Livatino, il giudice martire è patrono dei magistrati italiani

Il beato Rosario Angelo Livatino, il giudice ucciso dalla mafia nel 1990, è ufficialmente patrono dei magistrati italiani. Lo ha stabilito un decreto del Dicastero per il culto divino, datato 7 ottobre, memoria della Beata Vergine del Rosario.
Il provvedimento conferma l’elezione promossa dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che il 17 giugno ne aveva chiesto la ratifica. Il Dicastero ha agito con le facoltà concesse da Leone XIV. Zuppi ha definito Livatino un autentico uomo di legge e servitore dello Stato, capace di unire verità e carità, scienza giuridica ed etica cristiana. I vescovi italiani hanno sostenuto la richiesta del Comitato promotore, vedendo in lui un modello e un intercessore per chi amministra la giustizia.
Livatino fu assassinato il 21 settembre 1990, a 38 anni, in un agguato sulla statale tra Canicattì e Agrigento, mentre andava da solo in Tribunale, dove era giudice penale da appena un anno. A costargli la vita furono probabilmente le indagini sulla guerra di mafia nell’Agrigentino, condotte con assoluta inflessibilità. Gli atti hanno ricondotto l’ostilità nei suoi confronti all’odium fidei: un boss lo chiamava con disprezzo “santocchio” per la sua assidua frequentazione della parrocchia. Nelle agende annotava la sigla S.T.D., Sub tutela Dei.
Il martirio fu riconosciuto con decreto del 21 dicembre 2020, sotto Francesco. La beatificazione si tenne il 9 maggio 2021 ad Agrigento, presieduta dal cardinale Marcello Semeraro. Chiamato “giudice ragazzino”, è il primo magistrato riconosciuto martire dalla Chiesa.
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