La sicurezza mette alla prova il Campo largo di Schlein

"Io penso che davanti a una destra che porta caos, guerra, inflazione e recessione, noi dobbiamo offrire protezione e tranquillità". Elly Schlein sceglie queste parole per chiudere il suo intervento a Montepulciano, alla convention "Pronti per l'alternativa", organizzata dal correntone di maggioranza interna del Pd che la sostenne. Il messaggio è rivolto agli alleati, ma anche agli elettori: il centrosinistra deve dimostrare di essere pronto a governare, non soltanto a contrastare Giorgia Meloni.
La segretaria dem vuole accelerare. Molte proposte, sostiene, sono già il frutto di un lavoro comune in Parlamento e sui territori; manca "l'ultimo miglio", quello che dovrebbe trasformare le convergenze raggiunte in un programma condiviso e in una credibile alternativa di governo. L'unità del "Campo largo" resta dunque la priorità, anche se mettere insieme le opposizioni non significa automaticamente superarne le differenze.
Schlein prova intanto a dare un contenuto sociale alla sfida. Alla crisi economica e sociale che imputa alla destra, contrappone un'idea di protezione fondata sull'uguaglianza e su un diverso modello di sviluppo. L'Italia che descrive è più povera e arrabbiata, attraversata da un disagio che la politica deve saper ascoltare, soprattutto tra le nuove generazioni.
È però sulla sicurezza che la strategia dell'opposizione rischia di incontrare le maggiori difficoltà. Il tema è tornato ad essere un interesse primario degli elettori e il governo Meloni legittimamente lo sfrutta per accreditarsi come garante dell'ordine pubblico e della protezione quotidiana.
Schlein vuole sottrarsi alla contrapposizione tra repressione e tolleranza. Sulle manifestazioni riconosce che ci sono stati scontri, ma contesta la rappresentazione delle piazze come teatro di una guerriglia generalizzata. Le violenze vanno condannate, sostiene, senza trasformarle in un pretesto per delegittimare l'intero movimento di protesta. Da qui la critica al decreto sicurezza, accusato di restringere gli spazi del dissenso e di privilegiare la risposta repressiva.
La questione politica, però, va oltre la difesa delle manifestazioni. Una concezione della sicurezza che comprenda coesione sociale, riduzione delle disuguaglianze e tutela delle libertà è legittima, ma deve misurarsi anche con la concretezza dei problemi quotidiani: una comunicazione faziosa può anche alimentare le paure, ma non per questo i problemi sono immaginari.
Su questo terreno, le distanze tra Schlein e Giuseppe Conte sono minime rispetto a quelle che li dividono sull'Ucraina. La relativa convergenza, tuttavia, non ha ancora prodotto una sintesi programmatica compiuta, soprattutto quando si passa dai principi alle misure concrete e occorre tenere insieme le diverse anime della coalizione.
La sfida per Schlein, dunque, non si esaurisce nella costruzione di un accordo sulla leadership o nella stesura di un programma comune. Il banco di prova è la capacità di tradurre la promessa di "protezione e tranquillità" in politiche credibili e verificabili.
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