Nuova legge elettorale, caos su preferenze e tensioni fra Meloni e alleati: cos’è successo

Fratelli d’Italia avrebbe considerato di sostenere la proposta delle opposizioni sulle preferenze pure, ma dopo un vertice di governo la maggioranza si è ricompattata e ha approvato il proprio emendamento unitario in materia
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Prosegue il percorso della legge elettorale in Parlamento, pur con qualche scossone nella maggioranza. Giovedì il centrodestra ha respinto gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure e ha approvato il proprio emendamento unitario in materia, che prevede anche i capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere sui sei nomi prestampati. Ma prima di questo, la giornata è stata scandita dalle tensioni legate al fatto che Fratelli d’Italia avrebbe considerato, almeno per qualche ora, di sostenere la proposta delle opposizioni sulle preferenze pure. E la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica: "Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile".
Le tensioni e la riunione di maggioranza
È giovedì mattina quando in Transatlantico gira insistentemente la notizia che FdI sta valutando gli emendamenti di opposizione sulle preferenze, uno scenario confermato in qualche modo dal sottosegretario Alberto Balboni secondo cui "il sub-emendamento è una provocazione, ma il tema c'è e non sarei contrario a soluzioni che amplino" le preferenze. Ma Lega e Forza Italia non sono d’accordo: o si vota compatti sull'emendamento su cui c'è un accordo o salta tutta la legge. A quel punto viene convocata una riunione di maggioranza con la ministra Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli sherpa, durante la quale FdI avrebbe avvertito chiaramente: "O passa questa legge elettorale o per noi si va a votare subito, anche a novembre". "Votiamo la legge ma così come l'abbiamo concordata", avrebbero replicato Carroccio e FI, facendo muro e minacciando a loro volta irrigidimenti su altri dossier. Poi le divisioni si appianano e la maggioranza fa sapere che voterà compattamente contro gli emendamenti dell'opposizione. L'obiettivo di Meloni, spiegano i fedelissimi della premier, era garantire la compattezza della coalizione in modo che gli alleati "si impegnassero a non fare scherzi alla Camera". Il terzo e definitivo passaggio a Montecitorio infatti desta qualche preoccupazione, tanto che è ancora in fase di valutazione la scelta di porre la questione di fiducia. Anziché vari voti a scrutinio segreto, ce ne sarebbe solo uno ma potenzialmente devastante se il governo dovesse andare sotto.
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I nodi della nuova elegge elettorale
Se le tensioni sulle preferenze sono rientrare, non mancano comunque altri nodi da affrontare. Fra questi le quote di genere: l'emendamento approvato dal governo fa saltare le quote previste per i capilista nel Rosatellum. Un tema che, in passato, aveva visto la protesta di diverse parlamentari, anche della maggioranza. E ancora il tema inserito nella norma per cancellare quella 'anti-cespugli' (con l’eliminazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio) che prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima in volta in Parlamento.
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Le critiche delle opposizioni
Quelle approvate sono preferenze "farlocche" con i capolista bloccati, dicono dai banchi dell'opposizione. Matteo Renzi rilegge in Aula un discorso di Meloni in favore delle preferenze e aggiunge: "Dovete vergognarvi". "Per non perdere la legge perde la faccia", commenta la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre Giuseppe Conte denuncia: "Nella legge truffa c'è anche una norma proteggi casta", dice parlando delle firme. "Un altro schifo di questa legge", attacca Riccardo Magi. Questa riforma è un "danno alla democrazia", denunciano da Avs.
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