Azienda dell’indotto Ilva non paga gli stipendi di agosto: sciopero a oltranza alla Semat
È una delle aziende più grandi dell’indotto dell’Ilva. Lavora da anni nell’area a caldo dell’acciaieria, ma ora Semat Engineering non è più in grado di pagare gli stipendi ai propri dipendenti. La colpa? L’impresa sostiene sia di Acciaierie d’Italia, la società in amministrazione straordinaria – quindi nelle mani dello Stato – che gestisce il siderurgico: non ha infatti pagato, a sua volta, le fatture degli scorsi mesi. A rimetterci sono i lavoratori, che non hanno ricevuto la busta paga di agosto: così i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero a oltranza.
L’indotto del siderurgico tarantino è ormai al collasso, Acciaierie ha soldi in tasca per ancora poche settimane e, nonostante un decreto apposito del governo per dare priorità alle aziende dell’indotto nei pagamenti, evidentemente non riesce a star dietro a tutte le uscite. Nemmeno con gli ultimi 100 milioni di euro di prestito ponte erogati dall’esecutivo in accordo con l’Unione Europea. Con un atto formale, Semat ha comunicato l’impossibilità di erogare le retribuzioni relative al mese di agosto scorso, “senza fornire alcuna data certa per il relativo saldo”, spiegano sindacati.
Lo sciopero è partito dalle 8 di lunedì e continuerà per ogni turno di lavoro di tutto il personale dipendente: “La mobilitazione proseguirà fino a quando non verranno fornite garanzie certe e vincolanti circa il pagamento integrale degli stipendi”, aggiungono i sindacati. “Non vogliamo più essere mantenuti in cassa integrazione, vogliamo la dignità di una continuità di lavoro che sia rispettosa di tutte le sensibilità e di tutto quello che è previsto dalla Costituzione”. La vicenda – accusa Pietro Cantoro, segretario Appalto e Indotto ex Ilva della Fim Cisl Taranto Brindisi – è il risultato “di una continua assenza nella capacità di scegliere e di avere una visione di un piano industriale di continuità del lavoro”. E a pagare, sottolinea, “sono sempre loro, l’anello più debole, l’appalto e l’indotto”.
Il sindacalista punta il dito contro una situazione che sta producendo conseguenze anche fuori dai luoghi di lavoro: “Ancora ad oggi devono fare i conti con l’impossibilità di arrivare non solo a fine mese ma anche alla metà del mese e non riuscire a mettere il pranzo con la cena”, afferma. I rappresentanti dei metalmeccanici e Semat avevano firmato un accordo prima dell’estate siglando la cassa integrazione per circa 200 persone. Una decisione inevitabile, visto che l’impresa è impegnata nella manutenzione delle cokerie, cioè gli impianti che producono il coke per gli altiforni: fino a gennaio, Acciaierie d’Italia lo produceva internamente poi ha deciso di acquistarlo all’esterno e quindi il reparto si è fermato, lasciando Semat a corto di lavoro.
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