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Friday, October 2, 2026

Migranti, Cpr sempre più costosi e sempre meno efficaci: rimpatri dimezzati col governo Meloni. Che ne apre altri sei

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Migranti, Cpr sempre più costosi e sempre meno efficaci: rimpatri dimezzati col governo Meloni. Che ne apre altri sei

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I Cpr si riempiono, costano sempre di più e rimpatriano sempre meno. Eppure il governo punta a moltiplicare i posti nei Centri di permanenza per il rimpatrio e annuncia nuove strutture: “Una in Campania, due in Trentino Alto-Adige, una in Calabria, una in Toscana e una in Emilia-Romagna”, ha detto mercoledì il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Un paradosso che emerge dal nuovo rapporto Espulsioni del progetto Trattenuti di ActionAid e Università di Bari, mentre il governo Meloni rivendica anche il Cpr in Albania: 50 milioni di euro per 100 rimpatri che, assicura Piantedosi, “sono ben spesi”.

Nel 2022 nei Cpr finirono 6.457 persone e ne furono rimpatriate 3.154. Nel 2025 gli ingressi arrivano a 6.835, ma i rimpatri scendono a 1.732: il 45,1% in meno. Un crollo maturato interamente negli anni del governo Meloni (vedi il grafico qui sotto). A fronte di una crescita dei rimpatri forzati del 22,2%, a quadruplicare nel 2025 sono quelli eseguiti senza passare dai Cpr, dove solo un detenuto su quattro è stato rimpatriato. “Più posti e più ingressi nei Cpr non si traducono automaticamente in più rimpatri”, rileva il rapporto. Un’evidenza che interroga direttamente l’intenzione del governo di aprire altri Cpr. Anche perché a crescere sono invece tempi e costi. Secondo Trattenuti, nel 2025 il sistema produce in media 148 giorni di detenzione per ogni rimpatrio, più del doppio della media 2018-2024. E tra 2023 e 2025, mentre i rimpatri dai centri si dimezzano, la spesa detentiva per ciascun rimpatrio aumenta del 156,5%: la stima è di circa 20.200 euro. “Prima di espandere ulteriormente i Cpr – scrivono ActionAid e UniBa – andrebbe dimostrato quale beneficio esecutivo aggiuntivo producano”. Interrogativo che riguarda anche Gjadër, il centro in Albania che dal 2025 è utilizzato come Cpr trasferendo persone già trattenute nei centri italiani, che per essere materialmente rimpatriate dovranno prima tornare in Italia. Nonostante il giro dell’oca, il 28 settembre Piantedosi ha nuovamente rivendicato l’operazione: “Le spese reali nel 2025 sono state di 50 milioni per espellere un centinaio di persone”, definite dal ministro “pluriomicidi, violentatori seriali e di minorenni”. “Io dico che sono 50 milioni spesi bene”, ha aggiunto. I dati comunicati dal Viminale indicano 685 persone trasferite a Gjadër e 101 rimpatriate al 14 luglio 2026, appena il 14,7%.

Dal rapporto ‘Espulsioni’ di ActionAid e Università degli Studi di Bari

Per il 2025 il rapporto Trattenuti conta 4.784 rimpatri forzati complessivi, oltre a 1.313 persone che hanno ottemperato autonomamente all’ordine di lasciare l’Italia e a 675 rimpatri volontari assistiti: 6.772 partenze in tutto. Per la prima volta, però, nel rapporto manca un dato. Come negli anni precedenti, ActionAid ha chiesto al Viminale i rimpatri 2025 divisi anche per nazionalità. Il ministero ha fornito soltanto i totali, richiamando tra l’altro l’esigenza di evitare che il dato “subisca interpretazioni”. “La possibilità di ‘interpretare’ un dato – osserva Trattenuti – non rappresenta un effetto indesiderato della trasparenza amministrativa”. Un problema di controllo democratico, quello del negato accesso ai dati della pubblica amministrazione, sempre più frequente. Tra l’altro, quei dati l’Italia li comunica a Eurostat, anche se aggregati in maniera differente. E non c’è bisogno di interpretarli per vedere ciò che il governo non ha interesse a mostrare. Dalle tabelle dell’ufficio statistico Ue sui rimpatri forzati effettivamente eseguiti, emerge che l’Italia rimpatria soprattutto cittadini albanesi: 860 partenze sul totale di 4.784. Seguono i tunisini (700), gli egiziani (575), i marocchini (335) e i nigeriani (270). Il perché si riescano a rimpatriare nazionalità solo in parte sovrapponibili a quelle sbarcate sulle nostre coste – al primo posto il Bangladesh con 20 mila sbarchi nel 2025 – è il segreto di Pulcinella: il fattore decisivo è sempre la collaborazione dei Paesi d’origine.

La conferma emerge incrociando i dati dei rimpatri con quelli degli ordini di lasciare l’Italia emessi nello stesso anno. Per gli albanesi sono 1.495 contro 860 rimpatri, un rapporto del 57,5%; per gli egiziani 1.155 contro 575, 49,8%. All’estremo opposto ci sono il Marocco, 3.565 ordini e appena 335 ritorni, il 9,4%, e soprattutto l’Algeria: 2.060 contro 85 rimpatri, appena il 4,1%. Non si può parlare di tasso di efficacia in senso stretto, perché l’ordine eseguito può essere stato emesso in anni precedenti. Ma il confronto mostra quanto Trattenuti sottolinea: “La capacità italiana di rimpatrio è fortemente segmentata” e dipende dall’esistenza di corridoi costruiti con i Paesi di destinazione. Meglio, dalla “spesso volatile disponibilità delle autorità straniere a identificare i propri cittadini, documentarli e accettarne il ritorno”, spiega il rapporto. Nel 2022-2024 la sola Tunisia concentrava circa metà dei rimpatri forzati e mediamente il 70% dei rimpatri effettuati dai Cpr riguardava tunisini. Nel 2025, sospesa la collaborazione sui charter, i rimpatri su questi voli sono crollati dai 2.006 del 2023 ai 360 del 2025.

Vale anche per i Bangladesh, prima nazionalità per arrivi via mare, col quale l’Ue ha siglato un’intesa di riammissione “giuridicamente non vincolante”. A maggio 2025 ci ha provato l’Italia e lo stesso Piantedosi ha firmato a Dacca un memorandum. Fu lo stesso Viminale a specificare che l’intesa riguardava anche la cooperazione per il “rimpatrio dei migranti irregolari”. Risultati? Per il 2025 le tabelle Eurostat riportano appena 140 cittadini bangladesi rimpatriati. È qui che la prospettiva sulla corsa a nuovi centri si ribalta: lo Stato può aumentare il numero dei provvedimenti adottati, i posti nei Cpr e le risorse destinate all’esecuzione forzata, ma il risultato continua a dipendere dalla cooperazione dei Paesi terzi. La sintesi di Trattenuti è altrettanto netta: “Quando viene meno la cooperazione necessaria ad alimentare un singolo corridoio, la capacità coercitiva dello Stato italiano non può sostituirla”. In altre parole, “più coercizione non produce necessariamente più capacità di rimpatrio”. Visto che anche quelli spesi nei nuovi Cpr annunciati da Piantedosi saranno soldi degli italiani, invece di nasconderli, i dati sarebbe bene tenerli a mente.

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