Chagall a Vercelli: sessanta opere tra la memoria, l'esilio e la capacità della pittura di rifiorire

La memoria come patria interiore e la pittura come possibilità di rinascita sembra essere il messaggio della mostra a Vercelli che, fino al 29 marzo 2027, espone 60 opere di Marc Chagall (1887-1985).
L'autore, lontano dalla propria terra, conservava e restituiva la memoria del suo villaggio d'infanzia, trasformandola in una dimora interiore, continuamente reinventata sulla tela: i suoi innamorati, fiori, animali e figure circensi dai colori accesi lasciano trasparire temi come l’esilio, la perdita e le ferite della storia.
Curata da Francesca Villanti, la mostra si articola in quattro sezioni: “Il villaggio interiore”, “La voce che resta”, “La scena dell’umano” e “Rifiorire”. Le opere dialogano con le poesie scritte dall’artista in russo e in yiddish, componendo un percorso tra amore, fragilità e memoria. Tra i dipinti esposti, “Villaggio russo” (1929), “Gli innamorati su fondo giallo” (1960) e “Grande mazzo di fiori rosso” (1975).
Il percorso accoglie inoltre opere della Collezione Giuseppe Iannaccone, con artisti italiani tra gli anni Venti e Quaranta, tra cui Antonietta Raphaël, Scipione, Fausto Pirandello, Renato Birolli e Italo Valenti. Una ricerca che, pur nella diversità degli stili, condivide con Chagall la tensione verso una pittura libera e profondamente umana.
Promossa dal Comune di Vercelli e da Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, l’esposizione è la seconda tappa di un progetto pluriennale per la valorizzazione culturale della città.
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