Cambio dell’ora, quanto costa al nostro corpo?

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre cambierà l’ora: alle 3, gli orologi torneranno indietro di un’ora e saranno di nuovo le 2. Si reintrodurrà, così, l’ora solare, che rimarrà in vigore fino all’ultimo weekend di marzo 2027.
Gli effetti sul nostro corpo
L’ora solare coincide con l’orario naturale. Le giornate iniziano prima, perché si guadagna un’ora di luce al mattino, ma ciò significa anche che finiscono prima, perché fa buio più presto. A risentire di questo cambiamento è spesso l’umore delle persone. Quante volte è capitato che qualcuno si lamentasse perché, con il buio già a metà pomeriggio, si sentiva stanco, triste o svogliato? Tante. In alcuni casi – nei soggetti predisposti –, questa condizione può favorire lo sviluppo del disturbo affettivo stagionale, abbreviato in Sad. La quinta edizione, ossia la più recente, del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm-5) descrive il Sad come un disturbo depressivo maggiore ricorrente con andamento stagionale. Tra i suoi sintomi ci sono l’irritabilità, la mancanza di energia e le difficoltà di concentrazione. Sintomi che possono verificarsi anche con il cambio dell’ora.
La principale motivazione all’origine di questi malesseri è che lo spostamento dell’ora – in avanti o indietro – altera il nostro orologio biologico. Quest’ultimo «risponde alla luce e alla regolarità delle abitudini. Il cambiamento dell’orario può provocare temporaneamente sonnolenza, risvegli anticipati, irritabilità e difficoltà di concentrazione» spiega Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, past president Anpas e vicepresidente di Samaritan international. Passando all’ora solare, quindi, il nostro corpo vivrà un piccolo jet-lag: un po’ come se si facesse un viaggio in Inghilterra. E ciò significa che dovrà risincronizzare i propri ritmi interni con quelli esterni. Bisogna considerare che il ritmo circadiano – cioè l’orologio biologico – è regolato dalla melatonina. Quest’ultima è prodotta dalla ghiandola pineale, la quale può impiegare diversi giorni per adattarsi ai nuovi orari.
Tra i sintomi più comuni – in gran parte già menzionati da Pregliasco –, figurano anche la stanchezza cronica, il senso di affaticamento e un lieve aumento dello stress cardiovascolare. Come riporta la professoressa Carolina Lombardi – direttore lombardo del Centro medicina del sonno – in suo articolo, uno studio dell’Università di Stoccolma segnala «un’incidenza del 4% in più di attacchi cardiaci nella settimana successiva all’introduzione dell’ora solare». Va sottolineato, però, che questo dato interessa prevalentemente le persone più anziane.
I consigli
I disturbi fisiologici legati al cambio dell’ora hanno una durata temporanea e solitamente si risolvono «nel giro di circa cinque giorni», secondo Luigi Ferini-Strambi, il direttore del Centro di medicina del sonno dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. Comunque, prevenire è meglio che curare. Perciò, in questi giorni che precedono il passaggio all’ora solare, può essere utile variare l’orario dei pasti e del sonno per arrivare alla data x con un minimo di abitudinarietà. Nelle giornate successive al cambio dell’ora gli esperti suggeriscono di stare all’aria aperta ed esporsi alla luce naturale, la quale inibisce la melatonina e aiuta a risincronizzare l’orologio interno. Come sempre, l’alimentazione e l’attività fisica possono giocare un ruolo chiave: la prima per favorire l’equilibrio dell’organismo, la seconda per rilasciare lo stress e contrastare il malumore. Spesso, poi, si ricorre all’assunzione di integratori. È importante che ciò avvenga su indicazione del medico e che non se ne abusi, come sottolinea il virologo Pregliasco: «Il cambio dell’ora non è, di per sé, una ragione per ricorrere a integratori o prodotti per dormire». L’ultimo “consiglio” è di approfittare del cambio dell’ora nella notte tra sabato e domenica, che sia per dormire o per stare in giro un’ora in più.
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