“Qui nessuno è straniero”. A Genova la polizia rimuove lo striscione dei bambini contro il decreto Valditara. Sul posto Salis: “Chiesti chiarimenti alla Questura”
“Qui nessuno è straniero”. Lo avevano scritto in diverse lingue i bambini della scuola primaria Daneo, nel centro storico di Genova, su uno striscione preparato ieri insieme a genitori e insegnanti e appeso al cancello dell’istituto. Una risposta antirazzista, a misura di bambino, al conflitto politico aperto dal nuovo decreto sulla scuola e dal tetto agli studenti stranieri. Questa mattina, proprio mentre davanti ad altri istituti gli studenti contestavano la natura discriminatoria del provvedimento, due uomini, armati, hanno staccato lo striscione davanti ai bambini che stavano entrando a scuola, strappandone una parte.
“Sono arrivati due signori, senza identificarsi, con le pistole nella fondina, si sono arrampicati sul cancello e hanno iniziato a strappare bruscamente lo striscione”, racconta a ilFattoQuotidiano.it Chiara, mamma di due alunni della Daneo. Genitori e insegnanti hanno chiesto spiegazioni mentre, raccontano le persone presenti, alcuni fratellini dei bambini già entrati in classe si sono spaventati e hanno iniziato a piangere. I due si sarebbero qualificati soltanto come poliziotti mandati dalla Questura. “La cosa che ci ha scioccato più di tutto è che non ci sia stata neppure una domanda per capire perché quello striscione fosse lì prima di fare un gesto così violento”.
In un comunicato la Questura spiega che “personale dipendente impiegato nell’ordinario servizio di controllo del territorio in abiti civili” ha proceduto “d’iniziativa” alla rimozione dopo una segnalazione proveniente dalla sala operativa della Polizia locale. È quanto di più vicino a delle scuse potesse uscire dagli uffici, dove trapela forte imbarazzo per l’accaduto. La questora ha disposto “immediati approfondimenti interni sulle ragioni dell’intervento”. Resta quindi da capire cosa abbia fatto scattare la segnalazione. La Daneo è a due passi da Palazzo Tursi, sede del Comune, e tra i genitori si ipotizza che la richiesta di rimozione possa essere partita da un esponente politico dell’opposizione. A rendere ancora meno comprensibile l’intervento, ricordano le famiglie, c’è un precedente: nello stesso punto, per mesi durante lo scorso anno, era rimasto esposto uno striscione dedicato ai bambini di Gaza senza che nessuno pensasse neanche lontanamente di rimuoverlo, com’è ovvio che sia.
“Questo è bullismo”, dice Chiara. “Il cartello lo avevamo preparato ieri, con docenti e bambini. Abbiamo preso una posizione contro il nostro governo. Chiunque poteva farne un altro e dire ‘non ci sto’, ma un’azione simile davanti ai bambini è inaccettabile“. E torna soprattutto sulle modalità: “Come facciamo a spiegare ai bambini che tutto il lavoro che abbiamo fatto, in più lingue, è stato strappato? E perché, per cosa?”. Lo striscione è stato rimesso al suo posto. Alla Daneo sono arrivate prima l’assessora ai Servizi educativi Rita Bruzzone e poi la sindaca Silvia Salis, che ha incontrato bambini, genitori e personale scolastico. “Abbiamo chiesto chiarimenti in Questura, è un gesto che ha spaventato i bambini e sono qua per questo”. Gli stessi alunni le hanno detto di voler scrivere alla presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica “perché la scuola deve rimanere per tutte e tutti”. Per Salis sono proprio i bambini, nella loro semplicità, a dire “quello che la politica non riesce a dire”, mentre il dibattito nazionale descrive a suo giudizio “un Paese che non esiste più da anni”. “La realtà sono questi bambini e queste bambine con le loro differenze, le loro storie diverse, la loro provenienza diversa e il fatto di far parte tutti della Repubblica italiana”.
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