La morte di Fabio Colapietro, De Oliveira sulla professoressa: "È stata lei a manovrare tutto"

“È stata lei a manovrare le azioni di tutti dopo che era stato ucciso, la mente che puntava a tornare a una vita normale”. Sono queste le intercettazioni ambientali tra gli indagati per l'omicidio del pusher Fabio Colapietro, ucciso in un appartamento di via Tommaso Gulli a Torino, e i loro familiari.
Cristian Matheus De Oliveira Morando, crollando emotivamente davanti alla madre e all'ex compagna Miruna Ene, ha cercato di ridimensionare la propria responsabilità puntando il dito contro la coinquilina Nicole Formichetti, definita senza mezzi termini la vera stratega del post-omicidio.
“La direzione dell'attività svolta era sotto il controllo della Professoressa che chiamavamo 'Satana'”, ha confessato l'indagato intercettato, aggiungendo che era l'unica a spingere per chiudere la faccenda in fretta e furia: “Era l'unica tra i tre che puntava a trovare un modo per sbarazzarsi del cadavere e tornare a una vita normale”. Nel frattempo montava la rabbia del giovane per essere stato dipinto come l'unico mostro di una notte in cui “tutti ne avevano avuto una parte”.
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere
Il gip del Tribunale di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, Nicole Formichetti e Keith Butig, 22 anni, fermati nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio del 39enne Fabio Colapietro. Il giudice non ha convalidato i fermi, ritenendo non sussistente il pericolo di fuga, ma ha disposto per tutti e tre la custodia in carcere.
Il corpo di Colapietro è stato fatto a pezzi e nascosto in sacchi neri dell'immondizia e in secchi pieni di cemento. Secondo quanto emerso, l'omicidio sarebbe maturato al termine di un festino durato due notti, durante il quale sarebbero state assunte diverse sostanze stupefacenti e alcol. Morando deve rispondere dell'accusa di omicidio, gli altri due di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere.
Tutto sarebbe cominciato con un festino a base di crack, poi i funghi allucinogeni, lsd, cannabis, mdphp (droga sintetica) e superalcolici. Un mix micidiale di droghe e stordimenti, che sono culminate in un omicidio e poi la macabra decisione di fare a pezzi il cadavere.
A quanto si è appreso durante l'interrogatorio, il giovane avrebbe raccontato che insieme alla professoressa, che abita nella casa dove il corpo della vittima è stato trovato, e a un'altra persona, un filippino, avrebbero fatto uso di alcool e diverse droghe per ore fino all'arrivo dello spacciatore, la vittima.
A casa della professoressa
La festa era iniziata il 20 settembre, ha detto De Oliveira Morando. Quel giorno era arrivato a casa della professoressa con Butig, che abita con la famiglia a poche centinaia di metri. Una volta giunto anche Colapietro, considerato il galoppino "di uno spacciatore che conosce la professoressa, hanno cominciato a consumare ogni tipo di sostanza, il giorno e la notte", riferisce l'avvocato. L'indomani il ventiseienne "si sveglia e gli dicono che la vittima gli avrebbe rubato forse 50 euro, ne nasce una lite in cui tutti si sono picchiati, quindi Colapietro cade e muore". Sulle circostanze del decesso non c'è chiarezza.
La madre di De Oliveira: “Mio figlio dice che c'era odore di arance”
“Mio figlio mi ha detto che c'era odore di arance, la metafora per spiegarmi che c'era un cadavere in casa”. È una delle dichiarazioni della madre del killer riportata nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Torino, Antonio Borretta, per l'omicidio del pusher Fabio Colapietro. La donna è la madre di Cristian Matheus De Oliveira Morando, l'indagato principale del delitto di via Tommaso Gulli a Torino e che ha ripercorso minuto per minuto la telefonata drammatica ricevuta dal figlio, in preda a una forte crisi di panico e sotto l'effetto di stupefacenti, prima della confessione e dell'intervento della polizia.
In preda al delirio e terrorizzato all'idea di parlare apertamente al telefono, il giovane ha cercato di far capire alla madre la gravità di ciò che era accaduto all'interno dell'appartamento, dove il corpo della vittima giaceva smembrato nella vasca da bagno da giorni: “Mi ha detto che non potevo sopportare l'odore sgradevole delle arance”, ha messo a verbale la donna, spiegando agli inquirenti come quella frase fosse una precisa cifra culturale: “Metafora utilizzata da mio figlio per farmi capire che dove si trovava vi era un odore acre di morte, visto che nel mio paese era costume mettere delle arance in una bacinella d'acqua per assorbire le esalazioni di una persona deceduta”.
Per Keith Budig "l'omicidio neanche è in contestazione. Nega anche la partecipazione al vilipendio, allo smembramento, all'occultamento di cadavere", spiega il suo avvocato, Francesco Rotella. "Era consapevole di quello che era successo. Non ha partecipato all'opera di occultamento. Ha riferito di essere andata ad acquistare dei sacchi che sarebbero poi stati utilizzati per..., ma che è l'unica partecipazione attiva che ha dato".
La giovane "è rimasta lì per due giorni, dopo di che è uscita e si è nascosta per un giorno e mezzo o due, per paura dell'accaduto, e poi è stata fermata". Non avrebbe assistito all'omicidio in quanto "era in un'altra stanza". Il gruppo, riferisce il legale, si era conosciuto "nel contesto di "vendita e acquisto sostanze stupefacenti". Ha scelto invece di non rispondere alle domande del gip Nicole Formichetti. I suoi legali paiono intenzionati a concordare con la Procura un interrogatorio quando sarà nelle condizioni di farlo. Ora è attesa la decisione del gip sulla convalida dei fermi.
De Oliveira dopo l'omicidio telefonò all'ex
Matheus mi ha fatto una videochiamata su WhatsApp, in cui l'ho visto in forte stato confusionale, non si capiva bene cosa stesse dicendo. Mi parlava di cemento, che avrebbe dovuto comprare del cemento per l'esattezza. Poi mi mostrava in una frazione di secondo dei guanti e dello scotch". È quanto racconta agli investigatori l'ex compagna di Cristian Matheus De Oliveira Morando.
La videochiamata risale a mercoledì 23 settembre. "Si trovava in un'abitazione che io non conosco. Non era in compagnia di nessuno o almeno dalla videochiamata non sembrava. Io mi sono un po' allarmata di questa situazione".
Il giorno seguente un'altra videochiamata. "Mi ha fatto una videochiamata alle 18:00 circa dove si vedeva che lui era in un negozio e ho visto che stava comprando del cemento. Lui mi detto che era per aiutare un suo amico ma poi mi ha detto: Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito. In quel momento è diventato di nuovo scosso e ha spento la videochiamata dicendo che doveva andare a pagare".
Già martedì 22 settembre, secondo la testimonianza della donna, De Oliveira Morando le aveva inviato un audio. L'ex compagna riferisce che diceva che "era troppo tardi perché c'era stato un danno", che era molto agitato e sperava che la situazione potesse sistemarsi. Aggiungeva che avrebbe avvertito la polizia, ma che prima doveva stabilizzare la situazione in cui si trovava perché era in pericolo anche lui.
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