“Undici volte più frequenti gli arresti cardiaci tra gli under 35 che consumano energy drink e integratori stimolanti. Nessuno pensa che abbiano dei rischi”: l’allarme dell’American Heart Association
Altro che innocui “booster” per la vita quotidiana. Bere energy drink e integratori stimolanti ad alte dosi è associato a un aumento drastico delle segnalazioni di arresti cardiaci, infarti e gravi aritmie, in particolare tra i giovani tra i 18 e i 34 anni d’età. A rivelarlo è un’indagine preliminare presentata alle scientific sessions dell’American Heart Association a Chicago, basata sull’analisi di oltre 28mila segnalazioni di eventi avversi inviate alla Food and Drug Administration statunitense tra il 2017 e il 2025. I dati mostrano che chi consuma questi prodotti finisce nei registri di emergenza cardiovascolare con frequenze di gran lunga superiori rispetto a chi assume normali alimenti o integratori privi di stimolanti.
I numeri raccolti dal gruppo guidato da Sai Samayamanthula, ricercatore della School of Medicine dell’Università della Virginia, delineano uno scenario allarmante. Rispetto a bevande analcoliche, barrette o multivitaminici tradizionali, i prodotti a base di caffeina e composti affini fanno registrare segnalazioni di arresto cardiaco undici volte più frequenti. La probabilità di trovare a verbale un infarto del miocardio cresce di circa quattro volte e mezzo, mentre le segnalazioni di aritmie ventricolari e palpitazioni risultano quadruplicate, accompagnate da impennate simili per dolori al petto e svenimenti. Il dato più rilevante sul piano clinico riguarda proprio l’età: circa il 45% di tutti i casi gravi collegati a questi ingredienti riguarda persone sotto i 35 anni, uomini e donne in egual misura, ossia una fascia di popolazione storicamente considerata al riparo da eventi coronarici acuti.
“Questi prodotti vengono commercializzati come una ricarica quotidiana e venduti accanto a bibite e bottiglie d’acqua, quindi la maggior parte delle persone presume che non comportino alcun rischio reale”, avverte Samayamanthula. “Per molte persone sane, se consumati occasionalmente, il rischio è probabilmente contenuto. Tuttavia, chi li assume regolarmente – continua – può superare molto rapidamente il limite giornaliero raccomandato per la caffeina: è fondamentale che la popolazione sia consapevole del potenziale danno cardiovascolare”.
Alla base del fenomeno c’è una concentrazione di stimolanti che polverizza quella di un normale caffè. Se la soglia considerata generalmente sicura per un adulto sano è di 400 milligrammi di caffeina al giorno, alcune bevande energetiche contengono fino al triplo della concentrazione per volume rispetto al caffè preparato in tazza. Nelle polveri per il pre-allenamento il divario si allarga ulteriormente, raggiungendo livelli fino a dodici volte superiori, spesso potenziati da una combinazione di guaranà, yerba mate, sinefrina o estratti sintetici. Essendo regolamentati come cibi o integratori alimentari e non come farmaci, questi prodotti non affrontano test di sicurezza clinica preventiva prima di finire sugli scaffali dei supermercati, alimentando la convinzione diffusa che equivalgano a una bibita qualsiasi.
La comunità cardiologica invita comunque alla prudenza metodologica. Trattandosi di un abstract basato su un registro di farmacovigilanza spontanea, lo studio fotografa una correlazione statistica marcata ma non costituisce una prova diretta di causa ed effetto. “Questo lavoro solleva preoccupazioni legittime sul fatto che formulazioni ad altissimo contenuto di caffeina possano danneggiare il sistema cardiovascolare”, chiarisce il cardiologo Gregory M. Marcus dell’Università della California a San Francisco. “Sebbene esistano meccanismi biologici che rendono plausibile questo legame, l’analisi non dimostra che siano stati i prodotti a base di caffeina a causare direttamente questi eventi, poiché altri fattori potrebbero aver influenzato i dati. Servono ulteriori ricerche – aggiunge – per accertare se gli stimolanti siano i veri responsabili”. Nell’analisi pesano infatti variabili impossibili da isolare completamente nei database pubblici, dall’abitudine di assumere questi prodotti prima di sforzi fisici estremi al mix pericoloso con alcol o sostanze, fino all’eventuale presenza di cardiopatie congenite non ancora diagnosticate nei pazienti.
Resta tuttavia un monito concreto sia per la medicina d’urgenza che per il pubblico. “I nostri risultati sostengono la necessità di un monitoraggio di sicurezza più sistematico”, sottolinea Samayamanthula.” Inoltre, i medici dovrebbero ricordarsi di chiedere sempre ai pazienti più giovani che accusano palpitazioni, dolori al petto o svenimenti se consumano di recente o abitualmente questi stimolanti”, conclude. Se una lattina bevuta saltuariamente non comporta rischi immediati per una persona sana, l’uso regolare e cumulativo di dosaggi estremi può trasformare una ricerca di carica quotidiana in un sovraccarico fatale per l’apparato elettrico del cuore.
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