ESPNNHL Tonight: Get ready for Round 1 of the Battle of New YorkThe Jerusalem Post'Let 'em take out Los Angeles': Trump sparks fury after barb suggesting Iran destroy LA, San DiegoESPN DeportesEstados Unidos no goleó 3-0 a México, fue un aplastante ¡11-0!Daily MaverickTHE CONVERSATION: Do pimple patches actually work? Here’s what the science saysStraits Times SportCrisis-hit Italian FA placed under national Olympic committee’s controlBusiness AMProductie van F110-motoren voor de F-16 en de F-15EX is op een jaar tijd met 50 procent verhoogdWirtualna PolskaPogranicznicy znaleźli chłopca. Dziecko krwawiłoZDF heuteEntdecken Sie das ZDF-NachrichtenstudioIl Fatto Quotidiano‘Sistema Sorrento’, il Comune chiede a Coppola e ai suoi complici 3 milioni di euro per “danno di immagine”CBS NewsIran's Houthi allies deny losing ground as Mideast crisis engulfs YemenTagesschauSachsen-Anhalt: AfD stellt mit Tillschneider auch LandtagsvizepräsidentNDTVRahul Gandhi Being Removed From Protest Site Near Poll Body Office
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, October 6, 2026

Buonfiglio fa marcia indietro, così Malagò vince ancora: perché politica e Coni non sono riusciti a disarcionarlo

Translate

Buonfiglio fa marcia indietro e Malagò vince ancora: perché politica e Coni non sono riusciti a disarcionarlo

Icona dei commenti Commenti

Scusate, abbiamo scherzato. Dopo quasi tre mesi di scontri istituzionali, inchieste, pareri legali sul famoso mancato tesseramento, la crisi del pallone finisce con la solita farsa all’italiana: Malagò commissario di Malagò. Una soluzione paradossale che avevamo raccontato per primi proprio qui sul Fatto Quotidiano tre settimane fa: all’epoca sembrava quasi una boutade, l’ennesima provocazione del n.1 della Figc per tenersi la poltrona. Invece nel calcio italiano la realtà supera persino la fantasia.

La cronaca racconta dell’incontro risolutore in mattinata tra i due antagonisti, il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio e Malagò, prima della giunta che ha deliberato all’unanimità il commissariamento (sui generis), ratificato infine dal consiglio nazionale. Sembra cervellotico, ma di per sé può anche avere un senso: alla fine qui non si parlava di brogli o sfiducia, l’irregolarità contestata (cioè non essere tesserato per la Figc al momento dell’elezione, come previsto dalla regole) è sempre stata un vizio formale, importante, che però non inficiava la legittimità politica della sua elezione, mai in discussione. Dunque in linea di principio, in un contesto di serenità e reciproca collaborazione, può anche essere il diretto interessato a sanarla, convocando nuove elezioni e ricandidandosi. Solo che le pulsioni esterne (politica, Coni) ed interne allo stesso mondo del pallone sembravano andare in tutt’altra direzione, ovvero nel commissariamento della Federazione per far fuori Malagò.

Invece nelle ultime ore era diventato evidente che la giunta decisiva si sarebbe trasformata in una pericolosissima conta all’ultimo voto, dall’esito imprevedibile: il commissariamento rischiava di andar sotto, o comunque di passare con una maggioranza risicata e una coda di ricorsi e polemiche infinita. Per entrambe le parti la posta in palio era altissima, col rischio di perdere tutto. Così nelle ultime ore si era diffusa la voce di una soluzione a metà strada, per evitare le scontro frontale e salvare il sistema. È chiaro, però, che Malagò commissario di se stesso è un compromesso molto più favorevole alla Figc che al Coni (del resto, era stato proprio l’entourage di Malagò a proporlo qualche settimana fa, prima che il Coni lo rispolverasse fuori nelle ultime ore). Come ci si è arrivati?

Per il Coni era fondamentale soprattutto salvare le apparenze. Buonfiglio ha tenuto il punto sul mancato tesseramento, uno dei principi cardine dell’intero ordinamento sportivo: così potrà dire di aver comunque commissariato la FederCalcio, rispettando le regole e l’autonomia dello sport, che poi era sempre stato il nocciolo della questione per il Comitato olimpico. Dopodichè è evidente che l’ammorbidimento (soltanto poche ore fa parlava di “pareri granitici”, lasciando immaginare un commissariamento vero e inevitabile) sia il frutto di una posizione di debolezza. Buonfiglio è stato travolto dalla potenzia mediatica e relazionale di Malagò: tutti i giornali si sono schierati col n.1 del pallone; in giunta e consiglio i voti cominciavano a venire meno. Buonfiglio rischiava di uscirne a pezzi, e per cosa poi? Fare il lavoro sporco per altri.

In tanti speravano di impallinare Malagò, col pretesto del tesseramento: la politica (i ministri Abodi e Giorgetti), alcuni presidenti importanti di Serie A delusi dall’avvio della sua gestione. Però al momento decisivo si sono sfilati, delegando la pratica, convinti che tanto ci avrebbe pensato il Coni. I revisori (due su tre sono di nomina governativa…) non hanno voluto prendere posizione sul pacchiano conflitto di interessi di Elisabet Spina (tesserata del Milan) e soprattutto di Diana Bianchedi, che ha lasciato la carica di capodelegazione in Figc giusto in tempo per aiutare in giunta in favore del suo mentore: alla fine Buonfiglio avrebbe dovuto esporsi in prima persona per toglierle il diritto di voto (condizione imprescindibile per far passare il commissariamento, e forse non sarebbe bastato comunque).

Stesso discorso per la Serie A. Al Foro Italico hanno aspettato fino all’ultimo un segnale da Milano: il vero piano del Coni, infatti, era affidare la reggenza al n.1 della Lega Calcio, Ezio Simonelli, la figura ideale per dimostrare di non violare l’autonomia del pallone e al contempo liberarsi di Malagò. Sarebbe bastata una mezza parola, una piccola presa di distanza da parte dei club. Invece il presidente di Lega non si è mai detto disponibile, e dopo ore di riflessione (che dimostrano il travaglio interno), le società hanno partorito un comunicato di sostegno senza se e senza ma a Malagò, con toni anche sgrammaticati nei confronti del Coni. A quel punto, sentendosi lasciato solo e temendo di perdere lui la poltrona, Buonfiglio ha fatto marcia indietro, o meglio un passo in avanti verso Malagò. Rispolverando proprio quella trovata che tre settimane fa sembrava assurda, e che ora diventa la soluzione per uscire dal vicolo cieco in cui le parti si erano cacciate.

Malagò rimarrà in Figc da commissario. La politica – che sognava di farlo fuori e prendersi il pallone senza nemmeno sporcarsi le mani, il delitto perfetto – ancora una volta è stata respinta e ne esce sconfitta. Il Coni non proprio a pezzi, ma incerottato. Malagò come sempre vincitore. La partita sul suo futuro si sposta nelle urne (già nei primissimi giorni del 2027), ma rimanendo in sella la conferma è quasi scontata. Dovrà mantenere gli stessi voti dell’ultima volta (68%) per non indebolirsi, ma da candidato unico potrebbe prenderne anche di più e ne uscirebbe persino rafforzato. Se qualcuno non lo vuole, in Serie A o altrove, dovrà prendersi la responsabilità di dirlo, stavolta apertamente.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.