Decreto scuola, Valditara: "Con Quirinale interlocuzione molto positiva"

A quattro giorni dal via libera del Consiglio dei ministri, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara torna sul decreto legge che introduce un tetto agli alunni stranieri nelle classi. Lo fa a margine di una visita alle scuole Faes di Milano, e il messaggio è netto: nessuno scontro con il Colle. "Non vedo alcun problema", ha detto, perché l'interlocuzione con il Quirinale "è stata molto positiva". Le ricostruzioni giornalistiche che parlano di un testo riscritto sotto pressione sono, per il ministro, "molto fantasiose". Le modifiche alla bozza sarebbero state "oggettivamente molto marginali".
Valditara descrive il provvedimento come "molto equilibrato", pensato per favorire l'integrazione e "contrastare le classi ghetto". Poi ripropone l'immagine già usata nei giorni scorsi: l'obiettivo è evitare "l'Alabama degli anni 50", quella delle scuole separate per bianchi e neri.
Cosa prevede il decreto
Il decreto riguarda la distribuzione nelle scuole degli alunni stranieri che non conoscono l'italiano. Il testo finale sembra puntare a stemperare le polemiche e a rassicurare il Quirinale, soprattutto sui due punti principali. Il perno della misura è il tetto del 30%. Il provvedimento trasforma in norma cogente un limite che finora era solo un parametro di indirizzo, e dà agli uffici scolastici gli strumenti per distribuire gli alunni in base alla reale capacità comunicativa. Viene inoltre valorizzato il ruolo di coordinamento degli Uffici scolastici provinciali rispetto alle scuole del territorio.
Il ministro insiste su un punto: il criterio non è la cittadinanza. Secondo Valditara è "puramente linguistico" e vale anche per i cittadini comunitari: un ragazzo polacco che non conosce l'italiano faticherebbe a integrarsi. La misura riguarderà da quest'anno i nuovi arrivi e, ha assicurato, "non disarticoliamo le classi". Nell'assegnazione della scuola dovrebbero contare anche i criteri di prossimità e vicinanza.
Il nodo del Quirinale
Le tensioni sono nate nelle ore precedenti al Consiglio dei ministri. Gli uffici del Quirinale e quelli del ministero hanno lavorato per limare il testo. Secondo diverse indiscrezioni di stampa circolate in quei giorni il presidente Mattarella non avrebbe gradito il provvedimento. Ma il ministro ribatte con le parole del Capo dello Stato: ad Amatrice Mattarella ha detto che la scuola non deve creare ghetti. Per Valditara, limitare la concentrazione in una stessa classe di chi parte con uno svantaggio educativo va proprio nella direzione indicata dal presidente.
Il ministro ha anche risposto a chi ha ricordato le circolari sul tema firmate in passato da Mattarella, quando era ministro dell'Istruzione. Quelle circolari, ha detto, erano raccomandazioni non vincolanti e per questo spesso non venivano applicate, mentre una legge ha valore cogente.
Le critiche delle opposizioni
Sul merito la partita resta aperta. Valditara ha respinto le critiche dell'opposizione, accusandola di difendere un modello che avrebbe prodotto discriminazioni e favorito le classi ghetto. Per i sindacati questo decreto è "solo propaganda". Le obiezioni riguardano soprattutto l'efficacia di un tetto numerico, le risorse per l'insegnamento dell'italiano e la sostenibilità pratica dei trasferimenti degli studenti in eccesso. Al momento non risulta quantificato l'importo degli stanziamenti per il potenziamento linguistico.
Anche il paragone con l'Alabama degli anni Cinquanta, scelto dal ministro per rivendicare la finalità antisegregazionista del decreto, è destinato a far discutere. Lo stesso ministro lo usa per rovesciare l'accusa: ghetto, per lui, è la classe in cui gli alunni con difficoltà linguistiche vengono concentrati, non il tetto che li distribuisce.
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