"Correggio profondamente umano", a Dresda una grande mostra sul pittore emiliano

In un giorno d’estate del 1746, un corteo di carrozze lascia Modena in direzione nord, verso Dresda. Sono cariche di 100 capolavori della collezione estense. Il duca Francesco III ha dovuto venderle per le difficoltà economiche dovute alle guerre di successione. L’acquirente è Augusto III, Elettore di Sassonia e Re di Polonia. Ha pagato 100 mila zecchini per avere quadri di Correggio, Tiziano, Parmigianino, Velasquez, Veronese. Una perdita per il patrimonio della città emiliana, ma la pittura italiana conquista l’Europa.
La mostra: “Correggio profondamente umano” alla Gemaeldegalerie
Molti dei quadri esposti fanno parte della collezione permanente della Gemaeldegalerie Alte Meister di Dresda, come le quattro grandi pale d’altare che accolgono il visitatore quasi all’inizio del percorso. Ma ci sono diversi motivi che rendono la mostra di grande interesse:
- I prestiti interazionali completano lo sguardo su Correggio. Tra li loro, anche la Danae della Galleria Borghese. Anche il Louvre, il Prado e la National Gallery di Londra hanno prestato delle opere.
- Il prodigioso restauro della pala di San Sebastiano, pesantemente danneggiata, da secoli, a causa del cedimento strutturale delle tavole di legno da cui è composta. Dopo un lavoro di recupero durato anni, la si ammira in tutto il suo splendore.
- Viene evidenziato il rapporto tra Correggio e gli artisti che lo hanno preceduto (Leonardo) o seguito (Rubens). Pur avendo operato in un’area geografica limitata, Correggio esercita una grande influenza sui posteri. Sa essere soave, ma anche monumentale nella pittura religiosa: la cupola del Duomo e quella di san Giovanni Evangelista a Parma con il loro effetto illusionistico di sfondamento dello spazio lasceranno il segno sull’arte barocca.
La sensualità di Correggio e lo sfregio a Leda
Una delle ultime sale della mostra è dedicata alla pittura mitologica. Correggio realizzò per i Gonzaga di Mantova una serie di dipinti sugli amori di Giove. Doveva essere un dono all’imperatore Carlo V. Soggetti di grande sensualità che contribuirono in modo decisivo alla fama del pittore. In mostra non c’è la Leda e il cigno custodita a Berlino, vittima di un famoso episodio di vandalismo: nel Settecento Luigi d’Orléans, in preda a una crisi religiosa, sfigurò il volto di Leda, successivamente ridipinto in modo anonimo. E’ però esposta la copia fatta da un pittore spagnolo che riproduce l’espressione originale di Leda abbandonata all’abbraccio del cigno/Giove.
La più grande mostra su Correggio mai realizzata fuori dall’Italia gode del patronato dell’Ambasciata italiana a Berlino e resterà aperta fino al 10 gennaio 2027
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