Una mattina gloriosa, il romanzo di Antonio Monda sul Titanic diventa una mostra a Roma

Il romanzo di Antonio Monda Una mattina gloriosa, ambientato al molo 59 di New York nell'aprile del 1912 in attesa del Titanic, diventa una mostra di visual development firmata dallo Studio Luca Musk Art. Al Centro Studi Americani di Roma, per il Festival della Cultura Americana 2026 e i 250 anni degli Stati Uniti, venti tavole e dodici totem tra concept art, character design e storyboard, più un teaser, in un progetto che utilizza anche l'IA. Il 12 novembre lo scrittore interverrà in videocollegamento da New York
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«E mentre la nave elegante cresceva / in statura, grazia e colore, / nell'ombrosa, silenziosa distanza cresceva anche l'iceberg». Thomas Hardy compone The Convergence of the Twain nel 1912, a naufragio appena consumato, e immagina il transatlantico e la montagna di ghiaccio come due promessi sposi destinati a un appuntamento fissato dal fato. Antonio Monda, invece, quella nave nel suo romanzo non la nomina mai. Ne racconta l'attesa, che è forse la forma più crudele e più cinematografica della speranza. Sicché Una mattina gloriosa (Mondadori) è un libro costruito su un'assenza, sul vuoto all'orizzonte che una folla eterogenea scruta dal molo 59 di New York, nell'aprile del 1912, aspettando il più grande piroscafo mai varato. E adesso quell'assenza prende forma, colore, volto.
Una mattina gloriosa diventa una mostra: date e sede
Il romanzo si trasforma in Una mattina gloriosa – Visual Development Project, percorso espositivo ideato e realizzato da Studio Luca Musk Art, ovvero l'artista visivo e scenografo Luca Muscio (in arte Luca Musk) e Stefania Proietti. La sede è il Centro Studi Americani di Roma, a Palazzo Mattei di Giove, in via Michelangelo Caetani 32. La presentazione è in programma giovedì 12 novembre 2026, durante la cerimonia inaugurale del Festival della Cultura Americana 2026, dedicato al 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti: Monda, autore della prefazione originale alla mostra, interverrà in videocollegamento dal suo studio di New York (l'accesso alla serata è riservato agli ospiti muniti di invito). Dal 16 al 20 novembre la mostra si potrà visitare negli orari delle iniziative del Festival, in programma al Centro dal 12 al 20 novembre: prima di andare conviene consultare il calendario sul sito del Centro Studi Americani. La mostra gode del patrocinio dell'Università degli Studi di Foggia e utilizza il logo di Cinecittà, concesso per l'occasione.
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Come si dà un volto a chi è esistito soltanto nella testa di uno scrittore e dei suoi lettori? La domanda è antica quanto il cinema. Quando David O. Selznick affidò a William Cameron Menzies l'intero aspetto visivo di Via col vento (1939), Hollywood coniò per lui una qualifica nuova, quella di production designer. L'Oscar speciale che ricevette, invece, premiava l'uso del colore per accrescere l'intensità drammatica del film. Akira Kurosawa, negli anni in cui nessuno voleva finanziare Kagemusha – L'ombra del guerriero (1980), dipinse per anni tavole a colori per vedere il film prima di poterlo girare: il sogno, prima ancora del set.
Venti tavole e dodici totem originali ricostruiscono qui l'universo narrativo di Monda attraverso lo studio dei personaggi, la ricerca iconografica, la concept art, il character design, le ambientazioni, gli storyboard e la sperimentazione audiovisiva. Studi preparatori e tavole definitive documentano il passaggio dalla lettura alla definizione di un linguaggio visivo. In fondo è il lavoro che precede ogni ciak, quello che lo spettatore non vede mai e che tuttavia decide tutto ciò che vedrà.
La New York del 1912 tra Titanic, immigrati e il sindaco Gaynor
La metropoli raccontata da Monda è attraversata da aspettative e contraddizioni: immigrazione, mobilità sociale, differenze di classe, discriminazione razziale, trasformazioni urbane, una fiducia quasi religiosa nel progresso. Il Titanic, atteso al Pier 59, diventa il simbolo di un'epoca, la promessa di un futuro senza limiti e insieme la fragilità delle ambizioni umane. Sulla banchina le figure inventate si mescolano a quelle storiche. Dai volti di Yehuda Rosenthal e Monique De Smet si arriva al sindaco William Jay Gaynor e al direttore d'orchestra Josef Stránský (il boemo che nel 1911 aveva raccolto l'eredità di Gustav Mahler alla guida della New York Philharmonic, prima di reinventarsi mercante d'arte). Le immagini non si limitano a ritrarre i protagonisti: ne esplorano la psicologia, i conflitti, il rapporto con gli spazi della città.
Il cinema, da quelle parti, ha già messo radici. Viene in mente Nuovomondo di Emanuele Crialese (2006), con i contadini siciliani che sognano fiumi di latte e approdano a Ellis Island. Oppure il Novecento di La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore (1998), nato su un piroscafo e incapace di scendere a terra, giacché la città, vista dal ponte, è un pianoforte con troppi tasti. Parimenti, la New York di Monda è una tastiera sterminata, dove ognuno suona la propria nota in attesa che arrivi la musica.
Antonio Monda: «Dare corpo e anima» ai personaggi
Il dialogo tra lo scrittore (docente alla New York University e già direttore artistico della Festa del Cinema di Roma) e lo Studio si è sviluppato attraverso incontri e approfondimenti sul rapporto fra narrazione letteraria e costruzione dell'immagine. La prefazione firmata da Monda si intitola Body and Soul, come il film di Robert Rossen con John Garfield, Anima e corpo (1947). «Il risultato più importante del lavoro di Luca Muscio e Stefania Proietti consiste nell'essere riusciti a dare corpo e anima, body and soul, direbbero in America, a chi fino a questo momento viveva solo nella pagina scritta e nell'immaginazione mia e dei lettori», scrive l'autore.
Il 1912 e il 2026: storyboard, teaser e intelligenza artificiale
Il progetto comprende anche un teaser audiovisivo originale, pensato per esplorare la dimensione cinematografica del romanzo. Il teaser e le prime tavole sono stati mostrati a Monda nella sede romana dello Studio, in occasione della videointervista concessa dallo scrittore a Stefania Proietti, curatrice della rubrica online Orizzonti Culturali. La ricerca utilizza pure strumenti di intelligenza artificiale, integrati in un processo guidato dalla ricerca storica, dal disegno, dalla selezione delle immagini e dalle scelte artistiche.
Ne nasce un dialogo tra due epoche di trasformazione tecnologica: il 1912, ebbro di ottimismo verso la modernità, e il 2026, in cui le nuove tecnologie stanno ridefinendo il modo di produrre immagini. Il tema divide, eccome. E la mostra finisce per porre una domanda che va oltre le sue tavole: se la macchina possa restare al servizio della mano, e non viceversa. D'altronde anche il Titanic era una meraviglia della tecnica: il problema, allora come oggi, è chi sta al timone.
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