Sofia Panizzi: "Non bisogna avere alcuna paura di comprendere chi siamo"

Sofia partiamo dalla fine ovvero dal tuo ingresso nel mondo della musica col singolo Diluvio: è un desiderio che coltivavi da tempo ma gli altri tuoi impegni artistici lo hanno rallentato o è stata una improvvisa urgenza?
Un mix delle due cose, è un qualcosa che desideravo da tempo, anzi ti direi da sempre, prima ancora di diventare attrice ho sempre sognato di fare la cantante e scrivere le mie canzoni, il mio sogno nel cassetto, poi è arrivato il lavoro da attrice che ha monopolizzato le mie attenzioni. Ma ho sempre sperato che in futuro ci fosse un contatto, pensa che quando studiavo all’Accademia di Arte Drammatica ci buttavo sempre dentro la musica ed erano tutti disperati.
Diluvio è una canzone che affronta il tema dell’identità con particolare attenzione all’io più profondo: la percezione di quel che siamo, di quello che vorremmo essere e di come veniamo percepiti è sempre stato per te tema di riflessioni?
Assolutamente, è qualcosa che mi attraversa da sempre. C’era una immagine cui dovevo corrispondere e per le immagini che gli altri mi mettevano addosso e io mi imponevo di rispettare i loro canoni. Ho sempre avuto rapporto con l’emotività forte, a volte troppo forte, ne siamo preda e la canzone lo racconta e sottolinea come certe forze possano paralizzarci. Ho combattuto a lungo con le voci su chi sono e su chi credo di essere.
Il verso “stanca della vodka dei tuoi occhi” mi ha fatto riflettere che oggi ascoltiamo ma non sentiamo, guardiamo ma non osserviamo, siamo tutti un po’ trasparenti: sostituiresti il ti amo con il ti vedo?
Questi sono stati per me anni di cambiamenti legati anche a un percorso personale di analisi e riflettendoci mi emoziona che ognuno abbia un modo diverso di desiderare il modo in cui vuole essere amato. Sentirsi amati e amare può corrisponde all’essere visti e non riconosciuti. Bisogna essere autentici a partire dal mostrare la pancia.
Come hai pensato e costruito il video? E’ una girandola di volti che esprimono gioia, delusione, spaesamento. Inoltre i momenti in cui il tuo viso si scompone mi ha ricordato l’ansia da velocità di Lost in Translation di Sofia Coppola.
Il video è stato girato da professionisti (è diretto da Salvatore De Chirico, co-sceneggiatore del film L’Estranea, ndr) che fanno cinema e quindi mi ritengo fortunata ad avere lavorato con loro. Racconto me ma allo stesso tempo desidero raccontare la frammentazione di una persona. La disgregazione ha a che fare con tutti, la canzone nasce recentemente da un fattore di disagio e si nutre di queste sensazioni, che sono mie ma che anche appartengono a tanti.
Ho visto che su instagram hai postato recentemente un video di Giorgia Rossi, attivista che in questi giorni di violenze in piazza ci ha messo ripetutamente la faccia: cosa pensi non dei vandali ma di quello che sta accadendo nelle piazze? Io credo che la tua generazione e quella dei ventenni sia quella che ha riscoperto il valore consapevole della piazza.
Quello che penso di questi giorni e che percepisco che è il risultato di anni di mancanza d’ascolto e sordità davanti a questione non soggettive ma che coinvolgono tutti. La vita come è adesso non è sostenibile e l’ascolto di questi bisogni è così macroscopico che c’è stata una risposta alla sordità istituzionale. Non si doveva arrivare a tanto ma i diritti si conquistano con una voce che si alza, io sono parte di questa collettività che vuole alzare la testa contro uno Stato e un sistema sociale che non ci ascoltano più.
Dal punto di vista della percezione dell’arte l’Italia è molto indietro: negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento un artista come Frank Sinatra cantava, faceva cinema, televisione, stand up comedy ed era un artista completo. Nel 2026 in Italia una artista aperta e completa come te rischia di essere non capita. E’ un problema anche politico? Hai la percezione talvolta di sentirti fuori posto?
In Italia l’impoverimento culturale notevole ed è per questo che si assiste a scontri, se non puoi utilizzare la parola, se il parlare non ha più peso agisci con la violenza. Non condanno le nuove generazioni in quanto tali, capisco quanto può essere incomprensibili il presente per i giovanissimi, io lo ho provato nel periodo del covid che avevo 22 anni. Lo sento anche su di me l’impoverimento, vorrei essere più pensante. L’arte non ha confini: se mi chiedi se vorrei pure essere pittrice ti direi sì, scolpire il marmo di Carrara sì, tessere tessuti sì, l’opera lirica sì…farei tutto anche se in vari ambiti dell’arte non ho i giusti requisiti. Ci stiamo limitando e poi c’è l’algoritmo: le persone non ci stanno sui binari anche se a volte ci si ritrovano inconsapevoli. La persona tonda non diventa quadrata o lineare. Vedo segni di sveglia seppure con le cattive maniere e da tempo desidero ci sia una presa di coscienza: non voglio avere paura di comprendere.
Dai Cesaroni a oggi il tuo percorso è sempre stato step by step: credi questa tuo andamento lento sia la base della tua crescita costante?
Nella mia carriera ho sempre detto ok succede questo, poi è successo qualcosa d’altro e poi un’altra possibilità ancora. Niente mi è stato spianato, inizialmente ne ho sofferto, non è mai arrivato nulla per caso ma questa ricerca mi ha aperto tante possibilità personali e artistiche. Sono grata delle difficoltà che ci sono state e dei successi e delle gratificazioni che ho ricevuto.
In questo momento sei Clementina in Aggiungi un Posto a Tavola, sei la figlia del sindaco invaghita di Don Silvestro: come ti sei preparata al personaggio?
Clementina farebbe di tutto per lui, mi ha addolcito il cuore interpretare una ragazza che vede l’amore come una cosa così enorme e totalizzante, è ingenuamente folle, non puoi immaginare quell’amore che prova. Vivermi questo desiderio di amore così puro mi ha dato tanto anche nella mia vita, non essendo romantica nel senso etimologico del termine.
Sei andata su youtube a vedere chi la aveva interpretata prima di te? Per altro la prima fu Daniela Poggi con Johnny Dorelli nel ruolo di Don Silvestro. Nella prima edizione c’erano anche Paolo Panelli, tuo papà, e Bice Valori a fare Consolazione. Dei giganti.
Assolutamente, prima del provino ho visto tutto quello che era possibile. Sai ho fatto parte dell’edizione del cinquantenario e ho conosciuto i cast di tutte le edizioni precedenti e ti assicuro che è stato un tripudio di storia della commedia musicale italiana. Questa esperienza mi ha insegnato a fare la performer, a curare la voce e l’approccio tecnico al canto.
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