L’analisi – I 5Stelle e il metro-Bersani: dal “vaffa” in streaming a uomo a cui “dobbiamo molto”
Sono passati 13 anni, ed è cambiato il mondo. E per inciso, sono cambiati anche i Cinque Stelle. Una mutazione riassunta da due scene. La prima è quella quasi lite in streaming del 27 marzo 2013 tra l’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani e gli allora capigruppo alla Camera del Movimento Roberta Lombardi e Vito Crimi, un corpo a corpo in cui un affaticato Bersani non riuscì a convincere i due grillini di ferro a dare l’appoggio al suo governo, rimasto poi solo sulla carta dopo la famosa “non vittoria” nelle urne del mese prima. La seconda risale a ieri, quando la vicepresidente del Movimento Vittoria Baldino, una donna che non ha paura di definirsi e mostrarsi progressista – dettaglio interessante, ha una figlia di nome Nilde – ieri lo ha detto dritto a Un giorno da pecora: “Se non si volessero fare le primarie, noi 5Stelle valuteremmo un terzo nome, e a me Bersani piacerebbe molto, gli dobbiamo tanto”.
Un pugno di sillabe che racconta la traversata nel deserto di Conte per portare il M5S che nacque contro tutti i partiti – basti ricordare l’invettiva di Grillo contro il “Pd meno elle” – nel centrosinistra, o meglio nel campo progressista, perché all’ex premier la parola sinistra non piace. Meglio non esagerare con il rosso per l’avvocato, che vorrebbe sempre prendere voti in quel luogo piuttosto imprecisato dell’elettorato italiano definito centro. E che sa bene quanto l’aver collocato il Movimento in un campo definito abbia indispettito un pezzo della storica base dei 5Stelle, tuttora molto diffidente nei confronti del Pd. Tutto ciò premesso, resta Bersani. A suo tempo assolutamente scettico verso il Movimento, nel corso degli anni ha cambiato postura, sin da quando esortò la sinistra tutta a non esagerare con gli attacchi contro l’allora sindaca di Roma, Virginia Raggi. Così uno dei fautori del difficile abbraccio tra mondi opposti alla fine è stato proprio lui, che dietro le quinte ha propiziato e costruito anche l’ascesa di Schlein a segretaria del Pd. Non fosse per i suoi 75 anni, sarebbe il federatore perfetto. Ma di certo era e resta una carta di primo livello per il Quirinale, in caso di vittoria del campo largo nelle Politiche, assieme a un’altra figura stimata dai 5Stelle come Rosy Bindi. Perché il tempo può cambiare molto. E non c’è streaming che tenga.
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