Recuperata in acqua perché non reagiva agli stimoli, poi curata per due mesi. La tartaruga “Ruga” liberata in mare: “È tornata a nuotare nel suo habitat”
È tornata in mare dopo quasi due mesi di cure la giovane tartaruga marina “Ruga”, una Caretta caretta di circa 5-6 anni recuperata nelle acque di Policoro, in provincia di Matera. La liberazione è avvenuta il 14 agosto, a poca distanza dalla costa. Ruga è stata accompagnata al largo dopo il periodo trascorso al Centro Recupero Animali Selvatici Provinciale di Policoro, all’interno dell’Oasi Wwf del Bosco Pantano, dove è stata seguita e alimentata dai veterinari.
Quando è stata recuperata, all’inizio di giugno, le sue condizioni avevano fatto pensare a un problema di salute. La tartaruga era stata individuata in mare e non reagiva agli stimoli né ai rumori dell’imbarcazione che si era avvicinata per soccorrerla. Una volta portata al centro, però, è emerso che non presentava particolari sintomi. Secondo quanto riportato dal Corriera della Sera e ricostruito dai soccorritori, potrebbe essersi trattato di un comportamento naturale chiamato sunning. Le tartarughe marine, essendo animali a sangue freddo, utilizzano infatti il calore del sole per contribuire alla regolazione della temperatura corporea e al funzionamento del metabolismo.
Dalle cure al ritorno in mare
Dopo le settimane trascorse al centro, per Ruga è arrivato il momento di tornare nel suo ambiente naturale. La tartaruga, che ha un carapace di circa 23 centimetri, è stata trasportata fino alla costa all’interno di un contenitore, avvolta in asciugamani bagnati per mantenerla nelle condizioni adeguate durante il trasferimento. Prima del rilascio è stata applicata una targhetta sulla pinna, utile a identificarla e a conservare informazioni sulla sua storia clinica. Il ritorno in acqua è avvenuto durante un’uscita in mare organizzata nell’ambito di “Le Vele del Panda”, progetto del Wwf Italia dedicato alla navigazione e al monitoraggio della fauna marina del Mediterraneo.
Raggiunta una distanza di circa 200 metri dalla riva, Ruga è stata nuovamente messa in acqua. Prima di allontanarsi, però, ha mostrato chiaramente di non gradire più la permanenza fuori dal mare: ha iniziato a dimenarsi, fino a quando è arrivato il momento di lasciarla andare.
“Ruga è tornata a nuotare in mare aperto. Il suo habitat”, è il racconto di chi ha assistito alla liberazione. Ad accompagnare l’operazione anche Camilla Brambilla, biologa marina ed educatrice ambientale dell’Oasi di Policoro, impegnata nelle attività di sensibilizzazione e monitoraggio dell’ambiente marino. Per Ruga, dopo settimane di cure e alimentazione controllata, si è così chiuso il periodo di recupero. La targhetta applicata sulla pinna permetterà eventualmente di riconoscerla in futuro e di seguire le sue condizioni nel caso venga nuovamente avvistata.
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