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Sunday, November 8, 2026

Lele Mora ricoverato per un ictus a Roma: "Mi hanno strappato alla morte"

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Lele Mora è ricoverato da fine ottobre al Policlinico Umberto I di Roma per un ictus. L’ex agente dei vip ha raccontato al Messaggero il malore avvertito prima di uno spettacolo a L’Aquila, lo svenimento durante il viaggio in treno verso la Capitale e i cinque giorni trascorsi in terapia intensiva. Ora lo attende una lunga riabilitazione, che, secondo quanto gli è stato riferito, durerà almeno sessanta giorni. Assistito dai figli Diana e Mirko, vorrebbe essere trasferito a Verona per stare più vicino alla famiglia

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Lele Mora è ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato colpito da un ictus. L’ex agente dei vip si trova in ospedale da fine ottobre e ha trascorso cinque giorni in terapia intensiva. A rendere nota la vicenda è Il Messaggero, che lo ha intervistato durante la degenza. «Mi hanno strappato alla morte», ha dichiarato Mora, ripercorrendo il malore avvertito durante una tournée teatrale e i giorni successivi al ricovero.

Il malore prima dello spettacolo a L’Aquila

Nel racconto affidato al quotidiano, i primi disturbi risalgono al 24 ottobre, quando Mora era impegnato al Teatro San Filippo, a L’Aquila. Prima di entrare in scena si era sentito male, ma aveva scelto di esibirsi ugualmente. A motivare la decisione, ha spiegato, era stato il rispetto per gli spettatori che avevano acquistato il biglietto di uno spettacolo che aveva registrato il tutto esaurito.

Il giorno seguente avrebbe dovuto raggiungere la famiglia a Verona, con un passaggio da Roma. Durante il tragitto verso la Capitale, però, ha perso conoscenza. «Sul treno per la Capitale sono svenuto. Poi il buio totale», ha raccontato, prima di descrivere il risveglio in ospedale.

I cinque giorni in terapia intensiva e le cure

Mora riferisce di essere rimasto per cinque giorni in terapia intensiva al Policlinico Umberto I. Descrive il risveglio come un momento particolarmente difficile, accompagnato però dalla consapevolezza di essere sopravvissuto. «Il risveglio è stato durissimo, ma sono felice di essere ancora vivo», ha detto al Messaggero.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, ad assisterlo sono state le équipe dei professori Giovanni Fabbrini e Francesco Pugliese. L’ex agente ha rivolto un ringraziamento al personale sanitario, soffermandosi sia sulle cure ricevute sia sull’attenzione nei suoi confronti durante la degenza. «Mi hanno aiutato a sentirmi meno solo in tutti questi giorni», ha spiegato, parlando dei medici e delle infermiere.

La riabilitazione dopo l’ictus

Il prossimo passaggio sarà il percorso riabilitativo. Mora ha riferito che, in base alle indicazioni ricevute, dovrà affrontare almeno sessanta giorni di riabilitazione. Resta da definire la possibilità di proseguire le cure più vicino alla famiglia.

Nel colloquio Mora ha richiamato anche la propria fede. «Se sono ancora qui lo devo solo a Dio», ha dichiarato, affiancando questo pensiero alla gratitudine per chi lo ha assistito in ospedale.

I figli e la scelta di mantenere riservato il ricovero

In queste settimane i figli Diana e Mirko si sono alternati al suo fianco, affrontando lunghi spostamenti per raggiungerlo a Roma. D’accordo con la famiglia, Mora aveva scelto di limitare le informazioni sull’accaduto ai parenti e alla cerchia più stretta. Una decisione mantenuta durante i giorni di degenza, prima dell’intervista al quotidiano romano.

Il periodo trascorso in ospedale, ha aggiunto, lo ha portato a riflettere sulla propria vita e sui rapporti familiari. «Di me possono dire quello che vogliono, ma nella mia vita ho fatto anche del bene, e tanto», ha affermato nel corso dell’intervista al quotidiano.

Tra le persone che gli sono vicine c’è anche don Felice, sacerdote conosciuto nella comunità Exodus di don Antonio Mazzi. Mora vi aveva prestato servizio a partire dal 2012, nell’ambito dell’affidamento in prova disposto dal tribunale di Milano dopo la condanna per bancarotta.

La richiesta di trasferimento a Verona

Originario di Bagnolo di Po, in provincia di Rovigo, Mora vorrebbe ora essere trasferito a Verona, dove si trova la sua famiglia. L’obiettivo è proseguire il percorso di cura riducendo la distanza dai figli, che finora si sono dati il cambio negli spostamenti verso la Capitale.

Il trasferimento, tuttavia, non è ancora stato definito. «Per il momento sto aspettando, ci sono difficoltà a trovare un posto su nel Veneto», ha spiegato al Messaggero. La richiesta rimane quindi in attesa della disponibilità di un posto, mentre Mora continua la degenza al Policlinico Umberto I.

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