Nadia Comăneci si racconta, 'in quei 10 ci sono tante cadute'
Amarcord e lezioni di vita: Nadia
Comăneci incanta il Festival dello Sport di Trento. Accolta dal
signore degli anelli, Juri Chechi, intervistatore d'eccezione,
la leggenda della ginnastica artistica ha ripercorso la carriera
e gli aneddoti più iconici che l'hanno resa immortale. A partire
dal celebre primo "10" della storia a Montreal '76: "Sentii un
gran boato, poi guardai il tabellone e dissi al mio team: 'Cosa
c'è di male nella mia routine?'". In realtà si trattava solo di
un limite tecnico del tabellone. Un punteggio perfetto ottenuto
ben sette volte, merito del 'Nadia's touch', spiega: "È un tocco
diverso dall'esercizio sui libri".
Dalla scoperta dell'allenatore Béla Károlyi che vedendola fare
la ruota fuori da scuola le disse "Tu adesso vieni con me in
palestra", al monito per i giovani talenti: "Tante volte sono
caduta, non pensate che in quegli 80 secondi possa essere sempre
tutto perfetto. Non ci sono solo 10, ma quei 10 sono il
risultato di tante cadute e di anni di impegno. Ho due salti che
portano il mio nome, ma arrivano da sbagli che ho poi
ricostruito. Imparate l'ABC, non passate dalla A alla C".
Non sono mancati i passaggi dedicati ai momenti complessi
della sua vita, dall'uso della sua immagine da parte del regime
fino alla drammatica fuga dalla Romania: "Ho sempre seguito le
mie intuizioni, sapevo sarebbe stato difficile, ma quando ho
preso la decisione sapevo che non sarei tornata indietro". I
retroscena più intimi saranno raccontati nel documentario
"Nadia", in uscita il prossimo anno.
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