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Thursday, October 15, 2026

New York e Regno Unito litigano sull'orsetto di pezza Pooh

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Non siamo ancora ai livelli della disputa sui marmi del Partenone contesi dalla Grecia al British Museum, ma un braccio di ferro ad altissimo livello oppone in questi giorni il Regno Unito alla New York Public Library.

L'Orsetto Pooh compie cento anni questa settimana e la regina Camilla in persona vorrebbe riportare a casa il celebre peluche che ispirò i racconti di A.A. Milne, o quanto meno convincere la storica biblioteca della Fifth Avenue a concedergli una vacanza a Windsor o a Buckingham Palace.

Il problema è che Pooh, insieme agli inseparabili Pimpi, Ih-Oh, Tigro e Kanga, vive ormai da decenni a New York, dove attira decine di migliaia di visitatori ogni anno. All'invito della sovrana, venuta in visita in primavera con in dono un esemplare storico del cangurino Ro, la Library ha fatto orecchie da mercante.

L'orsetto originale, alto una cinquantina di centimetri, fu acquistato da Harrods nel 1921 per il primo compleanno di Christopher Robin, il figlio dello scrittore. Nel 1947, con il consenso di Christopher ormai adulto, Milne affidò i pupazzi all'editore americano per un tour promozionale ed è così che, quarant'anni dopo, l'editore li donò alla biblioteca, dove oggi fanno compagnia alla scrivania di Charles Dickens, a una prima edizione di Platone e a un First Folio di Shakespeare. Nessuna razzia coloniale dunque: solo un viaggio all'estero diventato soggiorno permanente.

I britannici non si sono mai rassegnati. Nel 1998 la deputata laburista Gwyneth Dunwoody invocò esplicitamente il precedente del Partenone: "Come i greci rivogliono i marmi Elgin, così noi rivogliamo Winnie the Pooh e i suoi splendidi amici". La questione arrivò sul tavolo di Tony Blair e Bill Clinton, il quale, secondo le cronache, osservò che perdere gli orsetti sarebbe stato 'unbearable', insopportabile: un gioco di parole visto che orso in inglese si dice bear. Allora sindaco, Rudy Giuliani si precipitò in biblioteca: "Pooh è un esempio del meglio dell'immigrazione", dichiarò, chiedendo scherzosamente all'orsetto se avesse la carta verde.

L'ultimo tentativo è stato affidato alla diplomazia reale. Due anni fa Gyles Brandreth, scrittore, ex politico e amico di Christopher Robin, si recò a New York come emissario di Camilla per negoziare una visita dei pupazzi a Buckingham Palace in occasione del centenario. La regina ha anche visitato personalmente la biblioteca quest'anno, senza però riuscire a smuovere i custodi dei peluche. Carlo e Camilla avevano fatto sapere che una stanza a Buckingham Palace o a Windsor sarà sempre pronta ad accogliere Pooh e i suoi amici. "Non è una campagna", ha assicura Brandreth al Washington Post: "È un invito". Per ora però anche un nulla di fatto. 

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