale storia più bella in assenza dello sloveno, che da casa sarà stato sicuramente felice di vedere il suo compagno di squadra succedergli nell’albo d’oro. Nel 2027 McNulty vestirà la maglia di campione del mondo e, come sempre, si metterà al suo servizio. Proprio l’assenza di Pogacar si è rivelata decisiva. Gli inseguitori si equivalevano e negli ultimi 30km nessuno è riuscito a fare la differenza per chiudere i circa 30” che li separavano da McNulty.
Tra le grandi delusioni spiccano Remco Evenepoel e Paul Seixas, assieme a tutto il Belgio e tutta la Francia. Il primo si è staccato ed è rientrato ripetutamente, ma non ha mai inciso, nonostante l’aiuto di Wout Van Aert, che si è sacrificato per lui dopo essere stato in fuga per diversi chilometri. Seixas si è focalizzato sul marcare Isaac Del Toro, ma non ha mai attaccato in prima persona e nel finale è stato tradito dai crampi. La Francia aveva puntato tutto su di lui, lasciando a casa ciclisti adatti al percorso di Montreal come Kevin Vacquelin, Romain Gregoire e Lenny Martinez. La scelta non ha pagato.
Infinito, invece, Van der Poel, che ha dato spettacolo da lontano con una fuga di oltre 50km e, una volta ripreso, è rimasto lì chiudendo terzo in volata. Stupendo anche Michael Matthews, al secondo argento iridato in carriera dopo quello del 2015, nonostante il percorso non fosse adatto alle sue caratteristiche di sprinter resistente.
Chi esce deluso è anche Del Toro, che voleva regalare al Messico il primo oro, ma si è dovuto accontentare del quinto posto. L’Italia si è giocata fino in fondo le proprie chance di medaglia con Giulio Ciccone, che sulle salite è stato il più brillante assieme all’inglese Tom Pidcock. L’abruzzese ci ha provato più volte, confermando il feeling con il percorso di Montreal, ma nella volata per il podio ha chiuso nono.
La copertina del Mondiale 2026 è tutta per Brandon McNulty. Il 28enne di Phoenix ha avverato il sogno di ogni ciclista e dopo il quarto posto nella cronometro vinta da Evenepoel si è preso l’oro più importante del ciclismo da underdog, come lo avrebbero definito i suoi connazionali statunitensi. Gli Usa tornano a vincere il titolo mondiale in linea dopo 33 anni. È il loro quarto trionfo, dopo i due successi di Greg Lemond (1983 e 1989) e quello di Lance Armstrong (1993).
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