Scontri del 17 e 18 ottobre, perquisizioni della Digos in diverse città

Perquisizioni delle digos in 18 città italiane a seguito delle manifestazioni del 17 e del 18 ottobre. Su delega dell’autorità giudiziaria e di iniziativa, la polizia ha eseguito una serie di perquisizioni domiciliari e personali a carico di circa 100 persone, di cui 51 minorenni, identificati nei gravi disordini. Le perquisizioni sono state eseguite dagli agenti delle Digos a Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese, Verona.
Comune Firenze: «Pronti a difendere città da chi vuole metterla a ferro e fuoco»
Intanto i sindaci delle grandi città si stanno organizzando in vista delle nuove manifestazioni previste per domani. «Ci stiamo confrontando con chi segue quotidianamente questo tipo di eventi: con la questura, con la Digos, con la prefettura. Lo scopo è mettere in campo il dispositivo più efficace possibile, perché abbiamo bisogno di difendere la nostra città da gruppetti di persone che in altre realtà hanno messo a ferro e fuoco vetrine, centri storici, piazze. Non vogliamo che questo accada a Firenze. Tutto il sistema, tutto il dispositivo di sicurezza sta lavorando per questo. Ognuno farà la sua parte, le forze dell’ordine, la polizia municipale. Siamo pronti», ha spiegato stamane, intervistato da Controradio, l’assessore alla sicurezza del Comune di Firenze, Andrea Giorgio, riferendosi alla manifestazione indetta per sabato alle 15 in piazza Santa Maria Novella.
L’assessore: queste proteste violente non hanno nessuna connotazione politica
«A differenza delle manifestazioni degli studenti, queste proteste violente non hanno nessuna connotazione politica, nessuna rivendicazione - spiega Giorgio - hanno come unico obiettivo quello di spaccare le cose, rubare vestiti e fare confusione. Questa roba qui è inaccettabile ed è incomprensibile come possa accadere». L’assessore poi aggiunge: “Non ci sono particolari informazioni, ci sono delle attenzioni costanti, il monitoraggio dei canali social, dei gruppi, delle comunicazioni che vengono fatte attorno a queste manifestazioni. Ed è un lavoro che fa fondamentalmente la Digos. Ho visto gli studenti delle nostre scuole che si sono dissociati e hanno detto che non parteciperanno a queste manifestazioni. Credo che sia il modo migliore per marcare la differenza tra chi protesta per il proprio futuro e chi spacca per il gusto di farlo. I nostri studenti hanno ragione e dimostrano che la nostra città sa difendersi”.
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