Health, epatite C: stop all’effetto domino verso il tumore del fegato

Per anni può non dare alcun segnale. Nessun dolore, nessun sintomo evidente, nessun campanello d'allarme capace di spingere una persona a rivolgersi al medico. Eppure, continua a danneggiare il fegato lentamente, giorno dopo giorno, fino a trasformarsi nelle forme più gravi in cirrosi o tumore. È la storia dell'epatite C, una delle infezioni croniche più insidiose conosciute dalla medicina e protagonista della nuova puntata di Health, dedicata a una patologia che oggi può essere guarita nella quasi totalità dei casi grazie all'innovazione terapeutica, ma che continua a rappresentare una sfida sanitaria perché migliaia di persone potrebbero convivere con il virus senza saperlo. Il punto centrale è proprio questo: oggi il problema non è la mancanza di cure, quanto l'assenza di diagnosi. Ed un grande sommerso: quelle persone che hanno contratto il virus anni fa e non ne sono consapevoli. Quali sono i rischi? Quando la malattia viene scoperta casualmente durante esami di routine, il danno al fegato può essere già avanzato.
Il lungo viaggio della malattia
L'infezione da virus dell'epatite C interessa il fegato. Nelle sue fasi iniziali raramente provoca sintomi specifici e proprio questa caratteristica le è valsa la definizione di "malattia silenziosa". Con il passare degli anni, però, l'infiammazione cronica può causare fibrosi, cirrosi e, in una parte dei pazienti, evolvere verso l'epatocarcinoma, il tumore primitivo del fegato. Un percorso lento, spesso lungo decenni, che oggi – però - può essere interrotto. "Abbiamo assistito a una vera rivoluzione terapeutica. Oggi possiamo eliminare il virus nella grande maggioranza dei pazienti, modificando radicalmente la storia naturale della malattia" - spiega la Professoressa Cristina Mussini, Presidente Nazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali; Direttrice della Clinica di Malattie Infettive dell'AOU Policlinico di Modena e Professore Ordinario dell’Università di Modena e Reggio Emilia. La disponibilità di farmaci antivirali diretti ha infatti cambiato completamente lo scenario rispetto al passato. Le terapie sono brevi, generalmente ben tollerate e consentono di ottenere la guarigione virologica nella quasi totalità dei casi.
Quando il tumore può essere prevenuto
L'aspetto forse meno conosciuto riguarda il legame tra epatite C ed epatocarcinoma. Il tumore del fegato rappresenta infatti una delle possibili conseguenze dell'infezione cronica non trattata. Per questo gli specialisti parlano sempre più spesso di prevenzione oncologica. Curare il virus significa non soltanto salvaguardare il fegato, ma anche ridurre il rischio che il processo infiammatorio cronico sfoci in una malattia oncologica. "Nel caso dell'epatite C abbiamo un'opportunità straordinaria: intervenire molti anni prima che compaiano le complicanze più gravi e ridurre il rischio di sviluppare un tumore del fegato" - sottolinea Valerio Giannelli, Componente del Comitato Coordinatore AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e Responsabile UOS Diagnostica Invasiva nelle Patologie Epatiche e UOC Malattie del Fegato, Ospedale San Camillo Forlanini di Roma. La relazione tra infezione cronica, cirrosi ed epatocarcinoma è oggi ampiamente documentata dalla letteratura scientifica e rappresenta uno dei principali motivi per cui la diagnosi precoce continua a essere considerata strategica.
Chi dovrebbe fare il test
Uno dei messaggi più importanti emersi durante la puntata riguarda la necessità di identificare le persone che non sanno di essere state esposte al virus. Molti italiani hanno contratto l'infezione in anni in cui non erano ancora disponibili gli attuali sistemi di controllo e sicurezza impiegati nelle procedure sanitarie e trasfusionali. Per questo motivo gli esperti invitano a non considerare l'epatite C una malattia del passato. "Pensare che il problema sia completamente risolto è un errore. Esistono ancora persone che convivono con l'infezione senza esserne consapevoli e che possono beneficiare di una diagnosi e di una cura tempestive" - osserva Massimiliano Conforti, Presidente di EpaC ETS.
