Dalla condanna di Lula nell’inchiesta Lava Jato al trionfo con la destra di Bolsonaro: Sergio Moro nuovo governatore del Paraná
Da magistrato anticorruzione della Mani Pulite brasiliana a paladino della destra bolsonarista. È la traiettoria degli ultimi dieci anni di Sergio Moro, l’ex giudice federale che durante l’election day di domenica 4 ottobre ha sconfitto il candidato della sinistra Requião Filho diventando con oltre il 50% dei consensi il nuovo governatore del Paraná. Sua terra natale e regione dove nel 2014 era iniziata propria l’inchiesta giudiziaria che lo ha reso così celebre in tutto il Paese.
Moro, infatti, era il giudice titolare dell’operazione Lava Jato, l’indagine della Polícia Federal sul sistema di tangenti pagate alla classe politica brasiliana da parte di un cartello di imprese per vincere gli appalti della società petrolifera statale Petrobras. Un tritacarne che in appena quattro anni ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di oltre 500 persone tra politici, imprenditori e persino quattro ex Presidenti della Repubblica. Uno fra tutti Luiz Inácio Lula da Silva, attuale Capo di Stato che ora punta alla rielezione ma che proprio Moro nel 2017 aveva condannato a nove anni di carcere per corruzione e riciclaggio.
Una condanna che la Corte Suprema ha annullato nel 2021 per incompetenza territoriale, dichiarando persino l’ex giudice di Lava Jato “sospetto di parzialità”. Perché Moro, qualche mese dopo avere controfirmato l’ordine di arresto nei confronti di Lula, aveva deciso di lasciare la magistratura per diventare ministro della giustizia di Jair Bolsonaro. Il candidato outsider delle presidenziali 2018 che più di tutti aveva beneficiato dell’esclusione di Lula dalle elezioni data la sua carcerazione.
Una love story quella tra Bolsonaro e Moro che si era spezzata nell’aprile 2020, quando l’allora ministro aveva deciso di dimettersi denunciando le interferenze del Presidente della Repubblica nella Polícia Federal. All’epoca, infatti, suo figlio Flavio (che tra due settimane sfiderà Lula al ballottaggio) era indagato per un caso di peculato connesso alla sua carica di deputato statale a Rio de Janeiro. In più interviste, Moro ha ribadito di essersene andato poiché non era disponibile a sostituire il capo della PF carioca per proteggere la famiglia Bolsonaro dalle indagini.
Una fermezza da magistrato che Moro si è lasciato alle spalle nel momento in cui è entrato in politica nel 2022, venendo eletto al Senato. Prima si è affiliato a União Brasil, un partito politico dove militavano numerosi politici indagati per corruzione e persino figure coinvolte nell’inchiesta Lava Jato. Poi si è schierato al lato di Jair Bolsonaro alle presidenziali del 2022, nonostante tutti gli insulti ricevuti dall’ex Presidente. Lo ha anche difeso dalle accuse, poi confermate dalla Corte Suprema, di avere ordito un piano eversivo per restare al potere in caso di vittoria di Lula. Difatti, Moro si è sempre detto favorevole ad una possibile amnistia nei confronti di quelle centinaia di militanti bolsonaristi che hanno assaltato il Congresso l’8 gennaio 2023. Un colpo di mano che la stessa Corte Suprema ha considerato a tutti gli effetti un tentativo golpista.
Da essere seduto al lato di Flavio Bolsonaro sugli scranni del Senato, Moro è diventato il suo più accanito sostenitore come candidato alla Presidenza. Al punto che, proprio in merito alle passate accuse di peculato (ora archiviate), Flavio ha dichiarato ai giornalisti: “Oggi Moro è convinto che non ho fatto nulla di sbagliato”. Nemmeno la nuova indagine per corruzione aperta contro Flavio Bolsonaro relativa al caso del Banco Master ha portato Moro a distanziarsi dal figlio dell’ex Presidente. “Flavio si è già difeso e non si è mai opposto alle indagini” – ha spiegato l’ex giudice federale alla rivista Globo. Nello stesso modo, Moro si è astenuto anche dal commentare i legami, ancora tutti da chiarire, tra la famiglia Bolsonaro e le milizie di Rio de Janeiro.
Moro è convinto che Flavio Bolsonaro sia l’unico politico in grado di sconfiggere Lula al ballottaggio che avrà luogo tra due settimane. Un’asse di ultradestra che ha appena portato l’ex giudice di Lava Jato ad essere eletto Governatore del Paraná. Un ultimo step prima del grande salto che Sergio Moro aveva già tentato (con scarso successo) nel 2021. Diventare il prossimo candidato dell’estrema destra per la Presidenza della Repubblica.
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