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Sunday, September 13, 2026

In Ucraina resiste il bilinguismo col russo, anche tra giovani. Nonostante i limiti imposti da Kiev

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In Ucraina resiste il bilinguismo col russo, anche tra giovani. Nonostante i limiti imposti da Kiev

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di Alberto Brescancin

Nonostante anni di conflitto e bombardamenti quotidiani, nell’Ucraina non occupata si continua a parlare, leggere e ascoltare in russo. Non lo certifica la propaganda del Cremlino, ma recenti studi e monitoraggi statistici citati direttamente da esponenti politici e media ucraini.

Per comprendere il fenomeno occorre analizzare l’evoluzione giuridica delle politiche linguistiche del Paese. La Costituzione ucraina del 1996 riconosce l’ucraino come unica lingua ufficiale. Nel 2012, il governo Janukovič concede al russo lo status di “lingua regionale”, consentendone l’uso amministrativo e scolastico. La svolta avviene dopo le proteste di Maidan e l’annessione della Crimea: nel 2018 la legge del 2012 viene dichiarata incostituzionale e, nel 2019, una nuova riforma rende obbligatorio l’ucraino nella sfera pubblica, nei media e nell’insegnamento.

Infine, nel giugno 2026, il presidente Zelensky ha firmato una legge che esclude il russo dalle tutele della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie.

A fronte di questa progressiva stretta normativa, i dati reali fotografano però una situazione diversa. Lo scorso aprile Tetyana Berezhna, Ministra della Cultura e delle Comunicazioni Strategiche, ha condiviso i risultati di un sondaggio dell’istituto demoscopico ucraino Gradus: il 71% degli ucraini consuma regolarmente contenuti in lingua russa, e il 18% lo fa quotidianamente. Stupisce che il dato riguardi anche gli adolescenti ucraini: secondo Berezhna, la resistenza del russo tra i giovani non è una scelta ideologica, ma dipende dall’abitudine e dalla maggior disponibilità di prodotti digitali.

La tendenza emerge in modo ancora più netto nel contesto scolastico. Un report statale del 2025 ha rilevato che, nella capitale, il 66% degli studenti ricorre a una lingua non statale in classe e ben l’82% durante le pause. A Kiev solo il 18% degli alunni parla esclusivamente in ucraino. Fuori dalla capitale la situazione cambia: solo il 40% degli studenti usa lingue non statali a lezione, ma usciti dalla classe il dato sale al 52%.

Il bilinguismo attraversa anche le istituzioni. Lo scorso novembre il deputato Volodymyr V’jatrovyč ha ammesso che la maggioranza dei parlamentari utilizza l’ucraino nei discorsi ufficiali, ma comunica in russo nella sfera privata. Olena Ivanivska, Garante per la tutela della lingua dello Stato, ha confermato a Rbk-Ukraina che, se nel 2022 il russo era percepito come “lingua dell’aggressore”, nel 2025 una parte significativa della società sta tornando alle vecchie abitudini linguistiche.

Non si tratta solo di una disputa accademica. Se Mosca sfrutta il legame linguistico per rivendicare l’appartenenza dei territori alla propria sfera d’influenza, Kiev percepisce la lingua come uno strumento di soft power nemico. Così il terreno di scontro si estende all’intrattenimento digitale: secondo l’analisi di Detektor Media, tra i canali YouTube per bambini più popolari registrati in Ucraina, la maggioranza assoluta è di origine russa (come Masha e Orso).

Proprio in questo contesto emergono i limiti delle leggi nazionali di fronte alla mediasfera globale e alla streaming economy: è quasi impossibile imporre agli algoritmi delle grandi piattaforme di vietare contenuti in russo, specie se questi generano visualizzazioni. Si aggiunga poi il sottobosco digitale quotidiano: meme, chat e canali social in cui i cittadini continuano a comunicare nella lingua di Dostoevskij.

La politica linguistica di Kiev rischia così di fare la fine delle sanzioni economiche: facilmente aggirabile, se non controproducente. La questione linguistica dovrà essere presente in qualsiasi futura trattativa diplomatica: a parlare in russo in Ucraina non sono solo i nostalgici dell’Urss o gli anziani, ma anche gli adolescenti di oggi, ossia i cittadini di domani.

C’è da sperare che anche a Bruxelles ci si ricordi che tra i valori europei c’è, tra un riarmo e una politica di austerity, la protezione della diversità linguistica.

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