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Wednesday, October 14, 2026

Ilva, terzo giorno di proteste degli operai: aeroporti pugliesi senza gasolio fino a venerdì. In difficoltà anche le pompe di benzina Eni

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Ilva, terzo giorno di proteste degli operai: aeroporti pugliesi senza gasolio fino a venerdì. In difficoltà anche le pompe di benzina Eni

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Gli aeroporti di Bari e Brindisi senza gasolio fino a venerdì e carburante esaurito anche in decine di pompe di benzina dell’Eni in tutta la regione. In Puglia si allargano i disagi legati alle proteste degli operai dell’Ilva, costretti alla cassa integrazione nei prossimi mesi dopo la sospensione della produzione. Il presidio lungo la Statale Jonica 106 impedisce alle autocisterne cariche di lasciare la raffineria del Cane a sei zampe, mandando in tilt la distribuzione negli scali aerei e alle stazioni di servizio di una parte della regione. I manifestanti hanno aperto un varco per permettere il passaggio esclusivamente delle cisterne destinate al rifornimento di Kyma Mobilità, la partecipata pubblica che gestisce la mobilità urbana a Taranto dopo l’interruzione parziale del servizio tra martedì e mercoledì con le sole corse scolastiche garantite.

L’allerta resta invece per Bari Palese e Brindisi Casale: la società che gestisce i due aeroporti ha rinnovato i due Notam, gli avvisi per le compagnie aeree, per allertarle sulla mancanza di jet fuel. I nuovi avvisi restano validi fino alle 8 di venerdì 16 visto che lo sciopero delle tute blu dell’acciaieria andrà avanti almeno fino a giovedì impedendo così il ritorno alla normalità nei due scali, dove gli aerei di linea dovranno arrivare con un carico di carburante sufficiente a coprire anche la tratta successiva. Finora non si sono registrati voli annullati o dirottati. Intanto si espande a macchia d’olio la carenza di gasolio nei punti vendita di Enilive: martedì sera erano almeno 50 su trecento i punti della rete commerciale pugliese senza diesel a disposizione.

I metalmeccanici sono tornati in corteo anche a Genova attraversando le vie del centro cittadino per protestare contro l’ipotesi di chiusura temporanea, il prossimo 8 novembre, degli stabilimenti del Nord Italia. Da lunedì gli operai si sono accampati con le tende davanti alla prefettura, dove martedì una delegazione ha incontrato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a cui hanno consegnato una lettera per il futuro degli impianti. In un volantino le rappresentanze sindacali ripetono che “la pazienza è finita” sottolineando che “dopo due giorni di sciopero e di mobilitazione, e dopo aver ricevuto la solidarietà della Regione Liguria, del Comune di Genova e dell’arcivescovo della nostra città, dal governo non stanno arrivando risposte”.

I dipendenti degli impianti di Genova, Novi Ligure e Racconigi chiedono ai commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia di acquistare sul mercato le bramme, cioè l’acciaio grezzo da laminare, per sostituire quelle che arrivava da Taranto, dove non si produce più nulla dopo lo stop all’area a caldo imposto dal decreto della Corte d’Appello di Milano a causa della presenza di amianto e delle norme dell’Autorizzazione integrata ambientale ritenute lasche. I magistrati, respingendo due ricorsi di Ilva e Acciaierie, hanno confermato la necessità di fermare gli altiforni senza attendere l’esito del ricorso straordinario in Cassazione, con l’udienza fissata per il prossimo 20 ottobre.

Anche se la Suprema Corte dovesse ribaltare il verdetto, in ogni caso, Ilva non sarà in grado di ripartire immediatamente non avendo più a disposizione le materie prime per produrre l’acciaio. I commissari hanno infatti fermato l’approvvigionamento in vista della sospensione e per far tornare al lavoro gli impianti ci vorranno tra due e quattro mesi. Per questo, martedì il governo ha varato un decreto che prevede, tra le altre cose, il finanziamento della cassa integrazione per tutti i dipendenti – circa 9.000 persone – fino a giugno 2027. Contemporaneamente, per non compromettere gli impianti, il Consiglio dei ministri ha autorizzato i manager dell’acciaieria a tenere in fase di “preriscaldo” – la condizione che permette agli altiforni di non essere danneggiati, pur non producendo – fino alla pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di Cassazione: la misura riguarderà le batterie di coke e i cowper.

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