Da Giovanni XXIII a Leone XIV, così la salute dei Papi ha smesso di essere un segreto

Domenica 11 ottobre l’attuale Pontefice ha deciso di comunicare alla fine dell’Angelus che si sottoporrà a un intervento per un nodulo polmonare: dovrebbe entrare al Gemelli fra martedì e mercoledì. “Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici - ha detto Leone XIV con voce calma - ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L'intervento è già programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera”. Prevost ha così annunciato pubblicamente di avere un problema di salute: una scelta che non è una prima volta assoluta per un Pontefice, ma che non è sempre stata la prassi all’interno del Vaticano.
Sceglici su:
Quello che devi sapere
Papa Francesco
La scelta del Pontefice di comunicare pubblicamente un problema di salute, come detto, non è stata una prima volta. Ad esempio Papa Francesco, predecessore di Prevost, durante una visita al carcere di Regina Coeli il 29 marzo 2018 annunciò che si sarebbe sottoposto a un intervento di cataratta. E qualche anno dopo, l’11 maggio 2022, al termine di un'udienza generale Bergoglio parlò dei suoi problemi al ginocchio: "Vorrei scusarmi perché oggi non potrò andare da voi per salutarvi, a causa del mio ginocchio che è ancora malato". Papa Francesco - che nel corso del pontificato fu anche operato per una stenosi diverticolare sintomatica del colon, subì un intervento alla parete addominale per un laparocele incarcerato e venne ricoverato diverse volte per bronchite e polmonite -, negli ultimi tempi era apparso in pubblico in sedia a rotelle e l'apparecchio acustico, sdoganando in qualche modo la malattia come parte di una vita che continua ad andare avanti e non come qualcosa da nascondere.
Per approfondire: Papa Francesco, una vita per la fede. La fotostoria di Bergoglio
Papa Francesco - ©Ansa
Papa Ratzinger
Papa Benedetto XVI nel 2012 fu sottoposto in gran segreto a un intervento al cuore, ma quando l’11 febbraio 2013 annunciò al mondo la sua rinuncia al pontificato non nascose le difficoltà legate all’età: “Carissimi Fratelli, dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino - disse Ratzinger - Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005”.
Per approfondire: Joseph Ratzinger: la storia di Benedetto XVI, il Papa emerito che si è dimesso. FOTO
Papa Ratzinger - ©Ansa
pubblicità
Giovanni Paolo II
La fase finale del Pontificato di Papa Giovanni Paolo II fu segnata dalle difficoltà di movimento prima e di parola poi, dalle improvvise indisposizioni e soprattutto dal lento spegnersi di un uomo che, colpito dal Parkinson, non ha voluto nascondere agli occhi dei fedeli e del mondo i sintomi e gli effetti della sua malattia. Wojtyla però anche in precedenza aveva parlato apertamente della sua salute, ad esempio il 12 luglio del 1992 quando, alla fine dell'Angelus (come Leone XIV), disse: “Vorrei farvi ora una confidenza. Mi recherò stasera al Policlinico Gemelli per sottopormi ad alcuni accertamenti diagnostici. Chiedo le vostre preghiere”. Ma ciò che modificò profondamente il rapporto fra i Papi e la medicina fu l’attentato del 13 maggio 1981, quando Mehmet Ali Agca sparò a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Il Pontefice venne portato d’urgenza al Policlinico Gemelli, una struttura esterna al Vaticano, che negli anni successivi - dopo diversi ricoveri - lui stesso definirà “Vaticano numero tre” accostandolo a piazza San Pietro a Castel Gandolfo. Difficile mantenere una riservatezza assoluta, specialmente dopo un attentato avvenuto in diretta, e così il percorso di guarigione fu almeno in parte condiviso, anche con alcune foto del Papa nel letto d’ospedale.
Papa Giovanni Paolo II - ©Ansa
Giovanni XXIII
Tornando indietro nel tempo, il Papa che per primo iniziò a cambiare le modalità di comunicazione delle condizioni di salute dei Pontefici fu Giovanni XXIII, in carica dal 28 ottobre 1958 fino alla sua morte, avvenuta il 3 giugno 1963. Noto proprio per i suoi “fuori programma” che spesso portavano a un rapporto diretto con i fedeli, inizialmente non comunicò il tumore allo stomaco che gli venne diagnosticato in fase avanzata. Tuttavia, nel dicembre del 1962, fece una scelta innovativa per quegli anni: durante una riflessione destinata ai fedeli, parlò con semplicità del tempo che passa e della salute che va e viene.
Papa Giovanni XXIII - ©Ansa
pubblicità
Giovanni Paolo I
La scelta di comunicare apertamente le proprie condizioni di salute può essere vista anche come un modo per scongiurare la circolazione di notizie false. Papa Giovanni Paolo I aveva già avuto diversi problemi di salute prima della sua elezione, ma quando morì dopo appena 33 giorni di pontificato, il 28 settembre 1978, furono molte le ricostruzioni alternative che iniziarono a circolare, nonostante ufficialmente il decesso venne attribuito a un infarto. Teorie, fra cui quella che Papa Luciani fosse stato assassinato, alimentate anche da una comunicazione scarsa e velata di incertezza.
Papa Giovanni Paolo I - ©Ansa
Pio XI
Un esempio simile riguarda la morte di Pio XI, in carica fino al 10 febbraio 1939. In questo caso, all’assenza di informazioni cliniche chiare si aggiunse il contesto politico segnato dai rapporti sempre peggiori con il fascismo. Inoltre, non aiutò a evitare teorie alternative e sospetti il fatto che fra i medici che avevano curato il Pontefice ci fosse il padre di Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini. Fra le ipotesi circolate, e mai supportate da prove, c’è stata quella di un avvelenamento su ordine del Duce.
Leggi anche: Papa Leone XIV, tutti i Pontefici che hanno scelto lo stesso nome nella storia
Papa Pio XI - ©Ansa
pubblicità
Pio XII
La diffusione pubblica di notizie chiare e certe è anche un modo per evitare episodi di violazione della riservatezza come quello che ha coinvolto Papa Pio XII, in carica fino alla sua morte avvenuta il 9 ottobre 1958. Pio XII fu colto da un'ischemia che lo fece sprofondare in uno stato comatoso, e in quella circostanza il medico Riccardo Galeazzi-Lisi gli scattò alcune foto - mentre era semincosciente e intubato - e le vendette ai giornali.
Per approfondire: Tutti i Papi dal 1900 a oggi, da Leone XIII a Leone XIV. L’elenco
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.