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Friday, September 18, 2026

Macron prepara la Francia agli attacchi ibridi russi

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Macron ha convocato oggi all'Eliseo l'intero arco politico francese, leader di partito e futuri candidati alle presidenziali 2027, per parlare della minaccia russa che cambia pelle. Non un vertice di facciata: chiede al governo un piano vero per blindare infrastrutture critiche, industria tecnologica e siti della difesa da droni e cyberattacchi. Il riferimento al drone spuntato sui cieli di Lipsia (le autorità tedesche hanno accusato Mosca, che però nega tutto) serve a fissare un concetto: "nessuno è immune". Il metodo politico scelto da Macron è rivelatore dell’importanza del momento: coinvolgere anche l'opposizione, perché sulla sicurezza nazionale conviene costruire un fronte comune, soprattutto quando chi oggi è all'opposizione potrebbe governare domani.

Il 16 settembre von der Leyen aveva lanciato dal podio dello Stato dell'Unione l'idea di un Emergency Security Protocol: un meccanismo per difendersi dalle aggressioni esterne, calcato sul modello NATO delle consultazioni d'emergenza. Il principio è semplice: trasformare l'incidente di un singolo Paese in un problema di tutti, prima che sia troppo tardi per reagire. Accanto si stabilirebbe un European Security Council (per far sedere al tavolo anche UK, Canada, Norvegia e Ucraina) e un fondo per rafforzare difesa aerea, trasporti strategici e capacità cyber. L'obiettivo non è clonare la NATO, ma riempire lo spazio che la NATO da sola non coprirebbe: quello degli strumenti economici, normativi e politici.

“L’Europa ha bisogno di un proprio counter-hybrid playbook”, ha detto von der Leyen facendo riferimento ai falliti attentati di Lipsia. Il problema è che Bruxelles dispone di strumenti diversi per reagire a singoli incidenti, ma non di una procedura politica condivisa che faccia scattare rapidamente una consultazione tra i 27 quando un attacco resta sotto la soglia della guerra. 

Il giorno precedente il Parlamento europeo aveva approvato le raccomandazioni sullo "European Democracy Shield". Nel testo si chiede di rafforzare la resilienza democratica dell’Ue contro ingerenze straniere, disinformazione e minacce ibride, indicando la Russia come principale minaccia, e la creazione di un Centro Ue per la resilienza democratica

Quando si tratta di votare sulla sicurezza democratica, le trincee non sono quelle di maggioranza-opposizione, ma tagliano trasversalmente famiglie politiche e confini nazionali. L’esempio migliore viene proprio dall’Italia, i partiti della maggioranza che in teoria dovrebbero sostenere la politica estera del governo si dividono: Fratelli d’Italia e Lega votano no insieme a Roberto Vannacci; Forza Italia vota a favore così come hanno fatto Pd, i Verdi e Azione. A sinistra altra spaccatura: mentre la sinistra baltica vota a favore, quella francese e il M5S sono contro, Sinistra Italiana si astiene.

Mentre i riflettori sono su Parigi e Bruxelles, l'Italia ha varato già a maggio la ‘Nuova Strategia di Difesa Nazionale’. Il testo ridisegna la gestione delle crisi di sicurezza nazionale includendo esplicitamente la minaccia ibrida, e mette il CISR (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica) al centro della macchina decisionale, con il presidente del Consiglio come punto di convergenza politico. La vera novità è la "Strategia di sicurezza nazionale": non un piano militare, ma una cornice che unisce difesa, intelligence, cybersicurezza, protezione civile e politica estera, da aggiornare almeno ogni tre anni. Nelle crisi cyber il CISR si allarga al ministro per l'innovazione e al capo dell'Agenzia per la cybersicurezza; il premier può chiamare al tavolo chiunque serva, dalla Protezione civile ai vertici militari.

La retorica politica ha spesso presentato la ‘Nuova Strategia’ come uno "scudo immediato e impenetrabile", in realtà si presenta piuttosto come un documento programmatico. Solo per fare due esempi: il testo definisce la governance politica (il chi decide), ma non istituisce una vera e propria "control room" o una struttura tecnica integrata e fissa operante H24 per la gestione quotidiana dei flussi informativi multi-dominio. Mancano anche i decreti attuativi sulla facoltà di effettuare spese rilevanti, ad esempio la capacità di acquistare tecnologie d’avanguardia (come i sistemi anti-drone di ultima generazione) rischia di slittare in avanti anni. Esiste poi il forte rischio di una sovrapposizione tra la nuova catena di comando del CISR, le strutture già esistenti dell'ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), il Nucleo per la cybersicurezza e i comparti tradizionali di Intelligence (DIS, AISE, AISI). Il rischio concreto è un’infinita burocrazia proprio quando sono richieste decisioni ed azioni immediate.

Francia, Bruxelles e Roma stanno tutte facendo la stessa scoperta, con tempi diversi: annunciare una strategia è facile, farla funzionare no. Macron convoca i partiti, von der Leyen propone un protocollo, Roma vara una ‘Strategia’ che più che uno scudo è un organigramma. Il problema è sempre lo stesso: chi decide in dieci minuti quando un drone sorvola un aeroporto o una rete elettrica va in blackout? Se la risposta resta "lo stabiliremo con un decreto attuativo", l'Europa avrà scritto ottimi documenti proprio mentre imparava quanto costa la lentezza.

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