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Tuesday, September 22, 2026

Caso Domenico Caliendo, la difesa del cardiochirurgo Oppido al Riesame: “Il cuore era già in sala”. Depositato uno screenshot

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Caso Domenico Caliendo, la difesa del cardiochirurgo Oppido al Riesame: “Il cuore era già in sala”. Depositato uno screenshot

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Uno screenshot dalla sala operatoria potrebbe aggiungere un elemento alla ricostruzione delle ultime ore di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto il 21 febbraio dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Il fermo immagine, depositato al Tribunale del Riesame dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, difensori del cardiochirurgo Guido Oppido, mostra un operatore sanitario mentre, alle 14.31, cerca all’interno di un box aperto in sala operatoria. Secondo la difesa, quell’immagine potrebbe smentire la sequenza temporale alla base delle contestazioni della Procura. Il punto centrale è l’ordine in cui si sarebbero svolte le fasi dell’intervento. La Procura di Napoli contesta infatti una ricostruzione secondo la quale la cardiectomia, cioè la rimozione del cuore nativo del piccolo, sarebbe iniziata prima dell’arrivo in sala operatoria del contenitore proveniente da Bolzano con il cuore destinato al trapianto. Solo successivamente, secondo questa ricostruzione, sarebbe stato scoperto che l’organo era gravemente danneggiato, anche a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto.

È proprio questo passaggio che la difesa di Oppido intende mettere in discussione. Nel fermo immagine depositato al Riesame si vede, alle 14.31 del 23 dicembre, un operatore sanitario con il box aperto e le mani all’interno, intento a cercare il cestello che conteneva il cuore destinato al trapianto. Per i legali, la fotografia dimostrerebbe che il contenitore era già in sala operatoria quando sarebbero iniziate la cardiectomia e le successive fasi dell’intervento. “Questo smentisce l’accusa secondo cui Oppido avesse già iniziato l’intervento prima che il box con il cuore del donante fosse in sala operatoria”, sostiene l’avvocato Sorge. Secondo la difesa, inoltre, il cardiochirurgo non sarebbe stato informato delle condizioni del contenitore o dell’organo. “Nessuno, come lo stesso dottor Oppido ha subito riferito, gli aveva detto alcunché riguardo le condizioni del contenitore”, aggiunge il legale. La nuova ricostruzione della difesa si confronta con quella contenuta negli atti dell’inchiesta e, in particolare, con una sequenza dei fatti che presenterebbe differenze rispetto a quanto riportato nella cartella clinica. La cronologia di ciò che accadde quel pomeriggio in sala operatoria rappresenta quindi uno degli elementi sui quali si concentra il confronto tra accusa e difesa.

La vicenda riguarda il trapianto effettuato sul piccolo Domenico Caliendo il 23 dicembre 2025. Il bambino, che aveva due anni, è morto il 21 febbraio. Nell’ambito dell’inchiesta, la Procura di Napoli ha chiesto misure interdittive nei confronti del primario Guido Oppido e della seconda operatrice Emma Bergonzoni. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta disponendo la sospensione dall’esercizio della professione medica per 12 mesi nei confronti di Oppido e per 7 mesi nei confronti di Bergonzoni. Entrambi i sanitari hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro i provvedimenti. È in questo procedimento che i difensori di Oppido hanno depositato il nuovo fotogramma, chiedendo l’annullamento dell’interdizione disposta nei confronti del cardiochirurgo.

Il Riesame ha acquisito anche la maxi-perizia, composta da oltre 530 pagine, elaborata dai consulenti nominati dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio che hanno stabilito che il piccolo poteva essere salvato con il Berlin Heart. Si tratta di uno degli elementi tecnici al vaglio dei giudici per ricostruire la complessa sequenza del trapianto e valutare le circostanze che hanno preceduto la morte del bambino. Al momento, dunque, lo screenshot rappresenta un elemento introdotto dalla difesa e la sua effettiva rilevanza dovrà essere valutata dai giudici insieme agli altri atti dell’inchiesta e alle conclusioni della perizia. Il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere sui ricorsi. La questione della collocazione temporale del box con il cuore del donatore assume particolare importanza perché può incidere sulla ricostruzione di ciò che avvenne in sala operatoria e sulle responsabilità contestate agli indagati. Il fotogramma, secondo la difesa, offre una sequenza temporale diversa da quella prospettata dall’accusa. Sarà ora il Riesame, alla luce dell’intero materiale probatorio, a stabilire quale ricostruzione sia compatibile con gli elementi acquisiti.

“Qualcosa non torna. Se è vero, com’è vero, che alle 14,34 il cuoricino di Domenico, come dimostra un video agli atti, era già su un tavolo della sala operatoria, ancora pulsante, allora significa che il primo operatore Guido Oppido ha impiegato appena due minuti per eseguire una cardiectomia, tre volte più velocemente del cardiochirurgo più veloce del mondo che, secondo la relazione dei periti del gip Mariano Sorrentino, impiega invece sei minuti – dice l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo – Riteniamo sia inverosimile è evidente, quindi, che la foto in cui si vede l’operatore mettere le mani nel contenitore non può dimostrare la contestualità tra cardietcomia espiantare e l’apertura del box frigo contenente il cuore prelevato dal donatore a Bolzano”.

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