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Monday, September 28, 2026

Madre e figli uccise con la ricina, analisi su pc e 10 pen drive sequestrati a Gianni Di Vita. Ancora attesi i risultati dei test eseguiti a Berlino

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Madre e figli uccise con la ricina, analisi su pc e 10 pen drive sequestrati a Gianni Di Vita. Ancora attesi i risultati dei test eseguiti a Berlino

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C’è un nuovo capitolo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, entrambe uccise da una intossicazione acuta da ricina dopo una cena avvenuta durante le festività natalizie a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Lunedì mattina hanno preso il via in Questura gli accertamenti sul computer e sulle dieci pen drive sequestrati lo scorso 31 luglio a Gianni Di Vita, il papà e marito delle due vittime. La Procura di Larino indaga per omicidio volontario. Gli investigatori – che da mesi raccolgono testimonianze – avrebbero raccolto “elementi certi” che orientano l’indagine verso un’ipotesi dolosa.

La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha incaricato personale specializzato dello Sco per l’estrapolazione dei dati contenuti nei dispositivi elettronici. Alle operazioni potevano partecipare anche le parti: indagati, avvocati, parti offese e consulenti. Si è presentato però solo Gianni Alfonso, consulente informatico dell’avvocato Vittorino Facciolla, il legale che assiste Gianni Di Vita.

La Procura, nell’ambito delle indagini sulla morte di madre e figlia, ha chiesto in particolare l’estrazione di dati inerenti eventuali rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina; dati relativi ai rapporti con famigliari, parenti e amici, utili a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle vittime; eventuali annotazioni da parte delle vittime su alimenti consumati nei giorni antecedenti ai malori; eventuali documenti, note, pagine di diario, lettere inerenti eventuali malattie sofferte dalle vittime e non conosciute; chat, foto, registrazioni vocali, note, navigazioni internet, rilevazione delle posizioni dei dispositivi, degli indirizzi email e degli account dei profili social network. L’arco temporale della ricerca è molto ampio, va dalla prima accensione dei dispositivi fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Il tempo fissato per ultimare il lavoro è di 60 giorni salvo proroga.

Gli esami attesi da Berlino

A tre mesi dall’affidamento degli accertamenti agli esperti tedeschi, gli investigatori italiani attendono ancora gli esiti degli esami affidati al Robert Koch Institute di Berlino. I termini concessi per due dei quattro quesiti posti sono scaduti tra la fine di luglio e la fine di agosto, ma non si ha notizia né di risultati ufficiali già arrivati né di eventuali proroghe richieste e concesse. Qualche risposta parziale, in attesa delle relazioni ufficiali, potrebbe comunque essere già arrivata.

Nel dettaglio, sono quattro gli interrogativi ai quali Berlino è chiamata a dare risposta. Il primo riguarda la presenza di ricina nei campioni biologici prelevati durante le autopsie. Il secondo riguarda invece la presenza della sostanza nei 131 reperti raccolti durante il sopralluogo nella casa di Pietracatella lo scorso 30 luglio. Il terzo quesito riguarda la presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, familiari delle vittime. L’ultimo riguarda invece la presenza di ricina negli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.

Proprio quest’ultimo accertamento presenta particolari complessità, considerando che gli alimenti e i liquidi inviati a Berlino sono complessivamente 73. Oltre ai prodotti prelevati dalle dispense, dal frigorifero e dal freezer, come emerso nelle scorse settimane, ci sono anche due borracce e una boccetta di vetro. Le prime due sono state trovate nella sala della casa, su un tavolino accanto al camino. In una delle borracce, in particolare, era presente un liquido, probabilmente acqua, con evidenti residui solidi. Nella boccetta, invece, trovata nella dispensa dell’abitazione della madre di Gianni Di Vita, era presente una sostanza granulare scura. Secondo indiscrezioni sarebbero state trovate tracce del veleno, inodore, incolore e insapore, su uno o più campioni. Ma la procura ha smentito. Intanto la settimana scorso sono ripresi le audizioni di testimoni. Sono stati sentiti il fratello di Antonella e sua moglie, nel pomeriggio è toccato agli amici di Sara: un ragazzo e una ragazza, arrivati entrati in questura accompagnati dalle rispettive madri. Entrambi sono rimasti all’interno per un’ora. Altri testimoni sono stati convocati come persone informate dei fatti.

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