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Saturday, October 3, 2026

Banca Ifis vende gli Npl: per i debitori potrebbe essere il momento di trattare

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Banca Ifis vende gli Npl: per i debitori potrebbe essere il momento di trattare

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Che ce ne frega di quello che succede alla banca? Tanto, ogni qualvolta le cose dovessero mettersi davvero male, qualcuno prima o poi interverrà. È accaduto molte volte negli ultimi quindici anni con banche entrate in crisi, attraverso salvataggi, risoluzioni, acquisizioni, interventi del sistema o procedure di risanamento. L’ultimo caso è Banca Progetto, uscita nel marzo scorso dall’amministrazione straordinaria dopo l’acquisizione da parte di una holding partecipata da Intesa Sanpaolo, UniCredit, MPS, Banco BPM e BPER.

Di questo capitalismo bancario nel quale le perdite difficilmente restano soltanto un problema di chi le ha generate ho scritto a lungo nei miei libri. Perciò oggi vorrei guardare il caso Banca Ifis da un’altra prospettiva: quella dei debitori.

Ifis, all’interno del progetto di risanamento della banca, ha deciso di mettere in vendita l’intero business dei crediti deteriorati (Npl). Parliamo di circa 1,5 miliardi di euro di valore contabile netto (NBV), prevalentemente concentrati nei cosiddetti small ticket unsecured: crediti di piccolo taglio privi di garanzie reali. In altri termini non ci sono immobili, titoli o denari a garanzia di quel finanziamento.

Il 24 settembre sono arrivate offerte non vincolanti da diversi investitori e la procedura è entrata nella seconda fase. L’obiettivo della banca è arrivare entro fine anno a un’offerta vincolante. Ed è qui che, per alcuni debitori, il problema della banca potrebbe trasformarsi in un’opportunità.

Un credito da 100 mila euro non vale necessariamente 100 mila euro. È una distinzione che il debitore spesso ignora. Esiste il valore nominale del suo debito ed esiste il valore economico che quel credito ha per chi lo compra.

Secondo gli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia, nel 2024 le sofferenze sono state cedute mediamente al 24,2% dell’esposizione lorda. Per quelle non assistite da garanzia reale il prezzo medio è stato ancora inferiore: 17,6%.

Attenzione: questo non significa che gli Npl Ifis saranno venduti al 17,6%, né tantomeno che ogni debitore potrà liberarsi pagando quella percentuale. Sarebbe una conclusione tecnicamente infondata. Significa però che nel mercato dei deteriorati la distanza tra credito nominale e prezzo economico può essere enorme. E proprio dentro quella distanza può nascere una trattativa.

Chi compra un portafoglio deteriorato non ragiona sentimentalmente. Non gli interessa punire il debitore. Deve massimizzare il rendimento dell’investimento: quanto recupero, in quanto tempo, spendendo quanto? Ed è qui che entra in gioco il turnaround patrimoniale del debitore.

Immaginiamo un’impresa o una persona fortemente indebitata che, attraverso operazioni reali, lecite, trasparenti e non pregiudizievoli per i creditori, abbia riorganizzato la propria situazione: vendita di immobili a valori congrui, destinazione delle risorse secondo le regole applicabili, ristrutturazione dell’attività, riduzione dell’indebitamento e conseguente diminuzione del patrimonio effettivamente aggredibile.

La precisazione non è formale. Spogliarsi artificiosamente dei beni per sottrarli ai creditori non è turnaround: è tutt’altra faccenda, e può esporre ad azioni revocatorie e ad altre conseguenze civili o, nei casi previsti dalla legge, penali. Ma quando il patrimonio si riduce legittimamente per effetto di vere operazioni economiche, cambia anche il valore del credito.

Se il nuovo proprietario dell’Npl si trova davanti a un debitore con poche attività aggredibili, un credito unsecured, tempi giudiziari lunghi, costi di recupero e una somma immediatamente disponibile per chiudere definitivamente la posizione, la domanda diventa brutalmente finanziaria: mi conviene inseguire 100 per anni oppure incassare 20, 30 o 40 oggi? Non esiste una percentuale valida per tutti. Ma esiste una logica economica.

Anzi, la cessione può creare una situazione paradossale. Il fondo che compra il credito a forte sconto potrebbe essere più disponibile della banca originaria a concedere un saldo e stralcio, proprio perché il suo rendimento non si misura sui 100 nominali ma sul capitale effettivamente investito per acquistare quella posizione.

Per questo i debitori Ifis con esposizioni unsecured dovrebbero osservare con grande attenzione la vendita in corso. Non per smettere di pagare. Non per occultare patrimonio. E neppure per improvvisare trasferimenti di beni quando il creditore è già alla porta. Ma per capire se esistono le condizioni per una ristrutturazione preventiva, legittima e documentata della propria posizione finanziaria e patrimoniale, seguita, nel momento opportuno, da una proposta transattiva sostenibile.

La differenza è enorme. Il cattivo debitore nasconde i beni. Il debitore in turnaround ristruttura legalmente il patrimonio, crea liquidità e negozia il debito sulla base del suo valore economico reale. Se la cessione degli NPL Ifis andrà in porto, per alcune posizioni unsecured potrebbe aprirsi esattamente questa finestra. E mentre tutti guardano cosa perderà Banca Ifis vendendo il portafoglio, forse qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi quanto potrebbe risparmiare chi, dentro quel portafoglio, deve ancora pagare.

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