The Daily Newsstand · Free, Always
Thursday, September 17, 2026

“Non ho paura della morte, non ho paura di avere paura. Mi piace stare sull’orlo di un precipizio, sono fatto così”: le confessioni di Tom Cruise

Translate
“Non ho paura della morte, non ho paura di avere paura. Mi piace stare sull’orlo di un precipizio, sono fatto così”: le confessioni di Tom Cruise

“Non ho paura della morte”. Tom Cruise ha parlato. E accade raramente. A farlo sbottonare, si fa per dire, perché Tom da buon attore hollywoodiano post anni settanta gira attorno alle cose fino a stordirti, ci ha pensato Zach Barron di CQ. Al cospetto del giornalista c’erano sia Cruise che Alejandro Gonzalez Inarritu, regista di Digger, la nuova sfida cinematografica che ha per protagonista proprio l’asso di Top Gun oggi 64enne. “È il personaggio più impegnativo di sempre”, racconta Cruise sulla figura protagonista in Digger, enumerando dei precedenti mica tanto da ridere (Eyes wide shut, Magnolia, per dire).

Poi ecco nel profluvio di un’intervista fiume la curiosità impellente rispetto all’attore che nel franchise Mission: Impossible, e non solo, ha rischiato la vita in scene d’azione mozzafiato (su una moto giù per un dirupo, a passeggiare sull’ala di un aereo in volo e in impressionanti immersioni subacque) senza controfigura. “Credo si potrebbe guardare alla mia vita e dire: mi piace stare sull’orlo di un precipizio, sia fisicamente che metaforicamente. Nel senso che vedo la vita come un’avventura, e l’ho sempre vista così”. Successivamente la star di Top Gun ha specificato: “Quindi, ho paura della morte? No. Non è che non ne abbia. Non mi dispiace la sensazione. Capisco che la vita ha certezze e incertezze. E nel fare film e nel vivere la vita, ciò che mi interessa è: trasformiamo le incertezze in certezze, ma voglio creare altre incertezze, in modo da andare avanti e che faccia parte dell’avventura”. Insomma un’insalatona new age che si integra in un’altra domanda che gli viene posta: “Da dove pensi che provenga quell’impulso a raggiungere la scogliera? Hai una teoria al riguardo?”. E Cruise: “Sono fatto così. Questa è la mia teoria”. Infine aggiunge: “Ci sono situazioni in cui vorresti provare quella sensazione. Vorresti provare quell’incertezza. Ma non ho paura di avere paura. Non so come dirlo in altro modo. Non ho paura di dire: “Ok, so che questo è un salto e facciamolo. Andiamo”.

Curioso, infine, che nello svolgersi dell’intervista su questo tema si infila Inarritu, regista che non richiede ai suoi attori di rischiare la vita in scene d’azione ma qualcosa di paradossalmente molto simile spronando i propri attori a non sbagliare una virgola in quelli che spesso sono lunghi piani sequenza con molte linee di dialogo e la presenza in scena di centinaia di comparse, che altrimenti si dovrebbero rigirare da capo perdendo giorni e giorni. “Ricordo quando ho visto i tuoi making off di Mission: Impossible, Tom, quando facevi quelle fottute acrobazie, e ho visto Chris McQuarrie con una faccia come se stesse per morire di infarto”, ha spiegato il regista premio Oscar per The Revenant. “Mi sono rivisto con te mentre descrivevi quella scena perché in Digger abbiamo questa scena dove non stava rischiava la vita ma c’era questo balletto, giusto? I pittori hanno i loro quadri, i musicisti le loro composizioni, ma nel cinema hai l’architettura, lo spazio, l’illuminazione, i dialoghi, il dramma, la danza, tutta questa roba. Tom guida tutta la danza, e se Tom fallisce, tutto crolla, giusto? Lui è il sole di questi satelliti. E ci sono Sandra Hüller e Jesse Plemons e Riz Ahmed, e ognuno ha una parte, e 300 comparse. E c’è una lunga scena che stiamo pianificando da mesi con un sacco di idee, un sacco di dialoghi, un sacco di divertimento e ogni secondo conta. E tu sei nella fottuta gru, e se qualcosa va storto, una parola, un’esitazione, un balbettio, siamo fottuti”.

View the original on Il Fatto Quotidiano

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.