A Praga sfilano in migliaia per difendere l'emittenza pubblica: indetto sciopero di 24 ore

Sono scesi in piazza in migliaia a Praga e in altre città della Repubblica Ceca studenti universitari e artisti in sostegno dello sciopero di 24 ore indetto dai lavoratori della televisione e della radio pubblica ceca. L'agitazione è nata in risposta a un piano governativo che prevede tagli ai finanziamenti, l'abolizione del canone e il trasferimento delle risorse nel bilancio statale. I lavoratori e i manifestanti hanno definito il progetto “un tentativo di minare l'indipendenza e la sostenibilità delle emittenti,” chiedendo al governo di abbandonare la riforma. Lo sciopero ha inoltre causato limitazioni nelle trasmissioni. I dipendenti dei media e i loro sostenitori hanno marciato dalla sede della televisione pubblica ceca fino a Piazza Venceslao, a Praga, dove migliaia di persone si sono riunite per appoggiare le loro rivendicazioni.
Lo sciopero intensifica lo scontro sul futuro di queste emittenti che, secondo un'indagine del Reuters Institute del 2025, risultano tra le fonti di informazione più seguite e attendibili del Paese. Il disegno di legge del governo ha superato un voto preliminare il mese scorso e attende ora un ulteriore dibattito in Parlamento. L'esecutivo guidato dal premier miliardario Andrej Babis, sostenuto dal partito di estrema destra "Libertà e Democrazia Diretta" (SPD) e dalla formazione euroscettica "Motoristi", ha più volte accusato i media, sia pubblici che privati, di parzialità. La riforma prevista dal governo include l'eliminazione del canone mensile di 205 corone (circa 9,43 dollari) pagato dalle famiglie, attualmente la principale fonte di finanziamento per le emittenti.
I partiti di opposizione hanno paragonato le modifiche proposte alle riforme attuate in Ungheria sotto l'ex primo ministro Viktor Orban, alleato di Babis, il quale, durante i suoi 16 anni al potere, ha creato un vasto sistema di media favorevoli al governo. Secondo i critici, il passaggio dei finanziamenti al bilancio statale spezzerebbe il legame diretto tra i media e i cittadini che pagano il canone, rendendo le decisioni sui fondi vulnerabili a pressioni politiche. Un taglio del 15% ai finanziamenti, proposto nell'ambito di tale modifica, riporterebbe il budget nominale della televisione pubblica ai livelli del 2008 e quello della radio a quelli del 2005. I media hanno definito tali tagli insostenibili. Lunedì, Babiš aveva ribadito che il governo si sta limitando a mantenere la promessa di alleggerire l'onere finanziario per la collettività.
Manifestazione di dipendenti dell'emittente pubblica Ceca Television e di studenti in Piazza Venceslao a Praga ,03112026 (afp)
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