Un semplice test per la diagnosi
Il test è semplice e rappresenta il primo passo per accedere a eventuali approfondimenti diagnostici e alle cure. Un esempio concreto arriva dal Piemonte, dove la campagna regionale "Prevenzione Epatite C. Aderisci al test gratuito" punta a intercettare le infezioni asintomatiche attraverso iniziative diffuse sul territorio. Tra queste il progetto "Camper della Salute", promosso in provincia di Alessandria dalla Fondazione C.I.G.N.O., federata FAVO, che porta informazione, screening e diagnosi precoce direttamente tra i cittadini. "Abbiamo a disposizione strumenti semplici ed efficaci per individuare l'infezione prima che provochi danni irreversibili. Iniziative come il Camper della Salute dimostrano che la prevenzione può raggiungere le persone nei luoghi della vita quotidiana, offrendo un'opportunità concreta di diagnosi precoce. Il nostro invito è pragmatico: aderire agli screening, perché un test eseguito oggi può prevenire domani una cirrosi, un tumore del fegato e nuove infezioni" - sottolinea Paola Varese, Presidente FAVO e Direttore Scientifico della Fondazione C.I.G.N.O. Varese aggiunge: “Le persone nate tra il 1969 e il 1989 possono accedere gratuitamente allo screening per l’HCV nell'ambito del programma nazionale. In molte Regioni il test viene proposto contestualmente a un normale prelievo di sangue effettuato per altri esami”. L'obiettivo dello screening è identificare precocemente le persone infette, avviare rapidamente il trattamento, prevenire le complicanze e interrompere la circolazione del virus.
Come si contrae l'epatite C
Il virus dell'epatite C si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto. Oggi il rischio è principalmente legato alla condivisione di aghi o strumenti non sterili, mentre le trasfusioni effettuate in Italia dopo l'introduzione dei controlli obbligatori sono considerate sicure. La trasmissione sessuale è possibile ma meno frequente e aumenta in presenza di specifici fattori di rischio. L'infezione non si trasmette attraverso contatti casuali, strette di mano, abbracci, baci, cibo o condivisione di oggetti di uso comune.
Oltre la guarigione: proteggere il fegato nel tempo
La guarigione dal virus rappresenta un risultato straordinario, ma gli specialisti ricordano che la salute del fegato va comunque tutelata nel corso della vita. Alimentazione equilibrata, controllo del peso corporeo, limitazione del consumo di alcol, attività fisica regolare e monitoraggio clinico dei pazienti che hanno già sviluppato malattie epatiche restano strumenti essenziali per preservare la funzionalità dell'organo. Negli ultimi anni, inoltre, l'attenzione degli epatologi si è allargata ad altre patologie del fegato in costante aumento, come la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, oggi strettamente collegata alla diffusione di obesità, diabete e sindrome metabolica.
Una malattia che oggi può essere sconfitta
L'epatite C racconta una delle storie di maggior successo della medicina moderna. Una malattia che per anni ha portato migliaia di persone verso cirrosi, insufficienza epatica e tumore oggi può essere efficacemente curata. La sfida, però, non è finita. Per gli specialisti il passo decisivo è raggiungere chi ancora non sa di essere infetto, perché ogni diagnosi effettuata in tempo significa un danno epatico evitato, una complicanza in meno e, in molti casi, un tumore prevenuto. Con l’obiettivo di fermare l’effetto domino che dall’epatite C può portare all’epatocarcinoma è stato preparato un importante Manifesto i cui firmatari - clinici, istituzioni, farmacie territoriali e associazioni di pazienti - si impegnano a operare in modo coordinato perché l’Italia raggiunga l’obiettivo dell’eliminazione dell’epatite C. Perché l'epatite C possa diventare un esempio concreto di come la prevenzione, la diagnosi precoce e l'innovazione terapeutica possano cambiare il destino di una malattia e la vita delle persone.
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