Chi era Emma Bonino, la guerriera democratica

Mentre alle Politiche del 2008 si candida nelle liste del Partito democratico e diventerà vicepresidente del Senato. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, invece, sarà invece ministro degli Esteri del governo Letta. In occasione delle Politiche del 2018, infine, Bonino fonda e promuove +Europa di cui resterà presidente fino alla sua morte.
In giro per il mondo
Oltre agli incarichi istituzionali, nel corso della sua lunga carriera politica la leader radicale è stata anche capace di distacchi e periodi “sabbatici”, come quando decise, nei primi anni duemila, in piena emergenza terrorismo, di trascorrere parecchio tempo in Egitto dove diventerà Visiting Professor presso l’Università Americana del Cairo. Nel gennaio 2004, dirigerà invece il processo politico che porterà alla Conferenza Intergovernativa Regionale di Sana’a sulla democrazia, i diritti dell’uomo e il ruolo della Corte Penale Internazionale (già dal 1993 aveva condotto campagne per l’istituzione dei Tribunali Penali Internazionali per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda post genocidio).
Il sodalizio con Pannella
Anche se il vero filo rosso della sua militanza politica è stato il lungo sodalizio con Marco Pannella. Una vita in simbiosi suggellata nel 1976 quando Bonino, capolista radicale in molte circoscrizioni, viene eletta alla Camera a soli 28 anni proprio con Pannella, Mauro Mellini e Adele Faccio. Seguiranno mille battaglie, lotte, proteste, digiuni. Tante volte si è parlato di un loro amore, sempre smentito, alternativamente alle incomprensioni e, a tratti, alla rivalità. È nota la freddezza di Pannella quando Bonino si candida al Quirinale, nel 2013, o quando Marco, nel 2015, “scomunica” l’amica Emma via Radio Radicale: “Tunisia, Marocco... Emma Bonino corre da una parte all’altra. Si comporta come se non avesse nulla a che fare con i Radicali...”.
La verità è che tra due personalità forti, protagoniste di un’esperienza politica così intensa, non potevano esserci solo rose e fiori. Come scrisse giustamente il Foglio, qualche tempo fa: “La differenza tra i due leader radicali nasce dalle loro diverse impostazioni del rapporto con la politica e con il potere. Pannella ha sempre pensato al ruolo radicale come quello di un lievito destinato a dare risultati attraverso l’influenza che esercitava sulle formazioni politiche esistenti. Bonino ha puntato anche sulla capacità operativa e gestionale all’interno delle istituzioni.” E, come tale, capace anche di ripensamenti, più flessibilità e meno integralismi, come successe nel 1998 quando in occasione del novantesimo compleanno dell’ex presidente della Repubblica, Giovanni Leone, Bonino volle incontrarlo per consegnargli una lettera di scuse (nel 1978 la leader radicale fu una delle principali animatrici della campagna mediatica, politica e giornalistica che portò alle dimissioni dell’allora presidente, sospettato di corruzione nel cosiddetto scandalo Lockheed).
L’eredità di Bonino
Più in generale, Emma Bonino, con la sua dipartita, lascia in eredità al paese almeno due insegnamenti importanti. Il primo: la capacità di condurre battaglie anticonformiste e spesso antisistema ma mai da posizioni antioccidentali o violente, anzi, sempre nel solco della migliore tradizione radicale e libertaria. Convinta, come disse in occasione della morte di Pannella, “che il senso delle istituzioni, delle regole e dello Stato di diritto servono maggiormente ai più deboli e fragili perché i potenti li ritengono spesso un intralcio ai loro interessi.”
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