Stupro alla Cornell University, la polizia del campus non disse che la ragazza era stata abusata dal branco
La polizia che vigila sul campus della Cornell University trasmise alla procura locale una versione ridotta del racconto della ragazza che denunciò di essere stata violentata durante una festa in una confraternita nel 2024. "Posso dire con assoluta certezza di essere stata stuprata", aveva dichiarato la studentessa a un agente. Ma quella frase non comparve nel rapporto inviato al procuratore, che successivamente decise di non procedere a incriminazioni.
Il caso, tornato alla ribalta due anni dopo con una azione legale civile della ragazza e la decisione della procura della contea di Tomkins di riaprire le indagini, ha scatenato polemiche sulla gestione delle denunce di violenza sessuale nei campus universitari. Dagli stessi documenti emerge inoltre che gli studenti accusati dell'aggressione fornirono agli investigatori versioni discordanti e spesso confuse dei fatti.
Cornell, un ateneo Ivy League, ha una forte componente di 'Greek Life' (come vengono soprannominate le confraternite e le loro equivalenti femminili, sororities, i cui nomi sono derivati da lettere greche) per via dell'isolamento del campus dalla vita in citta'. Oggi circa un terzo degli studenti di Cornell appartiene a una delle oltre 50 'fraternities' e 'sororities' riconosciute. Le organizzazioni gestiscono anche proprie case e costituiscono importanti reti sociali e professionali, che proseguono attraverso gli ex alunni.
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