Stretta contro il greenwashing, al via le nuove norme Ue
Basta con le scritte sui prodotti "ecologiche" che non si possono verificare, e basta con generiche "certificazioni di sostenibilità". Entra in vigore domani in Italia la nuova normativa europea contro il greenwashing, prevista dalla direttiva 825 del 2024 e recepita all'inizio di quest'anno dalla legge nazionale.
La norma definisce il greenwashing (letteralmente, lavaggio verde) come "pratiche commerciali suscettibili di indurre in errore in merito alle caratteristiche ambientali e di sostenibilità dei prodotti". Con la nuova disciplina, asserzioni ambientali (claim) come "verde", "ecologico", "sostenibile", "rispettoso dell'ambiente" non potranno essere utilizzate sulle confezioni e sulle pubblicità dei prodotti, quando non siano adeguatamente specificate e sostenute da elementi verificabili.
La nuova normativa imporrà l'uso di marchi di sostenibilità basati su sistemi di certificazione con specifici requisiti, e vieterà quelli che non siano basati su un sistema di certificazione, o che non siano istituiti da autorità pubbliche. Le aziende non potranno vantarsi di adottare pratiche green, come decarbonizzazione dei processi o utilizzo di materie prime riciclate, senza presentare prima un piano di attuazione dettagliato e verificabile.
Saranno vietate le pubblicità e le indicazioni sulle confezioni che attribuiscono al prodotto un beneficio ambientale che riguarda soltanto uno specifico aspetto o una determinata fase del ciclo di vita. Vietate anche le dichiarazioni secondo cui un prodotto avrebbe un impatto neutro, ridotto o positivo in termini di emissioni di gas serra, quando tale risultato sia basato esclusivamente sulla compensazione delle emissioni.
La nuova normativa impone una serie di comunicazioni all'acquirente sulla durabilità del prodotto, l'eventuale indice di riparabilità, la disponibilità di pezzi di ricambio e le modalità per ottenerli, e sulle eventuali condizioni e restrizioni relative alla riparazione. Il cittadino deve poter scegliere un prodotto anche in base alla possibilità di ripararlo se si guasta, senza doverne comprare uno nuovo.
Una ricerca di Integrity Monitor, società milanese di comunicazione specializzata in sostenibilità, ha rilevato che su 2.233 claim ambientali proposti dalle maggiori società quotate in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, 2.179, pari a circa il 98%, presentano almeno un elemento di criticità. Non è detto che siano falsi, ma non sono immediatamente verificabili.
Per Daniele Pernigotti, direttore di Carbon Footprint, programma di comunicazione delle riduzioni di emissioni, l'entra in vigore delle nuove norme "sarà un terremoto. Il greenwashing era già perseguibile, e in Italia abbiamo avuto casi importanti. Dal 27 settembre, però, alcune condotte vengono individuate direttamente dal legislatore. Quello che finora emergeva attraverso singoli procedimenti e casi che facevano scuola per tutti, è destinato a diventare un tema di applicazione molto più sistematica".
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