Gli alleati stoppano Salvini su Kiev, tensioni anche sul voto anticipato
La linea sull'Ucraina "non può cambiare". E in ogni caso non è certo Matteo Salvini a poter decidere. Lasciano strascichi di tensioni (e pure "seccatura") le parole pronunciate dal vicepremier dal palco del congresso della Lega. E non solo quelle sul destino di Kiev. Anche quelle rivendicazioni sugli alleati "non di serie B" e pure quel puntualizzare che bisogna andare a "fine legislatura", dicono i bene informati, non sarebbero affatto piaciute in primis a Giorgia Meloni, che avrebbe voluto in queste ore rimanere concentrata su un dossier altrettanto complesso, cioè quello della manovra.
Certo la posizione del neo-riconfermato leader leghista non è nuova, salvo che finora, come ricordavano a caldo dalla maggioranza, alla fine il suo partito aveva sempre votato tutti i provvedimenti a sostegno del popolo ucraino. Ma ripetute in quel contesto, pure se era un chiaro messaggio interno, a quella platea, hanno fatto alzare il sopracciglio alla premier. Che solo a tarda sera si era poi pubblicamente complimentata con Salvini, augurandosi peraltro di continuare a lavorare insieme "con responsabililtà".
E uno degli impegni che si è presa l'Italia "a livello internazionale, europeo e Nato" è per l'appunto quello di continuare ad aiutare l'Ucraina, ribadisce, a scanso di equivoci, il ministro della Difesa Guido Crosetto. A Parigi per una riunioni dei ministri del formato E5, il titolare italiano della Difesa ricorda che "quello all'Ucraina non è un aiuto a una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza" perché "consideriamo quello che sta accadendo" da quando è iniziata l'aggressione russa "molto pericoloso per la sicurezza dell'Europa". Concetti che solo pochi giorni fa Meloni aveva ribadito in Parlamento, nelle comunicazioni sul Consiglio europeo. E che, osservano ai piani alti del governo, sono "sempre gli stessi da 4 anni".
Mentre le opposizioni, a partire da Carlo Calenda, chiedevano a Meloni di scegliere tra "mollare Kiev o mollare Salvini", già in mattinata a stoppare il leader leghista ci aveva pensato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicurando che "è già pronto il prossimo pacchetto di aiuti militari che invieremo quanto prima a Kiev". Sono settimane, in realtà, che il tredicesimo pacchetto è dato per imminente ma al momento Crosetto - come da prassi - non avrebbe ancora fatto richiesta di audizione al Copasir, atto propedeutico all'invio. Si farà "entro fine anno", assicurano i meloniani. Oltre, al momento non si può andare perché il decreto legge che fa da cornice scade a fine 2026. E andrà rinnovato se nemmeno questi nuovi spiragli di riapertura del negoziato per la pace tra Russia e Ucraina, mediata dagli Stati Uniti, andrà a buon fine. Al momento la questione non sarebbe ancora stata affrontata, in attesa di vedere gli sviluppi, legati a doppio filo, secondo diversi nella maggioranza, al voto americano di mid-term.
Ma c'è anche la data del voto italiano tra gli elementi di frizione tra gli alleati. L'idea di anticipare a fine maggio sarebbe stata discussa - e in qualche modo vidimata da tutti secondo alcune fonti - tra i leader della maggioranza. Ma l'insistenza di Salvini sul voto a fine legislatura potrebbe essere fonte di ulteriori problemi, mentre Lega e Forza Italia si danno battaglia per conquistare la candidatura a sindaco di Milano. Anche su questo punto, una decisione ancora non c'è. Ma andrà presa al più presto.
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